Amy Waldman.
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Nei confini di un giardino.
Parte 2.
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Titolo originale: The Submission. 2011.
Traduzione di: Cristiana Mennella.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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    Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
                   Fondazione Ezio Galiano 
                   http:\\www.galiano.it
          ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo quattordicesimo.
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Il Comitato in difesa di Mohammad Khan, il Fondo
in difesa di Mohammad Khan, la Lega per la protezione
di Mohammad Khan: a tutti mancava un ingrediente,
cio proprio Mohammad Khan. Non voleva compromettere
la sua indipendenza, non voleva caricarsi sulle spalle
nessuna associazione benefica, non voleva diventare
il cocco di qualche radical-chic, una Pantera Nera con
la barba al posto della chioma afro, ma quella gente si
mobilitava anche senza di lui, programmava conferenze
stampa, spettacoli teatrali, raccolte di fondi e seminari
in suo nome. E feste, compresa quella a cui Roi gli chiese,
o meglio gli ordin, di intervenire. La organizzava un
produttore cinematografico a cui Roi aveva progettato
la villa negli Hamptons. La gente vuole stare dove stai
tu, disse Roi, poi si sganci dall'invito appena Mo accett di partecipare.
La festa, in un appartamento immenso del Dakota Building,
con luci soffuse e soffitti alti, era una bolgia. Fiumi di
ospiti scorrevano senza posa in un'infilata di stanze, trasportando
con s Mo e Laila, vestita di un abito a petali
sovrapposti che la faceva assomigliare a una peonia rosa.
Sconosciuti staccavano Mo dalla processione per presentargli
altri sconosciuti e poi restituirlo, come un misero
ciottolo, alla corrente. Lo champagne veniva distribuito
per brindisi che nessuno riusciva a sentire.
Conosci Bobby, giusto? De Niro annu come per
dire s, e Mo fece altrettanto.
Sono stata una grande sostenitrice della causa palestinese,
gli disse una baronessa inglese in tono eloquente.
I palestinesi qui non c'entrano, disse qualcuno, captando
la conversazione.
Sempre i soliti disfattisti, alz gli occhi al cielo
Mariam Said.
Rosie O'Donnell stava ridendo proprio dietro di lui.
Sean Penn era ubriaco.
Sto sognando, pens Mo. Sto sognando che tutto questo
stia accadendo proprio a me. Non era diverso da come
immaginava la vita di Frank Gehry, di Richard Meier, o la
propria, se avesse raggiunto il loro livello. Solo che Meier
era proprio li, ad attendere come un discepolo di potergli
parlare. Il mondo funzionava alla rovescia. Si sentiva met
dio e met fenomeno da baraccone. Cerc la mano di
Laila, poi ricord che non era il caso. Russel Simmons si
infil nella mischia e lo spinse contro di lei. Laila sorrise
senza voltarsi a guardarlo. Mo immagin di essere a casa,
le loro dita che si allacciavano a letto.
Nastri verdi sbocciavano vivaci su abiti e baveri. Mo
bevve altro champagne e si avvi faticosamente verso le
finestre che davano sul giardino. Gli ammiratori lo bloccavano
per offrirgli complimenti inesatti o eccessiva solidariet.
Una donna con bicipiti che avrebbero fatto invidia
a Madonna gli chiese se qualcuno aveva comprato i diritti
sulla sua vita.
Non sapevo che fossero in vendita, prov a scherzare
Mo. Aveva alzato un po' troppo il gomito.
Conosco Shah Rukh Khan, un pochino, disse la signora.
Siete cugini?
Fratelli, disse Mo.
Sta scherzando, intervenne Laila. Khan  un cognome
molto comune in India. Anche da altre parti.
Mentre tornavano a casa in taxi, Laila lo guard e disse:
Non devi sfotterli, Mo. Quelle persone sono dalla
tua parte, anche se non ti piacciono. E non puoi lamentarti
se danno un'immagine falsa di te, quando poi tu sei
il primo a farlo.
La sbronza stava passando. Non ero io quello che hai
visto l dentro, dico in senso buono, rispose stanco. In
realt mi stavo divertendo. Ogni giorno sono diverso, Laila. Non sono la persona che hai conosciuto tre settimane
fa. Di questo passo, fra due settimane non sar neanche la
persona che conosci ora.  impossibile falsare l'immagine
di un oggetto in movimento.
Lo sguardo di Laila corse dalla sua bocca agli occhi.
Sottovaluti la tua solidit. Quella che ho visto durante
il nostro primo incontro. Per questo mi hai attratto
e probabilmente mi manderai al manicomio. Forse sarai
cambiato in superficie. Ma Mohammad Khan  rimasto
intatto. Sei come i tuoi alberi d'acciaio.
L'acciaio si spezza, l'acciaio si fonde, avrebbe voluto
dire lui, lo sappiamo benissimo. Invece le prese la mano.
Mentre era diretta al suo cubicolo in redazione, Alyssa
decise di fare tappa dal direttore. Di sicuro Chaz era l gi
alle dieci, con le maniche arrotolate, ad abbaiare ordini,
cazziare i giornalisti, sfottere la concorrenza, ingurgitare
caff nero, la sua immunit al dopo sbornia leggendaria
quanto le sue bevute.
Da un po' di tempo non la filava, e in quello sguardo
che evitava il suo, Alyssa si vedeva gi rimossa dal suo
spazio fisso sul giornale. La prima puntata della rubrica
era stata abbastanza provocatoria da assicurargliene
altre due, ma mancavano le esclusive, le notizie bomba.
L'ultimo pezzo era stato cos soporifero da strappare, letteralmente,
uno sbadiglio a Chaz, che l'aveva bocciato.
Le sue quotazioni erano in calo. La prima puntata della
rubrica le era valsa un'ospitata al programma di Bill
O'Reilly, che aveva registrato e rivisto tante di quelle
volte da saperla a memoria.
I musulmani sono una quinta colonna? aveva chiesto
O'Reilly.
Mi sembra una definizione un po' forte, Bill, aveva
risposto lei, il nome del presentatore come un confetto in
bocca. Forse una quarta e mezza? Lui si era sbellicato
dal ridere e poi le aveva detto che l'avrebbe invitata di
nuovo in trasmissione. Ma non era successo.
Chaz abbass la testa e prese il telefono vedendola arrivare,
poi lo riappoggi quando gli sembr che fosse passata
oltre. Ecco, era la conferma che la sua stella si era appannata.
Alyssa aveva sviluppato una sorta di tossicodipendenza
da notizie: all'inizio le leggeva e basta, poi aveva
cominciato a raccontarle, a scoprirle e infine era approdata
alla cocaina del giornalista: a costruirle. A viverle. La
prospettiva di andare in astinenza la fece sudare freddo.
Nessuno la salut mentre finiva di circumnavigare
la redazione, ma non c'era da stupirsi. Non aveva legato
con i nuovi colleghi; ce l'avevano con lei, ma del resto
sapeva che avrebbe reagito allo stesso modo, se fosse
stata al loro posto. Raramente una redazione festeggiava
l'ascesa di qualcuno, soprattutto dell'ultimo arrivato.
L'energia veniva spesa piuttosto per elaborare astruse
teorie sul perch del suo immeritato successo, eventualmente
comprovato da una successiva caduta. Non si era
mai sentita cos sola.
Dalla borsa estrasse, strofinandola tra le dita come fosse
una seta preziosa, la sua unica fragile speranza, il numero
del cellulare di Claire Burwell, frutto di un'altra costosa
cena offerta a quella checca di assistente della giuria. Lanny
stava conquistando sempre pi potere: curava i rapporti
con la stampa dopo il casino del monumento, e in quei
rapporti rientrava anche, chiss perch, il passarle le informazioni.
Incredibile che nessuno lo avesse scoperto: aveva
addirittura convinto Paul ad affidargli le indagini sulla
fuga di notizie, e poi aveva cominciato a spargere veleni
sui membri della giuria e svariati dipendenti.
Fece il numero di Claire, con nervosismo, e per poco
non le cadde il telefono quando lei rispose.
La signora Burwell?
S.
Sono Alyssa Spier, del Post. Odi, in quel momento,
il suo nome sibilante, il nome del suo giornale, tutte
quelle esse strascicate.
Silenzio.
Chi le ha dato il mio numero?
Un amico. Sono...
Nessun mio amico le darebbe il mio numero.
Non ho detto un suo amico. Alyssa continu. Mi scusi
tanto se la disturbo.
Che cosa vuole?
Vorrei parlare con lei del monumento, dell'assemblea
pubblica. Ehm... volevo un po' capire come la pensa...
Ha scritto un pezzo disgustoso su come la penso e
adesso vuole parlare?
Alyssa si scost il telefono dall'orecchio e pens: ma
vaffanculo, moralista che non sei altro. Hai sempre avuto
la vita facile vabbe', tolto che ti  morto il marito e ti
permetti pure di giudicarmi?
Magari potremmo incontrarci per una chiacchierata
senza impegno, disse. Cio, rester fra noi.
Non mi chiami pi a questo numero.
Aspetti! Alyssa tent il tutto per tutto. Un momento.
Chiamavo perch ho delle informazioni che potrebbero
farle comodo. Su Khan.
Ci fu una tormentosa esitazione all'altro capo del telefono,
poi Claire disse gelida: Perch le sue informazioni
dovrebbero interessarmi?
Perch, disse Alyssa, perch... potrebbero essere
esplosive, per le famiglie, e al suo posto vorrei essere
preparata.
Va bene, disse Claire, dopo un'altra pausa.
Malgrado il sollievo, Alyssa era stupita che Claire avesse
accettato di incontrarla, e s'insospett, come se avesse
posato il piede sull'unico listello marcio e sconnesso di un
impeccabile parquet. C'era qualche incertezza, qualche
punto debole. L'unico problema era che Alyssa non aveva
nessuno strumento per far saltare via quel listello: aveva
mentito dicendo di avere informazioni poco rassicuranti
su Khan. Prometti poco e poi sorprendi, le aveva sempre
detto Oscar. Lei invece aveva promesso notizie esplosive,
e aveva solo ventiquattr'ore per trovarle.
Smanett su telefono e computer finch non le fecero
male i tendini degli avambracci. Doveva esserci qualcosa
su Mohammad Khan da poter sfruttare. C'era sempre, su
chiunque. Ripart dai suoi contatti al dipartimento di polizia,
all'FBI. Era sulla lista nera dei terroristi? Sulla lista
nera dei passeggeri aerei? Su una qualsiasi lista nera di
musulmani sospetti? Niente, o almeno niente che qualcuno
volesse divulgare. Su quella donna, il suo avvocato,
c'era un sacco di immondizia, ma i blog si erano gi fiondati
sul verminaio dei suoi clienti: sospetti terroristi, imam
che abbaiavano in difesa dei palestinesi, clandestini senza
nome imparentati con le vittime dell'attentato ai quali
aveva assicurato una pioggia di quattrini. A ogni modo,
definirlo colpevole solo perch conosceva una tipa del genere
non sarebbe bastato a ottenere l'attenzione di Claire.
La redazione cominciava a svuotarsi. Quando Alyssa
guard fuori era gi sceso il buio. Mangi gli spaghetti di
ramen del distributore automatico, diversi dal contenitore
in polistirolo solo per qualche combinazione molecolare.
Il custode aveva gi cominciato a spingere il suo carrello
da lavoro e la sua tristezza fra il disordine della stanza, e
lei avvert una stretta al cuore pi profonda del semplice
panico.
Alle dieci usc dal giornale e attravers una citt congenitamente
cieca alla disperazione. Si prepar la frase:
Oscar, ho bisogno d'aiuto. Oscar, ho bisogno d'aiuto.
Lui aveva le migliori fonti di polizia. Perch doveva spartirle
con lei, una specie di ex amante attualmente in forze
alla concorrenza? Non lo sapeva, poteva solo sperare.
Era gi in lacrime quando lui rispose al citofono, e l'unica
cosa che riusc a biascicare tra i singhiozzi fu: Aiutami.
Le apr il portone lo stesso. Non le venne in mente
che forse non era da solo.
Alyssa, ti presento Desiree, disse Oscar riuscendo
ad apparire disinvolto malgrado fosse in boxer e maglietta,
come Desiree. Ha un problema di lavoro, spieg alla
ragazza. Ci lasci un momento soli? Era senza occhiali,
e Alyssa ricord la prima volta in cui aveva visto il suo
sguardo nudo, che per lei, forse, era stato pi importante
del suo corpo nudo. Ora per avrebbe dato qualunque cosa
per trovarsi di nuovo in redazione, ma era troppo tardi.
Mentre Desiree veniva confinata nell'alcova, Alyssa gli
confess il pasticcio in cui si trovava.
Cosa ti ho sempre detto? le chiese Oscar, il tono
solido, rassicurante, e impenetrabile come un muro.
 vero,  vero. Ma non so dove sbattere la testa. Ti
prego. Aiutami. Un modo per sdebitarmi lo trovo. Non
mi serve niente da mettere sul giornale. Solo uno spunto
per farla parlare.
Quand' cos potresti anche inventartelo.
Mentre Alyssa ci rifletteva, Oscar inforc gli occhiali e
la guard. Sarebbe come ingannarla, disse lei. Non
c' gusto, lo sai. Se uno comincia con questo andazzo, che
senso ha fare il nostro mestiere?
Oscar sollev un angolo della bocca, come se ammiccasse.
Brava: aveva superato la prova. Ignorando il rumore
della televisione in camera da letto e la donna che la stava
guardando, Alyssa fantastic per qualche istante su un ritorno
di fiamma. Il fatto che lui le concedesse quella briciola
serv solo ad alimentare il suo sogno. Nel loro mondo
equivaleva a un gesto romantico.
Allora, la storia  questa, disse lui. Me ne ha parlato
un amico dell'FBI, che  stato a Kabul per un periodo,
ma  Marte, abbreviazione per talmente confidenziale
che  come se venisse da Marte. Poi la guard con occhi
minacciosi: Capirai perch non l'ho pubblicata, e non lo
farai neanche tu. Mi dai la tua parola?
La mia parola, tutto quello che vuoi. E annu.
Lei e Claire s'incontrarono dalle parti di Arthur Avenue,
nel Bronx. In campo neutro fra Chappaqua e Manhattan.
Chi mai le avrebbe riconosciute in un bar albanese?
Le pareti erano a specchio, i tavoli di marmo, le paste
rancide, l'espresso atroce. Un gruppo di vecchi incartapecoriti
giocava a domino a un tavolo, le tessere risuonavano
al posto dei discorsi. Tre ragazzi meditavano a un altro
tavolo, senza staccare gli occhi da Alyssa e Claire. Alle pareti,
poster di guerriere che brandivano kalashnikov. Lo
sguardo di Alyssa si ferm su quelle immagini: gli albanesi
erano... musulmani. Campo neutro s, ma mica tanto.
Con la vista appannata, studi gli zigomi alti di Claire
e gli occhi zaffiro, finch non si socchiusero diffidenti.
Perch siamo qui? chiese Claire, con freddezza.
Ho delle informazioni, ma non le dir niente se non
mi concede un'intervista, sbott Alyssa. Era cotta di
sonno, strafatta di caffeina e agitata da morire.
Non posso, disse Claire.  contrario al regolamento.
L'avevo gi avvisata.
Niente di ufficiale, insist Alyssa, qualcosa che le
permettesse di far passare l'opinione di Claire, anche se
proveniva da fonti bene informate o da un amico di
Claire Burwell.
Chi mi garantisce che le sue informazioni sono importanti? -
chiese Claire.
Si fidi di me, disse Alyssa, e tutt'e due sembrarono
imbarazzate.
Claire apr e richiuse il tovagliolino di carta.  un
vero schifo, o no? disse. Era una constatazione, non
una domanda. Alyssa non capiva a che cosa si riferisse.
Al giornalismo? Alla scelta del progetto? Alla caffetteria
albanese, che puzzava di copertura per il crimine organizzato?
Per un momento prov pena per Claire, costretta a
sporcare i suoi valori immacolati con il fango in cui sguazzavano
tutti gli altri.
Io la vedo come una cosa pratica, disse Alyssa, sperando
di avere un tono tranquillizzante. Aspett finch
Claire non bisbigli: E va bene, poi estrasse il taccuino.
 andato in Afghanistan, le disse. A Kabul.
Ma non  dove... inizi a dire Claire.
Ha minacciato l'ambasciata locale.
Cosa? fece Claire, incredula. Non pu essere vero.
Per era sbiancata. Alyssa le avvicin un bicchiere
d'acqua. Claire ne bevve un sorso. Dev'esserci una spiegazione, 
disse tremante. Come mai non si  saputo?
Come mai non lo hanno arrestato?
Non credo fossero minacce perseguibili, disse Alyssa.
La minaccia era nella scelta delle parole. Pi che esprimerle
in prima persona, ha appoggiato le parole di qualcun
altro. Sono casi difficili, se mettessero in galera ogni
islamico che fa discorsi antiamericani, le carceri sarebbero
piene. Scoppierebbero. Sto solo cercando di farle capire
come la pensa.
Nel lungo silenzio che segu, Alyssa divor il pasticcio
di carne che aveva ordinato, sperando di assorbire l'acido
che aveva nello stomaco, facendo intanto segno allo scostante
cameriere di portarle un altro espresso. Aveva ancora
il boccone in bocca quando Claire parl.
Lei  davvero spregevole, sta cercando di infangarlo, 
disse, storcendo la bocca con disapprovazione.
Alyssa si strinse nelle spalle. Non sto cercando di infangarlo.
Probabilmente non lo pubblicher neanche, 
disse, senza specificare che, come da accordi con Oscar,
non poteva proprio farlo, e che la notizia era stata ignorata
perch veniva da un architetto in gara contro lo studio
ROI per l'appalto della nuova ambasciata, evidentemente
ansioso di approfittarne. Le minacce erano un commento
buttato l da Mohammad Khan. Alyssa non sapeva cosa
avesse detto. Di solito erano gli afgani a denunciarsi a vicenda
per vendetta o tornaconto personale, aveva detto l'amico
di Oscar. Ecco perch gli era rimasto impresso che un
americano cercasse di pugnalare alle spalle un compatriota,
aggrappandosi al fatto che era musulmano. Alyssa non si
sentiva in colpa a rivelare solo una parte della storia. Falsificare
la realt era criminale; adattarla, una cosa normale.
Credevo potesse servirle per valutare la situazione, 
disse. E poi volevo parlare con lei, e mi  sembrata l'occasione
giusta. Perci adesso cosa vuole fare, si ferm
per estrarre il registratore dalla borsa, pensa di mantenere
la sua promessa o no?
Claire la fulmin con gli occhi. Perch registra tutto,
se non intende citarmi nell'articolo?
Per tutelarmi, disse Alyssa con tutta la sincerit che
aveva. E per tutelare lei.
L'intervista fu un disastro, come sono spesso quelle
condotte sotto ricatto. Sembrava quasi che Claire avrebbe
preferito consegnarsi ai teppisti albanesi. Il suo atteggiamento
era cos ostinato, le sue risposte cos striminzite,
che Alyssa temeva di non riuscire a cavarne un articolo.
Opt per la provocazione.
Lei si fida di Mohammad Khan?
Perch non dovrei? scatt Claire.
Be', mettiamola in altro modo, fino a che punto sa
come la pensa? A prescindere dal Giardino, se sia o meno
un paradiso dei martiri e sappiamo tutti che non ce lo
dir, anche se non capisco perch si rifiuti cosa ne pensa
Khan della jihad? Cosa ne pensa della presenza americana
in Afghanistan? E degli autori dell'attentato? Condivide
le varie teorie per cui il complotto sarebbe stato ordito
dalla nostra amministrazione? Pensa che l'America abbia
avuto ci che meritava?
Sono tutte cose ininfluenti, disse Claire.
Davvero? fece Alyssa. Ne  proprio convinta? Quindi
 ininfluente sapere se Khan sarebbe felice di veder saltare
in aria l'ambasciata americana? Sapere se per lui l'attentato
lo ha organizzato la CIA insieme al Mossad? Vorrebbe ancora
che costruisse il monumento in memoria delle vittime?
Perch non le fa a lui, tutte queste domande? ringhi
Claire.
Perch non sta per costruire un monumento a mio
marito, ribatt Alyssa, chiedendosi se cos dava l'impressione
di essere sposata.
Gli occhi di Claire si riempirono di lacrime, che per
non si mossero, come se sapessero stare al loro posto.
Non possiamo chiederglielo, disse con voce sommessa.
 vietato... Non sarebbe giusto nei suoi confronti.
Ma per lei  giusto? Alyssa ardeva di una sete laica,
dal desiderio di demolire quel ghiacciaio di donna, di
spingerla sempre pi all'angolo per metterla davanti alle
sue ipocrisie, all'assurdit la ridicolaggine della sua
posizione. Alyssa voleva veder crollare i principi di Claire
Burwell, e non si rendeva conto che quel desiderio la metteva
a nudo quanto Claire. Essere titolare di una rubrica,
cercare di influenzare moltitudini invisibili, non era roba
per lei. Ma usare le informazioni, le insinuazioni, e le domande
giuste per resettare una donna sotto i propri occhi,
quello s che era uno sballo potente e spaventoso.
Riesce a vivere senza conoscere la risposta a queste
domande? chiese.
Devo farlo per forza, bisbigli Claire. Aveva le mani
abbandonate in grembo, la testa un po' china. Era quasi
docile adesso, di fronte all'assalto di Alyssa, come se accettasse
il suo rimprovero.
O ha paura di conoscerla? E se Khan odiasse suo marito,
o tutti quelli come suo marito? Se odiasse anche lei,
la vedova miscredente? Possibile che in nessun caso lo giudicherebbe
inadatto?
Claire si raddrizz sulla sedia. Il suo sguardo torn
limpido. Legalmente, no. Moralmente non posso e non
voglio negargli ci che gli spetta per via di ci che potrebbe
pensare.
A maggior ragione dovrebbe chiederglielo! starnazz
Alyssa. Perch non lo fa? Lui non risponder mai a me o
agli altri giornalisti, ma lei  un membro della giuria, una
famigliare delle vittime, secondo me dovrebbe risponderle.
Non mi ha sentito? disse Claire con disprezzo. Serr
la mascella, strinse i pugni sul tavolo. Il malanimo la
stava trasformando in una donna diversa, non brutta ma
neanche bella. Non  giusto chiederglielo.
Questa  la linea di Khan, signora Burwell, il quale
sar certo felicissimo che lei l'abbia adottata. Ma ripeto:
davvero lei la pensa cos?
Claire annu, scosse la testa, annu di nuovo, strinse le
labbra come un bambino che non vuole mangiare e fiss,
come se le avesse appena notate, le donne armate di kalashnikov
alla parete.
L'autore dell'aggressione potrebbe non essere nuovo
a episodi di violenza contro le donne: il servizio verr
trasmesso alle undici.
L'anticipazione, su un canale di news locali, pass cos
tante volte che l'intervista, mandata in onda all'ora promessa,
fu quasi una delusione. L'ex moglie di Sean stava
dicendo che una volta lui l'aveva picchiata. Mi ha spinta
contro il muro e ho dovuto portare il tutore al braccio
per tre giorni... No, non so perch, ha perso la calma. La
perde facilmente, ormai lo sanno tutti.
Aveva i capelli diversi: corti, un po' punk, ossigenati.
Era sexy, anche se poco credibile. The Body, la chiamava
Patrick. Doveva aver venduto l'intervista. Irina non faceva
mai niente gratis.
 sempre stata una bugiarda, disse Eileen. Lei e Sean
erano sul divano, Frank sulla sua poltrona, dove aveva sonnecchiato
tutta la notte. Adesso era sveglio come un grillo.
Sean fece un sospiro profondo. Sta dicendo la verit.
I segni fisici del disappunto erano cos tenui in sua
madre che era facile lasciarseli sfuggire se non sapevi dove
cercare. Ma Sean li conosceva: la bocca pi sottile, le
orecchie che si spostavano indietro insieme all'attaccatura
dei capelli. Cio, non proprio tutta la verit. Sta esagerando.
Non c'era bisogno di usare il tutore, lo ha messo
solo per farmi sentire in colpa e non andare al lavoro. Ma
sta dicendo la verit.
Irina era un'ombra che non svaniva neanche di notte,
un errore passato che continuava a tormentarlo. Si erano
sposati pochi mesi dopo il primo incontro: in fretta e furia,
ubriachi, in municipio. Non in chiesa? era stato l'unico
commento di sua madre quando l'aveva informata. Un giudizio,
ma anche una curiosit, come se stesse valutando, con
la sua tipica e irritante lungimiranza, quanto sarebbe stata
dura troncare. Avevano passato i cinque mesi successivi a
sbronzarsi, fino al giorno dell'attentato. Mentre lui cercava
corpi, lei accumulava rancore, e quando lui rincasava lo
esiliava sul divano perch la sua nuova tosse insistente la
teneva sveglia. Straparlava sempre del capo, il padrone del
bar, diceva che era un cretino, si chiedeva se le mance fossero
aumentate o diminuite a causa della paura, dichiarava di
odiare sua madre. Nella nebbia della stanchezza lui l'aveva
vista chiaramente per la prima volta: una reduce da un'infanzia
difficile il cui istinto di conservazione era degenerato
in banale egoismo oltre che un'alcolizzata. Senza dubbio
era stato in grado di accorgersene perch, per la prima volta
da quando si conoscevano, era sobrio. Il desiderio inesauribile
che provava per quel culo tondeggiante, per quella
pelle burrosa si era trasformato in una specie di ribrezzo.
Quando Irina si era lamentata, per l'ennesima volta, che a
letto con loro c'era un morto, aveva sentito una morsa al
petto e l'aveva spinta contro il muro. Dopo, mentre la cullava
fra le braccia, non era riuscito a calmare il battito rabbioso
dei loro cuori. Avevano divorziato appena la legge lo
aveva permesso. Irina era rimasta nell'appartamento, che
una volta era di Sean.
Be', ci siamo tolti il pensiero, aveva detto sua madre.
Sean cerc di spiegare perch aveva messo le mani addosso
a Irina. Aveva mancato di rispetto a Patrick, 
disse, sperando che difendere l'onore del fratello avrebbe
controbilanciato quel gesto schifoso, ma si rese conto,
appena vide le orecchie della madre muoversi all'indietro,
che non era cos.
Patrick non avrebbe mai picchiato una donna, disse
Eileen.
Neanche quella l, soggiunse Frank.
Il secondo episodio di aggressione si verific a neanche
una settimana dalla manifestazione contro Mohammad
Khan. Un uomo in un centro commerciale di Queens si
avvicin a una musulmana che spingeva un passeggino, le
strapp il velo da dietro e scapp. Il terzo avvenne a Boston.
Il colpevole non fugg: aspett che la polizia lo arrestasse
per poter dichiarare ai media: Ho visto al telegiornale
quel tipo che lo faceva e ho pensato: bisogna avere
tutti lo stesso coraggio, bisogna che ci schieriamo. Altri
lo copiarono e vennero copiati da altri, e cos nel giro di
una settimana si arriv a pi di dieci aggressioni simili in
tutto il paese. Alcune donne non musulmane indossarono
il velo per solidariet ma nessuno le molest.
Un editoriale del New York Times defin Sean l'emblema
di una nuova, inquietante forma di intolleranza nel
paese. I cronisti gli telefonavano per chiedergli che effetto
facesse incarnare l'emblema di una nuova forma di intolleranza.
L'atmosfera in casa dei genitori divent gelida. Di
solito sono i musulmani a maltrattare le donne, gli disse
una sera Eileen quando lo vide entrare in cucina prima di
cena. Aveva le mani occupate da una teglia di pollo arrosto,
ma prima che lui potesse aprirle la porta a vento che
dava sul tinello, si gir e la spalanc con un colpo d'anca.
Quando l'FBI chiam per avvisare che avevano trovato
allusioni ostili nei suoi confronti tra i messaggi di certe
chat jihadiste, Sean ignor la minaccia ma approfitt volentieri
di quel pretesto per allontanarsi da casa dei genitori
per un po'. Non voglio metterli in pericolo, disse
a Debbie Dawson, sapendo che gli avrebbe trovato un posto
dove stare. Non si aspettava certo che fosse casa sua.
Aveva un appartamento superpanoramico nell'Upper
East Side, formato da due immobili che il marito aveva
unito prima di andarsene. Ci viveva con le tre figlie: Trisha,
diciotto anni, appariscente, col vizio di mostrare a
Sean le spalline del reggiseno, quando lo portava; Alison,
sedicenne e instabile; e Orly, a tredici anni ancora la piccola
di casa, sempre col broncio. Tutte e tre avevano il cartello
area deislamizzata sulla porta della loro camera: li
dentro Debbie non poteva parlare della causa, come la
chiamavano con disprezzo. Quando non gliele dava vinte,
minacciavano di sposare un musulmano.
A Sean pareva di essersi imbattuto nella versione sciatta
del Mago di Oz, visto che Debbie passava quasi tutta la
giornata in vestaglia. Appena le figlie uscivano per andare
a scuola, entrava nel suo mondo virtuale, aggiornando
ossessivamente il blog, mobilitando sostenitori e volontari
(due dei quali fungevano, all'occorrenza, da guardie del
corpo), scatenando le ire degli oppositori su internet. Stava
sempre attenta a farsi trovare docciata e vestita quando le
ragazze rientravano nel pomeriggio.
L'appartamento era al diciottesimo piano, e all'inizio
l'altezza elev anche l'autostima di Sean. Era la prima
volta che abitava a Manhattan, e aveva un bel po' di tempo
libero, dal momento che aveva temporaneamente affidato
a Joe Mullaney, il suo vice, la direzione del comitato.
Passeggiava per il quartiere cercando di sembrare uno
del posto. Ma non ci riusciva: era l'unico a non andare di
fretta. Nemmeno i bambini se la prendevano comoda. Un
pomeriggio pedin un fighetto con la carnagione da mediorientale
che gli ricordava Mohammad Khan. L'uomo
entr in un museo che scoraggi Sean con la sua brutale
facciata in cemento grigio, non solo perch gli sembrava
brutto ma anche perch sospettava che avrebbe dovuto
suggerirgli una bellezza che lui invece non coglieva, e si
rese conto con sgomento che era un ambiente molto pi
adatto all'architetto Khan.
Quando torn a casa, Debbie era uscita. Diede un'occhiata
al suo blog. La Debbie in burqa e bikini si accorse
che aveva usato l'effetto flou si era rimpicciolita per fare
largo a un nuovo post. stile americano sta dando asilo
A UN UOMO IN FUGA DALLA VIOLENZA POLITICA ISLAMICA,
diceva a caratteri cubitali. contribuisci subito con
una donazione! Quest'uomo  stato minacciato perch ha
avuto il coraggio di esprimersi contro la minaccia islamica
e contro Mohammad Khan. Adesso  dovuto fuggire da
casa. Gli stiamo dando da mangiare e un tetto sulla testa.
CONTRIBUISCI SUBITO CON UNA DONAZIONE!
Sarei io, quello? chiese quando Debbie torn con
le figlie.
Ti sto dando un tetto, disse lei. E bisogna che
queste ragazze prendano la laurea.
Ci pensa pap a farci prendere la laurea, disse Trisha.
Debbie guard la figlia maggiore con disprezzo. Le
donne devono avere l'indipendenza economica.
Quel blog, disse Trisha, arricciando il naso sbarazzino,
non ti dar nessuna indipendenza.
In una mite giornata d'autunno Paul convoc Claire a
Manhattan per un pranzo e una lavata di capo. La copertina
del Post la vedova vacilla lo aveva preso in
contropiede. L'articolo di Alyssa Spier non la citava
direttamente, certo che no, ma i fragili diversivi (Stando
ad alcuni amici, Claire Burwell  preoccupata dal comportamento
evasivo di Khan) puzzavano di copertura. Era
inviperito all'idea che Claire, in spregio alle regole della
giuria, avesse parlato con la stampa. Scandalizzato dal
fatto che avesse parlato con il Post. E se non era stata
lei personalmente, avrebbe dovuto risparmiarsi le esternazioni
agli amici.
Ho combinato un disastro, disse lei mentre il cameriere
le scostava indietro la sedia e la faceva accomodare a
tavola. Ti chiedo scusa, Paul.
E io che pensavo di doverti cacciare una busta in testa
e metterti a mollo per spremerti la verit, comment
sarcastico. Magari fosse altrettanto facile per i nostri
servizi segreti, raccogliere informazioni.
Comunque sono tutte bugie. Mi ha descritto in maniera
falsa. Continuava a provocarmi, per farmi dire che
secondo me Khan doveva uscire allo scoperto.
Per cui sei stata tu a parlarci, non i tuoi amici. Perch
proprio con una giornalista del Post, Claire?
Mi ha detto che aveva informazioni su Khan.
Paul alz le sopracciglia stupito. Cio?
 stato in Afghanistan, Paul, e...
S, lo so, fece lui.
Lo sai? Perch non ci hai avvisato?
Perch non ha nessuna attinenza. Ci  andato per
conto del suo studio.  del tutto legittimo, nessuno ci ha
messo in allarme.
Non  quello che lei... Alyssa Spier... ha detto.
Allora forse dovremmo assumerla al posto dei nostri
consulenti per la sicurezza. Che cosa ha detto, di preciso?
Che lui... in realt non mi ha dato molti particolari, 
disse Claire e arross, poi sembr arrossire perch era arrossita.
Adesso aveva un incarnato stupendo.
Paul aspett, invano, che aggiungesse qualcosa, poi disse:
Devi stare attenta, Claire. Tu sei una protagonista
importante, fra le pi importanti, di questa storia, e cercheranno
di manipolarti. Soprattutto adesso che questo
articolo ti fa sembrare una persona facilmente influenzabile.
Ti rimette in gioco.
Be', non sono affatto in gioco; la mia posizione non 
cambiata. Volevo solo sapere se c'era qualcosa da sapere.
Non puoi tenere il piede in due staffe.
Un vassoio di prosciutto e melone si pos in mezzo a
loro. Claire rimase zitta finch il cameriere non si allontan
con un inchino.
Che significa? chiese.
Non puoi dire che  sbagliato dubitare di Khan solo
perch  musulmano e poi essere la prima a non fidarsi.
Io non dubito di nessuno! Voglio solo sapere che cosa
sto difendendo. Non  stato facile schierarsi pubblicamente.
Se la sono presa con William...  stato sconvolgente.
La sua agitazione era palese; aveva le pupille dilatate.
E comunque mi piacerebbe sapere come mai il tuo
sostegno a Khan  diventato di pubblico dominio, disse
Paul. Anche l  stata Alyssa Spier a dare la notizia, o no?
Paul, non penserai che...
Ormai  difficile sapere cosa pensare.
Non sono stata io. Non mi importa che si sappia, anche
se detto fra noi avrei preferito di no. Ha limitato il mio
spazio di manovra. Secondo me sei stato troppo buono con
Lanny, dopo la fuga di notizie, aggiunse provocatoria.
Lui non raccolse, assaggi un pezzetto di melone e scost
il piatto.
Non hai fame? chiese lei, un po' troppo sorpresa.
Lui cerc di scherzarci sopra Sono un bersaglio troppo
grosso ma non c'era proprio niente da scherzare. Il
capo dell'opposizione in Parlamento, anche lui aspirante
alla presidenza, aveva bollato i giurati come simpatizzanti
islamici, promettendo di presentare una legge per bloccare
la costruzione del monumento firmato da Khan. La reazione
di Geraldine Bitman era stata poco rassicurante: Il
pericolo per l'America non  solo l'estremismo islamico, 
aveva detto. Ma anche l'ingenuo impulso ad anteporre
la tolleranza a tutti gli altri valori, compresa la sicurezza
nazionale. Mohammad Khan ci ha messo di fronte alla
nostra vulnerabilit. Paul aveva sempre pi difficolt a
raggiungere la sua vecchia amica al telefono.
Tutto quel clamore soffocava i suoi ripetuti e ragionevoli
tentativi di sottolineare come la giuria avesse scelto
fra una serie di progetti anonimi. Si vantava di difenderla
dagli attacchi, si accollava lo stress per dimostrare la sua
capacit di gestire il gruppo. Ma era una fatica. Un eccentrico
immobiliarista col parrucchino e un patrimonio inestimabile
aveva promesso di bandire un nuovo concorso
e finanziare la costruzione del progetto vincitore, anche
se nessuno era sicuro che avesse la liquidit necessaria. A
quella notizia un miliardario di hedge fund e fede progressista
aveva chiamato Paul per dirgli che si sarebbe assunto
una sostanziosa fetta dei costi del Giardino.
E tu credi di risolvere il problema cos?, avrebbe
voluto urlare Paul. Era arrabbiato. Credi sia giusto nei
confronti degli americani aggirare un processo democratico
mettendo mano al portafogli? Ma disse solo: Aspettiamo
di formalizzare la selezione, e poi ti ricorder la tua
promessa.
Oltre all'infinito frastuono delle notizie come l'antifurto
di un'auto che non voleva spegnersi ogni volta che
Paul accendeva il televisore si trovava davanti lugubri spot
pubblicitari contro il Giardino. Uno mostrava un gruppo
di invasati iraniani che scandivano Morte all'America,
palestinesi che tiravano sassi, donne che indossavano il
burqa, talebani armati di lanciagranate, leader terroristi
con barbe come tessuti impalpabili, esplosioni di bombe
nucleari, preghiere islamiche di massa, e ovviamente
Mohammad Khan, lo sguardo torvo sormontato dalla scritta
Salvate il monumento. Nessuno sapeva chi pagasse gli
spot, e cercando di risalire al gruppo che fungeva da prestanome
i cronisti erano riusciti ad arrivare solo fino al
numero di una casella postale nel Delaware.
Abbiamo dimenticato?, cominciava un altro, scritta
bianca su sfondo nero. Seguiva un montaggio delle immagini
e dei suoni pi strazianti dell'attentato: i corpi che
volavano gi, i messaggi disperati sulle segreterie telefoniche,
il panico nelle voci dei centralinisti addetti alle
emergenze, il primo fulminante crollo, poi il secondo, lo
tsunami di fumo che inseguiva i newyorchesi terrorizzati
per le strade strette, rimbombanti, le facce atterrite dei
testimoni, quelle stravolte degli orfani. Poi: La giuria
ha dimenticato, e un'immagine tenue ma inconfondibile,
quasi un ologramma, di Mohammad Khan. Noi no.
Ma la cosa peggiore, anche se detestava ammetterlo, era
l'essere preso di mira personalmente. Il Weekly Standard
aveva rimproverato il finora rispettabile presidente della giuria
per la selezione del monumento di non essersi espresso
chiaramente contro il paradiso dei martiri ideato da Khan.
L'acquiescenza di Rubin sottintende forse una mancanza
di impegno nella lotta contro la minaccia islamico-fascista?
Implica una solidariet con gli obiettivi del movimento?
In breve, sta con noi o con loro? chiedeva il
giornale. Vorremmo ricordargli la lezione che abbiamo
appreso nel 1938: la neutralit di fronte a una minaccia
esistenziale non  altro che passivit. Gradiremmo che
il signor Rubin fornisse qualche indicazione su come la
pensa.  giunto il momento di essere chiari, proprio come
Churchill. Leggendo questo articolo Paul si era accasciato
sulla sedia a capo chino, e somigliava a Churchill
solo per il doppio mento. Da allora aveva perso l'appetito.
Leggere l'editoriale del Weekly Standard non sar
certo stato un piacere, disse Claire.
Sorpreso che lei l'avesse visto non era la lettrice tipo
delle riviste di destra le lanci un'occhiata incuriosita.
Che altro dovrei fare la sera, se non documentarmi? -
chiese Claire con un sorriso autoironico.
Se stava cercando di fargli pena, ci era riuscita. Paul
la pensava spesso da sola i figli non contavano, non nel
senso in cui intendeva lui nella sua casa. Gli venivano i
brividi. Come molti uomini sposati da anni, non sopportava
il pensiero di stare da solo, figuriamoci la solitudine
vera e propria. Ogni tanto, nella sua fantasia, si vedeva
ballare il tango con una moglie pi giovane e bella, quasi
identica alla donna che gli sedeva di fronte, ma poi correva
subito a rifugiarsi nel porto sicuro di Edith. Ma se Edith,
facendo gli scongiuri, lo avesse preceduto nella tomba, il
suo periodo di lutto, per necessit, sarebbe durato poco.
Avrebbe dovuto risposarsi. Eppure ecco l Claire, due anni
interi da sola. Non sapeva se ammirare o diffidare della
sua forza.
Non  divertente, tutta questa storia, disse lei. A
volte vorrei solo che finisse.
Rimase di nuovo stupito. Ma Claire, se otterrai quello
che vuoi, se il Giardino verr costruito, non finir mai. Un
po' perch ci sar sempre qualcuno che continuer a battersi
contro Khan e il Giardino. E un po' perch il monumento
sar quello una volta per tutte. Qui non si tratta di
un esercizio ipotetico in cui dichiariamo vincitrice la tolleranza
e poi chi s' visto s' visto. Il Giardino, il progetto
di Khan: ecco cosa costruiremo. Ecco cosa devi volere.
Lo so, disse lei stranita. Voglio il Giardino esattamente
come prima.
Non ci credeva, ma prefer non insistere.
...
.
...
Capitolo quindicesimo.
...
.
...
Le ronde di autodifesa cominciarono a spuntare dopo
la terza o la quarta aggressione. In tutto il paese, giovani
musulmani battevano le strade dei loro quartieri, armati
di mazze da baseball, per minacciare e a volte picchiare gli
estranei che si avvicinavano troppo alle donne con l'hijab.
Perfino gli ebrei ortodossi che abitavano dalle parti di
Kensington cominciarono a tenersi alla larga, anche se, con le
loro mogli in parrucca e gonnone, difficilmente sarebbero
andati in giro a spogliare le altre donne.
Una sera Asma e i Mahmoud stavano guardando uno speciale
televisivo dal titolo La crisi del velo. Il signor Mahmoud,
come sempre, traduceva per Asma e sua moglie. Una certa
Debbie di Salviamo l'America dall'Islam (Mi sa tanto
che dovranno salvare noi dall'America, disse il signor
Mahmoud, con insolito umorismo) criticava le ronde di autodifesa.
Questa  dhimmitudine: i non musulmani non
possono pi mettere piede nei quartieri musulmani. Ma in
che paese viviamo? Difendeva gli aggressori delle musulmane.
In Iran, in Arabia Saudita, costringono le donne a
portare il velo, a sottomettersi. Qui siamo in America. Gli
uomini che strappano il velo alle musulmane compiono un
atto di liberazione.
Il signor Mahmoud sbuff. S, le nostre donne si sentono
cos libere che non mettono pi il naso fuori di casa.
Quella notte Asma rimase sveglia a pensare alle parole
del signor Mahmoud. Non erano poi cos esagerate: quasi
tutte le donne di Kensington che si coprivano il capo
non uscivano pi dal quartiere, a volte neanche fuori di
casa. La paura di vedersi togliere il velo, della violenza,
era troppo forte. Stavano diventando tutte invisibili come
Hasina, la sua dirimpettaia, che doveva obbedire ai Kabir
di questo mondo.
Il mattino dopo Asma indoss il suo salwar kameez
verde cocorita e si avvolse, pi stretta del solito, la chunni
intorno al capo. Chiese alla signora Mahmoud di guardarle
Abdul. Sulla bocca della signora Mahmoud spunt
un sorrisetto involontario, come sempre quando c'erano
novit in vista.
Faccio una scappata in farmacia, disse Asma. In realt
voleva avventurarsi fuori da Kensington e vedere cosa
sarebbe successo. O magari prendere la metropolitana
fino a Manhattan e capire che aria tirava. Scese i quattro
piani di scale e usc fiduciosa in strada.
Dopo un centinaio di metri avvert una presenza alle
spalle, troppo vicina. Si sentiva soffocare dall'angoscia.
Poi, vedendo che erano solo ragazzi del quartiere, tir un
sospiro di sollievo. Si ferm per lasciarsi superare, poi si
rese conto che stavano camminando con lei. Erano la sua
ombra.
Asalamu alaikum, disse.
Alaikum asalam, mormorarono tutti educatamente.
Non aggiunsero altro, lei nemmeno. Continuarono a camminare
insieme; insieme seguirono un percorso ad anello
nel quartiere. I ragazzi sei o sette in tutto la seguivano
a mezzo metro di distanza. Li scorgeva riflessi nelle vetrine
dei negozi: le fasce verdi in testa, i bastoni che due di loro
dondolavano. Erano bravi ragazzi, alcuni studiavano perfino
nelle scuole private della citt, dove bisognava superare
un esame di ammissione. I genitori sapevano che avevano
marinato la scuola? Svolt. Svoltarono anche loro. Anche
se fosse andata a piedi fino a Manhattan le sarebbero rimasti
incollati. Non sapeva pi di chi fosse prigioniera, sapeva
solo che la prigione era a prova di evasione. Alla fine
torn al suo palazzo. I ragazzi si strinsero alle sue spalle,
aspettando di vederla entrare.
Grazie, bisbigli, senza voltarsi a guardarli negli
occhi.
Con un gesto teatrale Issam Malik allarg a ventaglio i
prototipi della nuova campagna stampa sul tavolo della sala
riunioni negli uffici del MACC. Et voil! disse. Hanno
fatto un lavoro fenomenale. Acquisteremo spazi su sedici
quotidiani e sei riviste. O erano sette? E stiamo preparando
una rassegna stampa; forse anche una conferenza stampa.
Bisogna spargere la notizia. Se i giornali ne parleranno, sar
come avere dieci dollari di pubblicit gratis per ognuno
che ne sborsiamo. Funzioner col passaparola.
Possiamo uscire anche sul Post? chiese Laila.
Capisco che non  giusto pagare per rispondere ai loro
articoli al vetriolo, ma sarebbe il caso di parlare anche a
quei lettori, non solo ai progressisti.
Nel senso che  inutile fare da'wa fra i convertiti, 
ridacchi Malik.
Le loro chiacchiere sfumarono in sottofondo mentre
Mo fissava la propria immagine. Le inserzioni a tutta pagina,
incollate su cartoni che riproducevano il formato di
quotidiani, tabloid e riviste, gli ricordavano, chiss perch,
le sue foto delle elementari (venti per venticinque, dieci
per quindici, formato tascabile) allargate dai genitori sul
tavolo della sala da pranzo. Nella pubblicit, Mo era chino
su un tavolo da disegno, in camicia bianca stirata con
le maniche arrotolate. Aveva un'aria pseudo-seria, come
se stesse reclamizzando un orologio costoso o una carta di
credito, e stava disegnando, o fingendo di disegnare, su
un foglio bianco. Alle sue spalle incombeva il modello della
sede di una banca d'investimenti realizzata dallo studio
ROI. Gli sembrava di prendersi il merito di un'opera che
invece era collettiva.
Lo avevano fotografato nello studio ROI di mattina
presto, nel fine settimana, quando Mo sapeva di non trovare
nessuno. L'art director e il fotografo avevano preteso
che si togliesse gli occhiali, ripetendo che la luce riflessa
gli avrebbe dato un'aria poco rassicurante. L'istinto glielo
sconsigliava, eppure li aveva accontentati, anche se senza
occhiali si sentiva nudo, oltre che cieco. Lo avevano fatto
sedere al tavolo da disegno, malgrado avesse cercato di
spiegare che l'architettura moderna non poteva pi prescindere
dalla progettazione al computer e che non voleva
scatenare i commenti acidi degli aficionados del Cad, soprattutto
perch lo usava spessissimo anche lui, sebbene
con qualche riserva. Ma non c'era stato verso di convincerli:
volevano lo stereotipo, o per usare le parole dell'art
director, l'immagine archetipica dell'architetto.
L'imbarazzo di quel giorno era nulla in confronto a ci
che lo tormentava adesso. Lo slogan dell'inserzione recitava,
in un grassetto che saltava subito all'occhio: Un architetto,
non un terrorista. E sotto, a caratteri pi piccoli:
I musulmani come Mohammad Khan sono orgogliosi di
essere americani. Anche grazie a voi! A cura del Muslim
American Coordinating Council.
Senza descrivergli la campagna stampa, Malik gli aveva
vagamente assicurato che sarebbe servita a umanizzarlo.
Tutto il contrario: si sentiva un nuovo prodotto messo sul
mercato, un prodotto che forse si prestava egregiamente
anche a una raccolta fondi per il consiglio. Ma a preoccuparlo
non era tanto l'essere ridotto a un oggetto. Non era
forse dimostrato che la gente saltava facilmente le parole
pi brevi, mentre leggeva? Piccole parti del discorso tipo
un o, nella fattispecie, non. Tanti anni prima, a una
festa organizzata dai genitori di una sua ex, un eccentrico
professore emerito gli aveva dato un bigliettino che
recitava: i documenti decifrati sono frutto di anni di
STUDI SCIENTIFICI UNITI ALL'ESPERIENZA DI ANNI, e gli aveva
chiesto di contare le "d". Gliene erano sfuggite tre, tutte
della preposizione di. Fare quella figuraccia non gli era
piaciuto il professore era andato un po' troppo in visibilio
per le sue sviste, come se con quel semplice test fosse
riuscito a demolire lo stereotipo dell'indiano intelligente
cos Mo aveva conservato il bigliettino per anni, un
po' per avere la soddisfazione di vedere i suoi amici cadere
nel medesimo errore e un po' per ricordare a se stesso
di prestare pi attenzione.
Il punto era che, se toglievi dallo slogan certe piccole
parti gli articoli, le preposizioni restavano solo due
sostantivi. Architetto. Terrorista. Architetto-Terrorista:
tanto valeva farsi stampare un nuovo biglietto da visita.
E lui che si era preoccupato di passare per luddista agli
occhi dei colleghi.
Mo attir lo sguardo di Laila, cerc di segnalare il suo
disagio. Che cosa ne pensi? chiese mestamente. Laila
stava appoggiata al davanzale della finestra, a braccia conserte,
e lo guardava.
Credo che riscuoter parecchia attenzione, lo rassicur.
E credo che inquadri perfettamente la tua posizione...
di americano, di americano orgoglioso di essere
americano.
Quanto rimpianse, in quel momento, di aver chiesto
aiuto al consiglio. Issam Malik non gli era mai sembrato
cos viscido e falso. E poi ce l'aveva con Laila, che non se
ne accorgeva, o faceva finta di non accorgersene. Eppure
quando apr bocca riusc solo a dire: Ancora non mi
sono abituato al fatto di essere un personaggio pubblico.
Malik scroll le spalle. Non pensavo che bisognasse
abituarsi.
Laila rimase impegnata per tutto il pomeriggio, poi and
a una cena di lavoro, perci quella sera rincas molto
tardi. Si addorment prima che Mo potesse riprendere il
discorso della campagna stampa.
Lui non riusciva a chiudere occhio. Memorizz il ventaglio
scuro dei suoi capelli, la bocca carnosa, la voluttuosit
del suo corpo, perfino delle sue ossa. Sapeva che si sarebbe
tirato indietro dalla campagna stampa, e sapeva che
lei non avrebbe capito. E cos, mentre il mattino sorgeva
lentamente, Mo consider Laila sotto una luce pi severa.
Con il passare delle ore, cominci a sembrargli un po'
meno miracolosa, un po' pi intransigente.
L'appartamento era all'ottavo piano e i tetti del quartiere
sembravano galleggiare sopra la terra. Dalla strada gi in
basso rimbalzavano i rumori delle sirene, dei clacson e dei
motori, ma la loro sorgente era invisibile, come un fiume
che ruggisce dalle profondit di un canyon. Il ruggito divent
pi forte. Laila apr gli occhi. Sorrise. Lui storse la
bocca, di pi non riusc a fare, in cambio. Nella doccia le
pass la spugna sulla schiena e la strinse a s, prendendole
i seni fra le mani. Sotto l'acqua scrosciante, che escludeva
ogni altro rumore, erano al sicuro. Ma lei si divincol.
Mo, faccio tardi al lavoro.
Solo quando ormai era vestita e sorseggiava il t leggendo
una pratica, lui trov il coraggio.
Laila, possiamo parlare della campagna stampa?
Mmm? fece lei, senza mettere da parte le carte fino
a quando non sent: Non voglio farla.
Ora la sua attenzione era su di lui, concentrata solo su
di lui.
Lo slogan mi mette a disagio. Dicendo che non sono
un terrorista mi collega comunque al terrorismo.
Tu vieni gi collegato al terrorismo, Mo. Ogni volta
che uno di quegli spot passa in televisione. Non riusciamo
neppure a scoprire chi li finanzia. Non possiamo fare
nulla, le emittenti ci ridono in faccia quando minacciamo
di boicottarle, perch sanno che non abbiamo i numeri.
Perci devi contrattaccare. Almeno la campagna del MACC
ti fa vedere come architetto, e questa  un'immagine che
rester impressa nella mente delle persone.
Ormai quegli spot hanno gi fatto danno, disse Mo.
E qualche inserzione sui giornali non baster a rimediare.
Tra l'altro quello non sono io. Mi piace fare le cose in
un certo modo, e se ho partecipato al concorso per il monumento
invece di fare grandi dichiarazioni politiche, un
motivo ci sar. Lo so che avrei dovuto pensarci prima di
accettare, ma partecipando alla campagna del MACC mi presento
sostanzialmente come musulmano, quando invece
ho sempre detto che non mi definisco tale. Sembra che io
voglia tenere il piede in due staffe.
E non  cos? disse lei. Si alz da tavola, gli si inginocchi
accanto e lo guard negli occhi. Te ne vergogni?
Non era facile reggere quello sguardo serio. Ma no, 
rispose, solo che non mi entusiasma l'idea di diventare
strumento di una guerra di propaganda.
Come sarebbe a dire? La propaganda la fanno quelli
che vogliono spacciarti per un orco. Stanno creando un
clima pericoloso. La retorica  il primo passo; si arriva
all'imbarbarimento. Guarda la storia della Germania nazista.
Gli ebrei pensavano di essere tedeschi e poi, un bel
giorno, non lo sono pi stati. Adesso dicono gi che non
siamo americani come tutti gli altri. Fra un po' diranno che
bisogna fermarci, e poi andr a finire che ci chiuderanno
nei campi di concentramento.
Il pensiero di Mo corse per un istante a certe foto che
aveva visto dei giardini di Manzanar, il campo di concentramento
per i nippo-americani. Gli internati avevano deposto
sassi, scavato stagni, perfino scolpito rami e tronchi
di cemento. Avrebbe avuto la stessa tenacia? Si immagin
dentro i confini di un campo cinto di filo spinato, a tracciare
i margini di un piccolo giardino, a scavare canali,
piantare alberi...
Mo! Anche se stavano insieme da poco, Laila si
accorgeva quando lui partiva per il suo spazio onirico,
cos lo chiamava.
Secondo me ingigantisci il problema. Non mi piace
quello che dicono, ma hanno il diritto di dirlo. Non  giusto
nei loro confronti, insinuare che vogliano internarci
nei campi.
Non  giusto nei loro confronti! Laila si alz e camminando
disegn un riquadro all'interno del monolocale.
I tacchi degli stivali rintoccavano sul pavimento, si attutivano
sul tappeto e rintoccavano di nuovo, come se entrasse
e uscisse continuamente da un tunnel. Il tuo cervello
funziona come un caleidoscopio: basta ruotarlo e di colpo
tutto appare diverso. Sei cos razionale, Mo, che fai rabbia.
Dove ce l'hai, la passione?
Sei tu la mia passione, balbett lui. In gola aveva
come una rete, da cui filtravano solo parole piccole, inadeguate.
Lei lo fiss, poi port la caffettiera francese di Mo e la
teiera sul lavandino, e cominci a lavarli mentre parlava.
Gli dava le spalle e teneva il rubinetto aperto. Mo non la
sentiva bene. I miei erano arrivati qui da poco quando
presero in ostaggio quegli americani in Iran. Mia madre
ci raccomand di non dire da dove venivamo, di non farne
parola con nessuno. Eppure ci tocc cambiare scuola lo
stesso, perch mio fratello veniva preso di mira dai compagni.
Avevo appena compiuto otto anni, ma capivo che
la gente mi odiava a causa delle mie origini, anche se non
mi conosceva, e l'unico modo per evitarlo era rendermi
invisibile. Per un po' smisi di mangiare: pensavo sul serio
che sarei riuscita a scomparire, a non farmi vedere da nessuno.
Cos non avrebbero potuto giudicarmi n punirmi
per una cosa che non dipendeva da me.
Mo se l'era immaginata nei panni della bambina che
correva, agitando i pugni, a salvare il compagno vittima
del prepotente di turno. Non certo in quelli della bambina
perseguitata, ansiosa di scomparire. Piantala di lavare
i piatti, le disse con voce bassa, concitata. Questo
discorso  troppo importante.
Lei si asciug le mani, usc dal cucinotto e cominci a
cercare un paio di cerchietti d'oro che aveva lasciato sul
tavolo la sera prima. Per cui quello che succede in questo
paese non  una novit per me, continu. Ma ho deciso
che questa volta non mi render invisibile e non permetter
che siano gli altri a decidere chi sono. E di sicuro
non li lascer incarcerare o espellere qualcuno solo perch
 musulmano. Guadagnavo molti pi soldi allo studio legale,
ovviamente. Ma la carriera non contava pi di... erano
gli orecchini di mia nonna, spero di non averli persi...
Mo li aveva riposti nel portagioie. Li prese e glieli pass.
Il modo in cui Laila inclin la testa a sinistra e poi a
destra per indossarli, scrollandosi i capelli dall'orecchio,
gli ricord sua madre. Ma in un certo senso la tua carriera
 migliorata, le disse. Prima eri un semplice avvocato
di uno studio legale. Adesso hai un profilo molto
pi importante.
Lei gli lanci uno sguardo disgustato. S, infatti mi
danno della traditrice. Non hai afferrato il punto, Mo.
Cominci a infilare le sue carte nella ventiquattrore. Ero
disposta a rinunciare a qualcosa anche se pensavo che ne
avrei sofferto. Forse la campagna stampa non giover alla
tua carriera, ma ci sono cose che contano di pi. Con questa
campagna stampa tu definisci una volta per tutte la tua
identit. E dici che non permetterai a nessuno di mettere
in caricatura te o gli altri musulmani, che siano medici,
tassisti o ragionieri.
Un avvocato, non una terrorista. La battuta gli valse
solo un'occhiataccia. Scusa, ma perch non lo chiedete
a uno di quei medici o tassisti, di fare da testimonial?
Vuoi che un altro faccia quello che tu hai paura di fare?
Non ho paura, disse lui.
Allora partecipa alla campagna stampa. Fallo perch sei
americano, perch non ti piace quello che sta succedendo
in questo paese. Laila possedeva una sorta di trasparenza
mentale. Mo riusciva a leggerle in faccia, prima ancora che
lei parlasse, quando i suoi pensieri prendevano una nuova
direzione. Ti posso chiedere una cosa? disse Laila. La
barba, te la sei lasciata crescere quando eri all'estero?
S...
E poi hai lavorato al progetto, per quanto? Qualche
settimana quando sei tornato?
All'incirca, s, ma non vedo cosa...
Cos quando hai spedito la candidatura per il progetto,
avevi la barba gi bella lunga, tipo adesso.
Cap qual era la domanda successiva prima ancora di
sentirla. E nella foto che hai spedito insieme alla domanda...
Avevi la barba?
Un attimo di silenzio. Di vergogna. La tentazione di
raccontarle una balla.
No, niente barba. Avrebbe potuto dirle che non
era riuscito a trovare una foto pi recente, ma Laila aveva
ragione: non era stato quello il motivo.
Che tristezza, riusc solo a dire Laila. Aveva smascherato
senza difficolt il suo tentativo di spacciarsi per
un musulmano perbene solo quando gli conveniva; di
mostrarsi coraggioso o provocatorio solo quando pensava
di riuscirci, anche se a volte calcolava male. La prossima
volta te la taglierai, se te lo chiedono.
Quel tono implacabile gli bruciava e la sua mente si ribell,
divent aggressiva. Magari se lo portava a letto solo
per assicurarsi la sua collaborazione. Magari era in combutta
con Issam Malik.
Con chi hai cenato ieri sera? chiese.
Come?
Niente, scusa I suoi sospetti crollarono; il suo cuore
in qualche modo si arrese. La gelosia si annida nei recessi
dell'amore come i pipistrelli sotto un ponte. Allontanando
Laila, capiva ci che provava per lei.
Si era infilata un giaccone imbottito blu scuro e stava
avvolgendosi una sciarpa di seta bianca al collo.
Magari, se potessi svilupparla io la campagna stampa,
propose.
Per dire cosa?
Vuoi toglierti quel giaccone? disse invece di rispondere.
Non abbiamo ancora finito di parlare.
Ho appuntamento con una donna che ha il marito
in carcere da sette mesi senza processo, Mo. Dovrei darle
buca per continuare a parlare con te dei principi che ti
impediscono di agire in base a una questione di principio?
Sei ingiusta, Laila. Se il nostro... Se vogliamo che
quello che c' tra noi funzioni, devi accettarmi come sono.
E come, se non so bene chi sei? Si era fermata davanti
alla finestra, come se vedesse il panorama per la prima
volta. Quando si volt, nel suo sguardo c'era un lampo
rabbioso, non la scintilla viva del loro primo incontro.
Sai, quando ti sei fatto valere di fronte a tutto il paese,
mi sembravi cos coraggioso, non avevo mai visto un uomo
tanto sicuro di s. Stavi rischiando. Ma adesso capisco che
lo hai fatto per te: per il tuo progetto, per la tua reputazione,
per il tuo posto nella storia. Rischierai sempre per
te stesso e mai nell'interesse di un altro.
 solo una campagna stampa, Laila. Non distruggere
il nostro rapporto, quello che c' tra noi, solo per questo.
La campagna stampa non c'entra! Non diamo importanza
alle stesse cose. Devo andare. Ho bisogno di riflettere.
Afferr la valigetta e se ne and sbattendo la porta.
Il dolore gli gonfi il petto, sembr schiacciargli i polmoni.
Sapeva di non poter vivere come voleva lei. Per
neanche voleva vivere senza di lei.
Un'altra aggressione a una musulmana, la vittima ricoverata
in ospedale per lo shock, il figlioletto, che in
quel momento la teneva per mano, singhiozzante su tutti
i telegiornali. Il presidente degli Stati Uniti, che aveva
evitato di prendere posizione sul monumento, and
in televisione a chiedere rispetto e civilt, a dire che si
vergognava di quanto stava succedendo nel suo paese.
Defin un'epidemia il fenomeno che Sean aveva scatenato
col suo gesto.
Un'epidemia di buon senso, vorrai dire! sbott Debbie
davanti allo schermo. Stava leggendo, e correggendo,
il tema d'ammissione al college di Trisha, che si intitolava
Mia madre la sovversiva. Trisha aveva confessato a Sean il
timore di essere rifiutata dai college progressisti qualora
fossero venuti a sapere di chi era figlia. Cos aveva deciso
di scrivere un tema in cui raccontare ci che rispettava in
sua madre (Due anni fa era solo una casalinga che passava
le giornate a guardare le soap. Ma dopo l'attentato
 cambiato tutto. Le hanno chiesto di battersi per il proprio
paese. Si  messa a studiare...) e ci che le rendeva
profondamente diverse (A volte penso che cerchi la provocazione
a tutti i costi. Io credo nel dialogo). Debbie
condivideva quella strategia senza riserve, ma aveva cancellato
a guardare le soap e scritto a occuparsi di me e
delle mie sorelle.
Di nuovo il figlioletto singhiozzante: i canali satellitari
non si erano ancora stufati di mandarlo in onda. Sean rigir
il pugno destro nel palmo sinistro e occhieggi il mobile
bar di Debbie, sapendo che le ragazze avevano duplicato la
chiave. Non toccava pi un goccio dal giorno dell'attentato,
ma anche se la sobriet aveva i suoi pregi, non poteva
sfruttarla come alibi dei suoi sbagli. Strappando il velo a
quella donna non aveva affossato il progetto di Khan, anzi.
Aveva distolto l'attenzione dalla folla enorme che era
riuscito a mobilitare per contestarlo.
Mi ha chiamato, sai, disse a Debbie, che si volt a
guardarlo, in allerta.
Quella della manifestazione. Zahira Hussain. Cio,
non proprio lei in persona, mi ha chiamato Issam Malik,
quello del Consiglio islamico. Dice che se la incontro e le
chiedo scusa, la ragazza ritirer la denuncia contro di me.
Non disse che Malik voleva trasformare l'incontro in un
insegnamento. Sapeva gi come l'avrebbe presa Debbie.
Non chiederai scusa proprio per niente, disse Debbie.
Non a quelli l. Alla tua ex... d'accordo, ci mancherebbe,
chiedile pure scusa. Sean arross. Ma questo gesto
ha un valore simbolico, continu Debbie. Stanno cercando
un colpo propagandistico: un bravo ragazzo cristiano,
un americano, che si sottomette. L'ennesimo esempio
di Islam che trionfa Sull'Occidente. Mi pare gi di sentirli:
Gerusalemme. Costantinopoli. Cordova. Morningside
Heights... Hanno gli uffici l, giusto? Questa  jihad legale:
usano il sistema giudiziario per perseguitarti. Raccoglieremo
i soldi per un buon avvocato.
Stavo solo pensando di parlarci, disse lui.
Non ti azzardare a chiederle scusa, disse lei.
Tratta cos anche noi, ridacchi Trisha.
Siamo dhimmi, sospir Alison.
Non c' niente di male a parlare, disse Sean.
No, niente, ripet Debbie con aria assorta, guardinga.
Quelle del Sadi lo stavano aspettando quando il mattino
dopo arriv alla sede del MACC. Niente scuse! Niente
sottomissione! gridavano, capitanate da Debbie. I giornalisti
accalcati con le telecamere cominciarono a urlare
domande. Le femministe brandivano cartelli che dicevano
NESSUN PERDONO PER CHI MALTRATTA LE DONNE.
L'istinto gli diceva di fuggire. Strinse i pugni e si fece
largo.
Alyssa Spier gli si incoll addosso. Mi faccia entrare
con lei, bisbigli. Le serve un testimone per garantire
che non la raccontino in un altro modo. Ma all'ufficio
del MACC, Issam Malik la riconobbe e disse: No, no, no.
Ci incontreremo prima in privato. E quando lasceremo
entrare i giornalisti, la signorina rester fuori.
Avete chiamato i giornalisti? chiese Sean quando
Alyssa se ne and ingrugnata. Credevo fosse un incontro
privato.
Non si pu insegnare a una classe vuota, disse Malik.
Sean lo prese subito in antipatia. Entrarono in una sala
riunioni. Vide soprattutto uomini, pi qualche donna con
il velo. Tutti i toni del marrone. Sent la mancanza della
pallida Alyssa. Per la prima volta in vita sua era l'unico cristiano
e, a quanto pareva, l'unico bianco presente. Turbato,
cominci a cercare eventuali segni di pericolo quando
sent dire, da una voce allarmata nell'angolo: Che cos'ha
nella borsa? Tutti gli occhi corsero alla borsa da palestra
che portava a tracolla. Al mattino, quando era uscito
da casa di Debbie, ci aveva messo dentro tutte le sue cose
tranne il completo, che aveva indossato perch non si
sgualcisse. Sapeva che non sarebbe pi stato il benvenuto,
al ritorno dal consiglio.
Come? disse Sean.
Che cosa. C'. Nella. Borsa, scand Malik lentamente,
come se Sean non parlasse inglese. Due uomini si
alzarono.
Cazzo! disse Sean. Si pass le mani fra i capelli. Si
chin, apr la lampo della borsa e cominci a svuotarla sul
pavimento. Jeans, scarpe da ginnastica, magliette, felpa, rasoio
e schiuma da barba, Sports Illustrated, boxer e, confusi
fra i calzini sporchi, un paio di slip rosa. Di Trisha. Li
sollev. Pens di giustificarsi. Si erano mischiati con i suoi
panni nell'asciugatrice.  maggiorenne. E comunque non 
successo niente. Inutile: tanto non sapevano dov'era stato.
Silenzio. Gli uomini si guardavano. Le donne guardavano
a terra. Nessuno voleva guardare Sean o la sua roba.
Alz gli occhi al soffitto. Mi sono portato dietro i
vestiti perch ho dovuto andarmene da dove stavo, disse.
Gli bruciavano gli occhi. Me ne sono andato perch
oggi venivo qui e loro non erano d'accordo. Sono senza
casa perch oggi sono venuto qui, aggiunse, esagerando
un po'. E voi credete che sia entrato con una bomba?
Con una pistola, disse qualcuno a bassa voce. Pensavo
avesse una pistola.
La gente... noi... siamo nervosi, disse Malik. C'
molta tensione in questo momento. Si respira un clima di
violenza che anche lei ha contribuito a creare. Noi non
la conosciamo affatto. Lei ha messo in piedi una manifestazione
in cui sono state lanciate minacce di morte. Ha
strappato il velo a una donna. Chiss di che altro potrebbe
essere capace.
Macch capace, io non sono capace di niente, pens
Sean. Estrasse di tasca il portafogli, lasciando piovere degli
scontrini, e tir fuori una piccola foto di Patrick in alta
uniforme. La sollev. Tutti si allungarono a sbirciarla.
Questo  mio fratello. Mio fratello che non c' pi. Lo
hanno ucciso. I musulmani. Cristo! Perch  cos difficile
fare la cosa giusta?
Mi dispiace, disse una ragazza. Sean la guard. Non
avrebbe saputo riconoscere il suo viso tra tanti, ma il velo
rosso s, quello lo conosceva. Si era visto anche troppe
volte, mentre allungava la mano per strapparlo. Non era
certo un caso che lo indossasse anche in quel momento.
Ha soltanto quel velo? le chiese.
Come, scusi?
Porta lo stesso velo dell'altro giorno. Mi ha preso per
un toro, che appena lo vedo divento matto?
Non mi ero resa conto...
Ha detto che si scusa? E di che? Sono io quello che dovrebbe
chiedere scusa, ricorda? Non  per questo che sono
qui? Perch cos potrete umiliarmi, costringermi a inchinarmi,
a baciarvi l'anello?
Nessuno l'ha costretta a venire, disse lei con dolcezza.
Aveva il viso tondo come una zucca; due occhi incredibili
color nocciola, le ciglia lunghe. Nessuno la costringe
a rimanere. Gli parlava come a uno che minacci di buttarsi
dalla finestra; stranamente non gli dava fastidio. Sean
si chin a ricacciare la sua roba in borsa, cercando intanto
di decidere la mossa successiva. Aveva il viso paonazzo,
lo sapeva senza bisogno di specchiarsi.
Voglio parlare con lei in privato, disse a Zahira.
Senza tutta questa gente.
Non  il caso, disse Malik.
E perch?
La nostra religione crede nello scambio pudico fra uomo
e donna. Inoltre lei  stata umiliata in pubblico, quindi
le scuse vanno fatte in pubblico.
In privato, ripet Sean.
Non se ne parla... inizi a dire Malik.
Ci mettiamo l dentro, disse Zahira indicando l'ufficio
di Malik, con la porta aperta.
Malgrado le obiezioni di Malik, Sean e Zahira si alzarono,
di comune accordo, per prendere possesso del suo
ufficio. Una scrivania di dimensioni abbastanza epiche
da difendere la reputazione di Zahira dominava la stanza.
Lei si accomod e intrecci le mani. Sean si sedette di
fronte a lei. C'erano tre televisori nella stanza. Cerc
di non guardarli.
Prima delle scuse, Sean, gradirei una spiegazione, 
disse lei. Gi dalla prima volta che gli aveva rivolto la parola
aveva cercato di individuare cosa c'era di strano nel
suo modo di parlare, e adesso lo cap. Non aveva accento.
Sembrava americana quanto lui. Perch mi ha strappato
il velo? Era un gesto premeditato?
No! esclam lui. Mi sono arrabbiato per il cartello!
Accorgendosi di quanto suonasse infantile, prese a
prestito le parole di Debbie. E poi nel nostro paese non
costringiamo le donne a portare il velo.
No, nel nostro paese non le costringiamo a portare il
velo. Mise l'accento su nostro. Sembrava divertita.
Ma sono anche libere di portarlo, se vogliono. Come me.
Nessuno mi costringe a fare niente. Mio padre era contrario.
L'ho deciso io, ripet. E nessun altro.
Lo sguardo di Sean corse a uno dei televisori, che ritrasmetteva
il suo passaggio in mezzo a quell'orda raccapricciante.
Sembrava teso, perfino impaurito. Meno coraggioso
di come si era sentito. Credeva che la decisione di avanzare
impavido lo avesse reso un po' pi simile a Patrick, che si
era lanciato dentro l'edificio in fiamme. Ora capiva che era
stata un'idea davvero stupida. Patrick era morto.
Anche Zahira stava guardando i televisori: l'arrivo di
Sean, le donne del Sadi che urlavano. Dopo qualche istante
prese i telecomandi, uno alla volta, e spense tutti e tre gli
schermi. Poi si volt verso Sean con una nuova dolcezza
e disse: Allora Sean, a parte proteggere le donne da se
stesse cosa fai? Dove abiti? Come non detto, hai gi spiegato
che sei rimasto senza casa. Non per sempre, spero.
Che lavoro fai?
Pens ai giorni trascorsi ad appendere quadri e stuccare
mattonelle. Al completo giacca e cravatta che indossava
adesso comprato per il funerale di Patrick, riciclato
per i discorsi ufficiali e che gli dava il prurito. Sono in
una fase di passaggio, rispose, e tu?
Studiava alla Columbia University per prendere una
doppia laurea, in letteratura ed economia. Riaffior la collera
per quel Fanatici=Idioti.
Tu ci hai insultato, disse.  questo che ti insegnano
alla Columbia?
No,  stata una mia idea. Diciamo una scelta infelice.
Per penso davvero che i fanatici siano idioti. Non ti sto
dando del fanatico perch sei contro il progetto disegnato
da Khan. Per mi piacerebbe sapere qual  il motivo.
 un giardino islamico! disse lui. Cerc le parole,
sfrutt di nuovo quelle di Debbie.  un paradiso per
gli assassini. Un modo per soppiantarci, per colonizzarci.
Davvero? disse Zahira. Pensavo fosse solo un giardino.
Sinceramente, Sean, anche se ha qualche elemento
in comune con i tradizionali giardini islamici, non significa
che sia un paradiso. Ammesso che l'architetto volesse
effettivamente evocare l'aldil, come lo sai che sta cercando
di aizzare i terroristi? Magari sta solo ricordando a noi
musulmani che non andremo mai in paradiso se agiremo
come loro. Perch la mia teoria dovrebbe essere pi improbabile
della tua?
Sean non sapeva cosa rispondere. Zahira continu:
Secondo me per, nessun architetto pu creare il paradiso.
Solo Dio pu farlo. Quando i musulmani pensano al
paradiso, la speranza che abbiamo di conquistarlo, l'entusiasmo
al solo pensiero di arrivarci... non  per gli alberi,
le sete e i gioielli, le fanciulle o i ragazzi magnifici, o qualunque
cosa vi abbiano fatto credere. E per Dio. Dio. La
descrizione del paradiso nel Corano  solo un modo per
trasmettere alla nostra immaginazione limitata l'estasi che
proviamo al cospetto di Dio. Ecco cosa dovrebbe ispirarci
a vivere una vita giusta.
Sean ripercorse le sue parole come seguendo un sentiero
in cerca di qualcosa che aveva smarrito. Disse l'unica
cosa che gli veniva in mente di dire, e cio: Mi dispiace.
Davvero, ti chiedo scusa.
Sul serio? chiese lei guardinga, improvvisamente
piccola dietro la scrivania. Erano come due bambini che si
fingevano adulti nell'ufficio del pap, anche se suo padre
Frank, che era un vigile del fuoco, non aveva mai avuto
un ufficio. Quello di Zahira ce l'aveva di sicuro: sua figlia
andava alla Columbia.
S. Mi dispiace di averti strappato il velo.
Lei lo scrut con i suoi begli occhi sospettosi, poi disse:
Allora dovresti scusarti pubblicamente, per mandare un
messaggio a tutti quelli che ti stanno imitando.
 quello che vuole Issam Malik, disse Sean. Lei avvamp
e disse piano:  quello che voglio io.
Sean si mastic il labbro per un momento, acconsent
con un cenno, poi si alz dalla sedia. In loro assenza, Malik
aveva stipato la sala riunioni di giornalisti. Sean cerc
di non irritarsi. Avanz, insieme a Zahira, verso una zona
circondata di microfoni. Lei odorava di gomma da masticare,
o forse era il residuo profumato delle figlie di Debbie.
Malik gli si piant all'altro lato.
Sean pos a terra la borsa della palestra e si schiar la
gola. Mi dispiace molto di aver strappato il velo a Zahira
Hussain e le ho chiesto scusa, disse, dando tempo ai
giornalisti di annotare le sue parole. Ho fatto una cosa
sbagliata. Chiunque voglia imitarmi sbaglia. Patrick, mio
fratello, si sarebbe vergognato di me e vorrei poter chiedere
scusa anche a lui. Aveva pronunciato il nome del
fratello centinaia, forse migliaia di volte, da quando non
c'era pi Ne parli di pi adesso che  morto di quanto
ci parlavi da vivo, lo aveva accusato sua madre ma stavolta,
pronunciandolo, sent finalmente sollevarsi il peso
di quel suo ultimo sproloquio da ubriaco.
Ma quasi immediatamente gliene piomb addosso un
altro. Forse fu il nome di Patrick a rispedirlo nel salotto
dei genitori dove, non avendo una casa propria, sarebbe
presto tornato. Si vide nello schermo del loro televisore,
pigiato in mezzo ai musulmani, e cerc di ricostruire il percorso
che l'aveva portato fin l, dall'altra parte della barricata,
e tent una precipitosa retromarcia. Ma Patrick
 morto anche per salvare la gente dai terroristi islamici, 
disse, e non dobbiamo certo scusarci se non vogliamo
che l'Islam, rappresentato da un uomo in carne e ossa o
da un progetto, sia collegato in alcun modo a questo monumento.
Non c' niente di personale, non  un pregiudizio.
Solo la realt.
Gli occhi dei giornalisti sfolgorarono di gioia. Parole
sdegnate volarono dalle labbra di Malik. La stanza fu
scossa dalla ridisposizione convulsa dei corpi, dei mobili,
dell'aria. Sean sent urlare, poi avvert delle mani ruvide,
implacabili, che lo spingevano verso la porta, come se alla
fine gli avessero davvero scoperto una bomba addosso.
La borsa della palestra lo segu a ruota. Per tutto il tempo
tenne il pensiero fisso sui genitori. Solo pi tardi, a casa
con loro, riguardando la scena in televisione, vide la faccia
angosciata di Zahira Hussain.
...
.
...
Capitolo sedicesimo.
...
.
...
Alle tre di notte Mo si svegli e allung la mano al buio,
verso il panino con il roast beef accanto al letto. Lo mastic
diligentemente, poi sorseggi un po' d'acqua e cerc
di riaddormentarsi. Dopo qualche ora di sonno a sprazzi
si risvegli e si vest per andare al lavoro. Avrebbe potuto
mangiare o bere di nuovo solo dodici ore pi tardi.
Ormai erano cinque giorni che digiunava. Era un granello
di sabbia, uno delle centinaia di milioni di musulmani
che osservavano il Ramadan: niente cibo n liquidi n sesso
dall'alba al tramonto ogni giorno per un mese. Immagin
che quel periodo fosse come la costruzione di un edificio,
scandita da una falce di luna all'altra; ciascun giorno era
una stanza, racchiusa fra il sorgere e il calare del sole. Il
pasto prima dell'alba era una soglia, e la bocca, durante le
ore di astinenza, una porta sigillata. Ma non erano intellettualismi
da architetto. La verit era che non sapeva perch
lo faceva, non sapeva perch la sua prima azione quotidiana
fosse l'astinenza e questa incertezza, gi sul nascere, ne
covava tante altre: non sapeva se faceva bene a difendere
il suo progetto, a qualunque costo, se faceva bene a non
volerlo spiegare. Lui non era responsabile delle aggressioni
alle musulmane. La sua posizione era un oggetto immobile
che muoveva il mondo circostante. Chiss come lo avrebbe
giudicato il Dio in cui non credeva.
Non era mai stato cos insicuro. Quella manifestazione
trasudava cos tanto odio, sprigionava un calore intenso,
come se si fosse trovato accanto all'uomo che aveva dato
fuoco alla sua effige. Mo era stufo della religione bellicosa,
lacrimosa, che era stata partorita dall'attentato, nauseato
dai fondamentalisti che la propugnavano dichiarando sacra
quella giornata, dichiarando sacro quel luogo, dichiarando
sacri le vittime e i sentimenti delle famiglie... tutta
quella sacralit, in nome della quale si giustificava qualsiasi
turpitudine. Ma si chiedeva anche se non praticare la religione
lo rendesse un architetto inidoneo al suo tempio.
Al monumento per le vittime.
Era arrabbiato con Paul Rubin che insisteva per convincerlo
a mollare; arrabbiato con il governatore che aveva
contestato la giuria; arrabbiato con la giuria, che aveva mostrato
una certa vilt. Ma soprattutto provava una tristezza
lancinante. Dopo la lite con Laila aveva fatto la valigia,
lasciato le chiavi sul tavolo ed era andato in albergo. Poco
dopo una collega gli aveva offerto il suo appartamento a
Chelsea appena liberato, completamente vuoto. Il rifugio
pi spoglio che esistesse. La sua vita si era ridotta a valigia,
computer portatile e materasso gonfiabile, la trinit,
pi che di un uomo braccato, di un uomo che veniva lentamente
cancellato.
Al lavoro sembrava che tutti parlassero di cibo anzich
di edifici: cosa avevano mangiato a cena (Mai assaggiate
le capesante crude con l'alloro? Quelle piccole? Si sciolgono
in bocca, cazzo), dove sarebbero andati a pranzo.
Era come la scoperta adolescenziale del sesso, il suo cervello
arrapato lo trovava in ogni odore e turgore, in ogni
discorso. Non si era mai reso conto di quanto il cibo programmarlo,
procacciarlo, prepararlo, mangiarlo, parlarne,
sprecarlo, feticizzarlo, crearlo, venderlo condizionasse
l'americano del ventunesimo secolo. Prima di iniziare il digiuno,
gli era sembrato perfino nobile chiamarsi fuori da
certi comportamenti. Il ritmo delle sue azioni era sempre
stato un contrappunto, sapeva che il digiuno gli sarebbe
andato meno a genio in un paese musulmano, dove significava
adeguarsi, non disobbedire. Ma faticava pi del previsto
a stare fra gente che non solo non s'impegnava nel
suo stesso sacrificio ma non lo considerava minimamente.
Il suo corpo continu a ululare per tutta la mattina, la
sua irritabilit cresceva con il calo di zuccheri. Fece una
pip giallo chimico tipo semaforo, cos densa da sembrare
solida. Per paura che gli puzzasse l'alito, se lo annusava
sempre con la mano alla bocca, evitava di avvicinarsi
troppo alle persone. Poteva spazzolarsi i denti, se non inghiottiva,
ma il digiuno sprigionava dallo stomaco gli
acidi che lavoravano a vuoto o dalla lingua un odore di
animale morto intrappolato sotto una casa.
Thomas si ferm alla sua scrivania. Stavano uscendo
per andare a mangiare il sushi. Voleva venire?
No, devo vedere una persona, rispose Mo, scorgendo
un lampo di dubbio negli occhi di Thomas: Mo aveva
dei segreti, di nuovo. Laila, aggiunse, una bugia per
disinnescare la diffidenza. Dire il suo nome ad alta voce
era come una pugnalata, ma lo ripet. Laila. Dolore
contornato di piacere. Il suo assistente ascoltava, come
se neanche lui si fidasse.
Subito dopo s'install il mal di testa giornaliero, un bestione
invadente che non voleva sloggiare come la lingua di
Mo non voleva schiodarsi dal tetto della sua bocca riarsa.
Usc a fare una passeggiata. Gli studenti davano esami, i
soldati combattevano le guerre, i presidenti governavano
le nazioni durante il Ramadan, di certo poteva reggere una
passeggiata. Contava i camion di generi alimentari come
fossero bersagli, i peggiori erano quelli di cibo halal. Era
impensabile che anche i loro proprietari stessero digiunando.
L'odore di carne e di spezie grigliate, il fumo appetitoso
lo prendevano a cazzotti sul naso, come se la sua bocca
sprangata li avesse mandati in bestia. Ma pi che mangiare
voleva bere: acqua, un'aranciata caramellosa, qualunque
cosa pur di lubrificare la bocca secca, fibrosa, come quando
gli aspiravano la saliva dal dentista. Pi di tutto aveva una
voglia matta di caff, di liberare la testa da quella morsa.
Diceva fra s: sei debole. No, invece. Se si sentiva debole
voleva dire che era forte, che non mollava.
Nel pomeriggio Mo prese un taxi per gli studi della Waru,
dove un giovane dall'aria itterica lo scort in un'anticamera
e gli chiese se gradiva un t, un caff o una bibita.
Niente, grazie, rispose Mo.
Un po' d'acqua? Aiuta quando si  un po' tesi.
Perch dovrei essere... teso, s'inalber Mo, poi
vergognandosi della sua raucedine, della pronuncia un po'
collosa: No, grazie. Davvero, sono a posto.
Bene, bene, bene. E lei che mi dice, sta bene? Era
Lou Sarge, che lo guid di colpo all'interno dello studio. Si
accomodarono uno di fronte all'altro. Il microfono penzolava
fra loro come un periscopio capovolto, un occhio che
scavava in cerca di qualcosa. Lo studio era buio, un salone
che sbiadiva: un luogo che risucchiava il colore.
L'idea di accettare l'intervista non era stata di Mo, ma
di Paul, l'ennesima pretesa camuffata da richiesta. Lei
deve entrare nella tana dell'opposizione, aveva insistito
Paul. Mostrargli che non hanno nulla da temere da lei. Se
porta Sarge dalla sua parte vedr che riuscir a spazzare via
questo clima da manicomio. Non gli aveva dato nessuna
dritta su come portare dalla propria parte uno che di norma
definiva i musulmani ossessi con lo straccio in testa.
Sarge mise gli auricolari per sapere quando terminava
la pausa pubblicitaria e sprofond in se stesso, come fosse
dimentico della sua presenza. Nello studio insonorizzato,
un grembo ostile, Mo udiva solo il proprio respiro.
Allora, Mohammad, posso chiamarla Mohammad? -
chiese alla fine Sarge.
Preferisco Mo. Mi chiamano tutti cos.
Allora, Mo, le dico come funziona. Venga un po' pi
vicino, non mordo mica. Chiacchieriamo per qualche minuto,
e poi rispondiamo alle telefonate. Lei non le sentir
gli ospiti si confondono quando cercano di capire cosa
succede fuori dallo studio cos le riporter io le domande
degli ascoltatori. Parli al microfono, per senza appoggiarci
la bocca. Fine. Siamo contenti che lei sia venuto. Le
hanno offerto qualcosa da bere?
Mo, che non si aspettava un Sarge cos amabile, cos amichevole,
ne fu disarmato. Avevano qualche minuto ancora,
mentre andava la pubblicit, e Sarge inizi a parlare delle
sue esperienze, si era brevemente dilettato in architettura
roba alla Buckminster Fuller prima di diventare
conduttore radiofonico. I miei disegni venivano dritti dal
futuro, disse, ma bisogna vendere nel presente. Fare
l'architetto in proprio  dura, ma certo lo sapr anche lei.
Non  che ti puoi sedere nel tuo studio a disegnare e tanti
saluti,  come cercare di fare figli masturbandosi. Ci vuole
qualcuno che abbia voglia di costruire le tue cose, che poi
in realt significa qualcuno che ci crede. E io non riuscivo
a convincere nessuno. Lo so cosa sta pensando: adesso sono
un fenomeno a convincere la gente. Ma il punto  proprio
questo: vendevo la cosa sbagliata. La gente non voleva i
miei progetti, voleva la mia voce. Il mio coraggio. Io non
ho paura, a differenza degli altri, non ho paura di parlare,
di sentirmi dare del reazionario, fobico, razzista o che so
io. Bisogna sintonizzarsi sul momento storico, fiutare la
corrente del tempo, trovarla, alz le mani come a spartire
l'aria, e poi adattarsi. Corteggiarla.
Lo terr a mente, disse Mo, stanco del monologo,
volendo conservare le energie per la trasmissione.
Va bene,  ora di leccare i piedi agli sponsor. Se ne sono
aggiunti altri tre soltanto oggi. Abbiamo sparso la voce
che sarebbe venuto in trasmissione e hanno fatto a gara.
Dopo la leccata di piedi, Sarge si rivolse agli ascoltatori.
Abbiamo sentito parlare parecchio di Mohammad Khan
in questo programma, sapete a cosa mi riferisco, e oggi ho
il piacere di annunciarvi che lo abbiamo qui in persona.
Possiamo parlare con lui anzich di lui, sentire le risposte
direttamente dalla sua bocca. E un architetto e, vabbe',
della sua religione sappiamo gi tutto, ed  di New York.
Nato e cresciuto a New York?
No, in Virginia. Ma vivo a New York da tantissimo
tempo.
Ci dica: che cosa ha provato, veramente, il giorno
dell'attentato?
Mi sono sentito distrutto, come chiunque. Come se
mi si fosse aperta una voragine dentro.
Non deve essere stato piacevole, disse Sarge. Un
po' come scoprire che tuo fratello  Unabomber.
No, non intendevo in quel senso.
E cos ha progettato questo monumento, che ha scatenato
parecchie polemiche. Mi dica, dove ha preso l'idea?
Mo si era incagliato sul riferimento a Unabomber, chiedendosi
se dovesse provare ancora a ribattere. Troppo tardi.
Dalla mia immaginazione, rispose. Ho pensato
che un giardino fosse pieno di rimandi simbolici, vista la
correlazione fra vita e morte e...
Chiaro. Per cui  o non  un giardino islamico?
 solo un giardino.
Un paradiso dei martiri?
 un giardino.
Un parco giochi jihadista?
 un giardino.
Una beffa al popolo americano?
Come, scusi? Anch'io faccio parte del popolo americano.
Cio, se io fossi musulmano... sono stati due anni tosti
per voi, immagino, e quindi magari lei  un po' scocciato,
magari avr pensato, ma s, infiliamocelo di straforo.
Quell'asserzione, e il nocciolo di verit che racchiudeva,
lo mandarono cos in bestia da lasciarlo ammutolito
per un istante.
Mohammad? Ehi, Mo-ham-mad, tutto bene? Sarge
aveva abbassato la voce e si era chinato verso di lui, come
se fossero soli in un universo buio e le stelle fossero il loro
unico pubblico. Aveva un tono dolce, comprensivo, pi
potente perch inatteso, e Mo avvert delle emozioni forti
che chiedevano di essere espresse. Quell'uomo sapeva
fabbricare lo zucchero filato della fiducia con la sua voce
mielosa. Eppure lo chiamava Mohammad, anzich Mo: il
nome per esteso serviva a ricordare agli ascoltatori che
Mo-ham-mad era l'incarnazione delle loro paure.
Volevo fare qualcosa per il mio paese, disse Mo. Le
parole gli uscirono lente, impastate, come se marciassero
sul catrame. Semplicemente questo.
Durante la pausa pubblicitaria, Sarge tracann una Red
Bull. Mo si gir per non guardarlo. La verit, gli disse
Sarge,  che io non ho provato niente il giorno dell'attentato,
proprio un cazzo, anche se non si capiva ascoltando
la trasmissione. Un po' come quando stai per troppo
tempo seduto e ti si addormenta un piede. Come se mi si
fosse addormentata l'anima. Mi sentivo un morto vivente,
uno zombie, cazzo. Capito cosa intendo, Mo? Pieg
indietro la testa per fissare il soffitto. Forse dovrebbe
disegnare un monumento alla mia memoria.
La trasmissione riprese con le domande degli ascoltatori,
tutte educatamente rintuzzate da un ammaccatissimo Mo, che
solo pi tardi avrebbe compreso la sfiducia che esprimevano.
Mildred, da Manhasset: Se testimonier in tribunale,
giurer sul Corano?
Far quello che fa qualunque americano in tribunale.
Warren, da Basking Ridge, New Jersey: I musulmani
pregano lo stesso Dio che preghiamo noi?
Musulmani, ebrei, cristiani: pregano tutti un solo Dio.
Ricky, da Staten Island: Non capisco perch non si
ritira, visto che tante famiglie non vorrebbero altro.
Il concorso dovrebbe seguire il suo iter, com'era previsto
sin dall'inizio.
Stavo pensando una cosa, Mo, disse Sarge finita la
trasmissione. Erano soli nello studio. Il sole, Mo ne era sicuro,
era tramontato, ma l'assistente che aveva portato a
Sarge una strana bibita arancione densa ed effervescente
non gli offr nulla. Lui era troppo orgoglioso, e diffidava
troppo di quello strano camaleonte per chiedere qualcosa.
Non potrebbe essere, continu Sarge, che il suo subconscio
abbia influito sul progetto in una maniera diversa
da come intendeva? A me capita in continuazione. Met
delle cose che dico in trasmissione mi lasciano sconvolto.
Mi scappano di bocca e penso: Insomma, Lou,  spaventoso.
Per mica le rinnego, no?
Quale met? chiese Mo. Ma Sarge immerso in un
altro monologo, non rispose.
Il quarantesimo compleanno di Claire inizi con cioccolata
calda e croissant, serviti in camera da William e Penelope
ma portati di sopra da Margarita, che aspettava in
corridoio. I bambini si arrampicarono sul letto, si accoccolarono
vicino a lei, la stuzzicarono con le piccole membra
ossute. Le avevano preparato due biglietti d'auguri; su
quello di William c'era lei con un cappellino da compleanno
simile a un cono spartitraffico. E c'erano, per la prima
volta dalla crociera sulla Circle Line, dei disegni del Giardino.
Claire aveva sperato che la fissazione gli passasse.
Sono lecca-lecca? chiese, indicando una massa di
puntini rossi sulle linee verdi.
Tulipani, ridacchi lui. Tulipani rossi.
Sicuro che non vuoi un'aiuola di lecca-lecca? Gli
fece il solletico. Un giardino di caramelle?
A pap non piacevano le caramelle, disse William e
dentro di lei scatt qualcosa. La risposta di suo figlio rafforz
la sensazione viva dell'assenza di Cal in quel giorno.
Viva e dolorosa. Lui aveva sempre promesso di attutirle
il colpo dei quarant'anni ne aveva tre meno di lei e
nei mesi precedenti alla sua morte ci avevano scherzato
costantemente. Aveva concepito progetti sempre pi elaborati,
epici, comici: immersioni alle Maldive scartate in
favore di un viaggio alle Galapagos, sostituito da un mese
in yacht nel Mediterraneo, anche questo giudicato insufficiente,
finch Cal non aveva optato per il giro del mondo
(con figli e, si presumeva, anche la tata, al seguito) da cui
Claire sarebbe direttamente approdata al quarantunesimo
compleanno gi con la nostalgia del quarantesimo.
E invece quella giornata l'avrebbe tristemente passata
a Chappaqua. Avrebbe ricevuto qualche telefonata: sua
madre dalla California, sua sorella dal Wisconsin, qualche
amica, i genitori di Cal. Avrebbe ricevuto e-mail a sorpresa,
spedite in automatico dai centri benessere e dalle boutique
che ricordavano sempre quel giorno speciale. A cena i
bambini l'avrebbero stupita con la torta preparata insieme
a Margarita; le avrebbero cantato tanti auguri, probabilmente
pi di una volta, e sarebbero andati a letto, dopodich
avrebbe sorseggiato un bicchiere di vino e chiuso
in fretta la serata. Sentendo sempre in sottofondo, anche
quel giorno, come ogni giorno, la lagna delle polemiche
sul monumento. Era passato poco tempo dall'incontro con
Alyssa Spier, e anche se non voleva, le insinuazioni della
giornalista su Khan serpeggiavano dentro di lei, avviluppandosi
ai suoi dubbi. Quei sospetti schifosi, striscianti,
ormai non la lasciavano pi.
La mattina trascorse fra un massaggio e gli ordini perentori
dettati all'ossequioso giardiniere sulla messa a dimora
autunnale, per la quale aveva ceduto, ancora una
volta, alla tirannia dei crisantemi. Quando a mezzogiorno
arriv un furgone a consegnarle un'enorme fioriera, fu
quasi sconvolta dalla gratitudine per quella sorpresa. Prese
la busta con il biglietto ed espresse un desiderio quasi
infantile: ti prego fa' che non sia da parte di qualche anziano
fossile innamorato (Paul Rubin; il commercialista).
Fa' che sia da parte di... non sapeva nemmeno cosa stava
cercando di dire, conosceva solo il desiderio cocente, l'improvvisa,
acuta disperazione del suo isolamento. Della sua
mummificazione.
Ci sono date, e persone, difficili da dimenticare, diceva
il bigliettino. Spero che questa giornata ti porti altre
cose belle. Con affetto, Jack.
Desiderio esaudito, stentava quasi a crederlo. Jack
Worth, due anni avanti a lei a Dartmouth, era stato il suo
ragazzo, si erano mollati e rimessi insieme un sacco di volte,
finch lei non aveva conosciuto suo marito. Jack l'aveva
accusata a torto di averlo piantato per i soldi di Cal,
risparmiandole cos di dirgli che preferiva il carattere di
Cal. Non si erano pi parlati per anni, dopo la fine della
loro storia, finch non si erano incontrati per caso, coi rispettivi
consorti, e avevano messo in atto una tregua imbarazzata.
Dopo la morte di Cal, Jack le aveva mandato
un biglietto: So che in questo momento faticherai a ritenerti
fortunata, ma a quanto pare hai trovato quella cosa
rara che sfugge a quasi tutti noi: l'amore eterno. Era stata
l'ultima volta che si era fatto vivo, fino a quel giorno.
Il regalo, meno ardito del biglietto, era una sorta di
giardino in miniatura, erbe aromatiche, erba dolce e quadrifoglio
disposti in una bellissima fioriera di legno invecchiato.
Intelligente, pens, non mandare un omaggio
smaccatamente romantico non sapendo se era impegnata.
Eppure doveva essersi addolcito con l'et. Al college avevano
litigato, pi di una volta, sul suo disprezzo per le carinerie:
dimenticava il suo compleanno, la data di quando
si erano conosciuti, perfino il nome di sua sorella. L'unica
volta in cui si era degnato di regalarle dei fiori li aveva
raccolti vicino casa dei genitori nel Maine.
Il biglietto conteneva anche il numero di telefono. Lo
chiam per ringraziarlo. Lui la invit a cena per festeggiare,
dicendo che poteva portare il suo compagno, se stava
con qualcuno.
No, ma se tu...
No. Bene, allora siamo solo noi due.
Il corsetto del matrimonio, l'abito da vedova in gramaglie
esplosero all'improvviso, lasciandola nuda dal desiderio.
Il sesso con Jack era cos passionale che cominciava a
fantasticare sul loro prossimo incontro gi mentre si rivestiva:
dove, quando, come, quasi che la vita, nel frattempo,
fosse un mero riempitivo. Rinunciarci era stato il sacrificio
pi grande quando lo aveva lasciato. Fare l'amore con
Cal era stato meno divorante, per questo si era convinta
che fosse pi profondo.
Il sindaco aveva deciso, per dirla con parole sue, di
stare al fianco degli amici musulmani aggiungendo, a chi
chiedeva spiegazioni, che poteva permetterselo, visto che
il suo mandato stava per scadere e per legge non poteva
essere rieletto. Quindi se si ricandidasse non sarebbe pi
tuo amico? ironizz Thomas, che era diventato per Mo
l'unica fonte di spensieratezza.
Mo fu invitato, insieme a una serie di leader, notabili
e attivisti musulmani, a Gracie Mansion per una iftar, una
cena per rompere il digiuno del Ramadan. Aveva invitato i
genitori dalla Virginia, pensando che ci avrebbero tenuto
molto pi di lui, sperando anche che lo riparassero dagli
attacchi dei membri del MACC, che avrebbero sicuramente
preso parte alla serata. Non li vedeva da quando aveva
disertato la campagna stampa, ed era stato sostituito da
una schiera di tassisti, insegnanti e comici.
I genitori sapevano che non viveva a casa sua; per loro
aveva prenotato una stanza in albergo. Adesso si era pentito
di non averli incontrati l. I loro passi echeggiavano
nello spazio vuoto. I loro volti erano pieni di raccapriccio.
Santo cielo, Mo, disse sua madre. Questo posto
... Entr e usc dalla camera da letto, poi si appollai sul
bordo della valigia di Mo, sistemata in un angolo. Non
puoi stare da un amico? Da Thomas? Adorava Thomas,
Alice, i bambini, anche perch erano la confortante dimostrazione
che gli architetti si sposavano e mettevano al
mondo dei figli.
Ha tre bambini, te lo sei scordata? E poi sono rimasti
un po' spiazzati da questa storia.
Non lo avevi avvisato che partecipavi al concorso?
Possiamo cambiare argomento? Mo non si sforz di
celare l'irritazione. Mi piace vivere da solo... sono abituato
cos. Proprio come temeva sua madre. Si gir su
se stesso per evitare la sua espressione.
Forse troppo abituato, disse Salman. Impaziente di
vedere il tramonto e di mangiare, aveva aperto il frigorifero,
scoprendo gli inequivocabili cartoni bianchi: il cibo
cinese, indiano e thailandese con cui ogni sera Mo terminava
il digiuno. Rompere il digiuno quotidiano dovrebbe
essere un momento conviviale, disse suo padre. Non di
solitudine in casa davanti a una vaschetta del take-away.
Mo s'irrigid, urtato da quell'immagine di s. Allora
meno male che andiamo dal sindaco, ribatt seccamente.
Mo, sai che siamo orgogliosi di te, ma siamo ancora
pi preoccupati. Salman gli aveva gi parlato in quel
modo al telefono, ma la sua espressione accorata era ben
pi eloquente. Questa tua presa di posizione ti sta costando
troppo cara.
Mo non se ne stupiva pi di tanto. Suo padre aveva compiuto
gesti coraggiosi: era venuto in America per laurearsi
in Ingegneria; aveva sposato la donna che voleva un'artista,
nientemeno anzich quella scelta dai genitori; aveva
preferito la modernit alla tradizione. Eppure, per come la
vedeva Mo, era diventato conformista. Quando aveva deciso
di fare l'architetto, suo padre si era preoccupato. Per un
ragazzo indiano, gli sbocchi privilegiati erano l'economia,
la carriera universitaria, la medicina, non necessariamente
in questo ordine. Oppure l'ingegneria. L'architettura era
un ambito poco redditizio nel quale il successo, a meno che
non fosse straordinario, era difficile da misurare. Quando il
talento di Mo era diventato evidente, e gli edifici che progettava
avevano cominciato a vedere la luce, lo scetticismo
di Salman si era tramutato in orgoglio. Tesseva le lodi del
figlio con chiunque. Eppure Mo non aveva dimenticato i
suoi dubbi iniziali.
Anche smettere mi costerebbe molto caro. Non posso
arrendermi.
Stai attirando l'attenzione su di te, su di noi... tutti
noi, tutti i musulmani d'America... potrebbe essere pericoloso, 
disse Salman. Passeggiava per la stanza con le mani
dietro la schiena. La mia moschea ha assunto un vigilante
a causa delle minacce che arrivano, e mi sento quasi in
dovere di pagarlo io. Pensa alla comunit.
L'inedito attaccamento di suo padre alla moschea era
un punto dolente per Mo. Dopo l'attentato Salman, che
era sempre stato indifferente se non addirittura ostile alla
religione per tutta la vita adulta, aveva cominciato a pregare,
prima da solo, poi alla moschea. Per curiosit, 
aveva risposto quando Mo gliene aveva chiesto il motivo,
o forse per solidariet. Quando glielo aveva chiesto di
nuovo, pochi mesi dopo, Salman aveva risposto: Perch
sono credente. Mo era rimasto senza parole.
Quale comunit, baba? La mia comunit  fatta di
persone come me. Persone razionali.
Ma anche una parte dei tuoi cosiddetti amici razionali
non sono pi tanto convinti che tu debba andare avanti
col progetto, disse Salman. Perfino loro ammettono di
non fidarsi fino in fondo di noi. Ecco qual  la cosa pi
pericolosa.
Salman si sedette accanto a Shireen, e la valigia
si abbass sotto il loro peso. Sembravano una coppia che
aspettava di essere presa e spedita in esilio. Poi Salman si
alz, con difficolt, e ricominci a passeggiare.
Io e la mamma parlavamo del tuo nome l'altro giorno, 
disse. Perch ti abbiamo chiamato proprio
Mohammad? Il nome musulmano pi scontato che ci sia. Era
quello di tuo nonno, certo, e noi volevamo che diventassi
proprio come lui: la gente diceva che era un santo, ma lui
era semplicemente buono. Per il tuo nome  stato anche
una professione di fede, in questo paese. Avremmo potuto
darti un bel nome americano. Ma anche se avevamo voltato
le spalle alla religione, non avevamo mai finto di non
essere musulmani. Credevamo cos tanto nell'America da
non pensare neanche per un momento che il tuo nome ti
avrebbe intralciato. E adesso... Si ferm, chin il capo,
si premette le mani sugli occhi. La colpa di queste reazioni
non  tua. Eppure  mio figlio che ha suscitato questo
dubbio: per la prima volta non so pi se in questo paese
ci sia posto per noi.
Per favore, baba, disse Mo con dolcezza. Certo
che c' posto. Ma a volte l'America ha bisogno di essere
spronata, di sentirsi ricordare quello che .
Mo, guarda cosa  diventata la tua vita. Le braccia
spalancate e i palmi rivolti in alto di Salman implorarono
lo spazio vuoto.
Sui tavoli del buffet c'erano montagne di carne da kebab
e pita, datteri e feta fritta. Mo restava incollato ai genitori
mentre annuiva ai volti familiari, deluso che Laila
non fosse fra loro. Non poteva sapere se era stato lui o il
consiglio a tenerla alla larga. Senza accennare a Mo o al
monumento, il sindaco tenne un breve discorso sul bisogno
di non aggravare la tragedia dell'attentato infliggendo
nuovi traumi ai musulmani.
Si avvicin un anziano che gli sembrava di avere gi visto.
Aveva la barba grigia, senza baffi. Mo gli tese la mano.
L'uomo non gliela strinse.
Spero sar soddisfatto, disse con severit. Aveva partecipato
alla prima riunione del MACC, ricord Mo. Tariq.
Di cosa?
Della reazione che ha scatenato, della situazione in cui
ci ha messo. Prima che arrivasse lei sarebbe stato scandaloso,
inammissibile, parlare di noi come del nemico. Adesso
invece nessuno ci trova niente di strano.
Non  colpa mia, disse Mo. Avrebbe voluto che suo
padre non fosse l ad ascoltare.
Lei ha fatto valere le sue ragioni. Ha vinto. Ora pu
ritirarsi.
No, no. Dobbiamo contrastare queste reazioni violente,
non dobbiamo abbassare la testa. Issam Malik, che
aveva sapientemente monopolizzato il sindaco, apparve
per magia accanto a Mo.
Contrastare o capitalizzare? disse Tariq.
Che cosa significa? chiese Issam.
Solo che mandiamo un sacco di e-mail sollecitando donazioni
sulla scorta di questa polemica. Un sacco di e-mail
che sottolineano la presenza massiccia del consiglio o per
meglio dire la tua presenza, Issam sui giornali. Va benissimo,
ma intanto le nostre donne vengono aggredite per
strada e i nostri giovani diventano estremisti, e vogliamo
pure rimproverarli? Abbiamo preso una brutta strada.
Si rivolse a Mo. Lei ci sta portando su una brutta strada.
 stato lei, non i terroristi, a dirottare la nostra religione.
Almeno i terroristi hanno la scusa della fede. Lei invece
come si giustifica?
Mi perdoni, ma non pu accusarlo di quello che sta
succedendo. Tutti guardarono Salman, chiedendosi chi
fosse.
Mio padre, borbott Mo.
Sta solo esercitando i suoi diritti, i suoi diritti di americano, 
continu Salman. Non pu incolparlo di come
reagisce la gente.
Ne ha il diritto, su questo siamo tutti d'accordo,
ed  il messaggio che dovrebbe arrivare ai non musulmani.
Jamilah, vicepresidente del MACC, li aveva raggiunti.
Quella sera suonava pi autorevole di quanto non
fosse stata alla riunione del MACC. Per, detto fra noi, 
e si rivolse a Mo, se lei facesse un passo indietro si
dimostrerebbe pi interessato a sanare anzich inasprire
il conflitto.
Perch tocca sempre a noi dimostrarlo? chiese un'altra
donna. Il velo giallo canarino era percorso da ghirigori
che ricordavano la calligrafia e le foglie morte. Mo non
poteva fare a meno di guardarlo.
Giusto, disse Malik. I veri estremisti sono quelli
che lo contestano. E se alla fine costringeranno Mohammad
a ritirarsi potrebbero ispirare nuovi attacchi da parte
dei cosiddetti fondamentalisti islamici.
Suona come una minaccia, disse Mo. Avevano tutti
le mani occupate da piatti e bicchieri, e l'impossibilit di
gesticolare imponeva una cortesia goffa e forzata.
Non vedeva Malik da quando avevano presentato la
campagna stampa. L'antipatia di quel giorno si riaffacci
adesso insieme al rancore, senza dubbio ingiusto, ma pur
sempre viscerale, per la separazione fra lui e Laila.
Ma  vero, interruppe la donna col velo giallo. Bisogna
far presente a tutti che l'estremismo dei suoi oppositori
sta fomentando l'estremismo islamico. Altrimenti se
succeder qualcosa daranno la colpa a noi.
Se succede qualcosa, qualunque sia la provenienza,
la colpa sar sua, disse Tariq indicando Mo con un dito
accusatore. Avr le mani lorde di sangue.
Ma come osa? disse la donna con il velo giallo.
A un tratto cominciarono tutti a sbraitare e a interrompersi
a vicenda, le parole si spalmavano l'una sull'altra come
gli strati della complicata e misteriosa salsa mediorientale
che lo chef di Gracie Mansion aveva apparecchiato sul
tavolo del buffet. Tra l'altro si stavano ancora ingozzando
per recuperare un giorno intero di digiuno e prepararsi a
quello dell'indomani, sicch il cibo entrava alla stessa velocit
con cui le parole uscivano di bocca: farfugliavano
e trangugiavano, farfugliavano e trangugiavano. Perfino
mangiare era diventato un gesto di rabbia.
Il sindaco, vedendo Mo al centro di un gruppo di persone,
si avvicin per unirsi alla conversazione ma poi, sentendo
gli strepiti, ripieg verso i suoi fidi assistenti. Sembrava
sbigottito dall'indole focosa dei suoi musulmani moderati.
Mi sa che ti ho fatto cambiare idea, disse Mo al padre
quando con i genitori si disimpegn dalla serata. Quel
tono strafottente era voluto. La discussione in realt lo
aveva turbato perch era come se lo seguisse sempre una
scia tempestosa, come se fosse destinato a sconvolgere ogni
spazio in cui entrava.
Ti sbagli, rispose Salman. Sembrava di malumore,
perfino amareggiato. Sono sempre convinto che tu stia
facendo un terribile sbaglio. Penso addirittura che se vincerai
sar una sconfitta. Una sconfitta per tutti. Ma sei
mio figlio; non potevo fare altro che difenderti, l dentro.
...
.
...
Capitolo diciassettesimo.
...
.
...
In un giardino accade pi di quanto pensiamo, pi di
quanto vediamo, disse Mohammad Khan. C' sempre qualcosa
che cambia, che viene cambiato, ma resta inafferrabile.
Il senso delle sue parole le sfuggiva. Si tese verso di lui
nello sforzo di capire. Lui le pos le mani sulla testa, strappandole
un sussulto, e guid il suo sguardo su fibre che marcivano,
foglie che si accartocciavano, afidi che succhiavano
linfa, coleotteri giapponesi che rosicchiavano petali, ragnetti
rossi che strinavano foglie, querce che avvizzivano... Vedeva
tutto, come al microscopio...
Morte, c' solo morte, disse lei. E senza alcun motivo.
Il motivo c'.
In cerca di consolazione, si sporse verso di lui, verso quegli
occhi verdi, quella bocca morbida...
La sua barba la svegli, ma si ritrov a letto da sola,
tremante di vergogna e smarrimento. Il suo subconscio,
inviato a scoprire la vera natura di quell'uomo, aveva invece
snidato la sua attrazione.
Non le aveva spiegato il motivo di tutta quella morte.
Della morte di Cal. Mancava cos poco alla rivelazione.
Avrebbe voluto cancellare il bacio e riprendere il discorso.
Ma per quanto si sforzasse, non riusciva a riaddormentarsi.
Erano le cinque e mezzo del mattino. Scese di sotto
in punta di piedi e usc dalla porta di servizio. Il cielo era
una tela immensa, pallida, di un grigio latteo, e gli alberi
la segnavano come neri squarci primitivi. Si concentr il
pi possibile e guard il sole nascente ricondurre i rami, la
corteccia nodosa, le nervature delle foglie, ogni pi tenue
particolare, alla vita.
Le venature scure del candido bancone di marmo sembravano
una mappa di strade campestri. Mentre aspettava
al bar, Claire segu quelle linee sfumate con un dito.
Il ristorante greco, dipinto di bianco e azzurro carico, le
ricordava l'estate in cui aveva trascorso due settimane in
Grecia con Cal, in viaggio da un'isola all'altra dopo l'esame
da avvocato. Come in un film, si rivide con lui a Samo,
sui motorini, i nastri verdi dei vigneti, il mare una macchia
blu zaffiro. I capelli legati con una bandana; la camicia
di cotone leggero gonfia nel vento. Cal era in canottiera,
scelta sartoriale cos insolita, per lui, da farla ridere in
continuazione. La loro pelle si era scurita dopo una giornata
di motorino, escursioni e picnic, e a distanza di tanti
anni le sembrava ancora di vedere il segno bianco della
canottiera sull'abbronzatura di Cal quando avevano fatto
l'amore quella notte.
Il picnic comprendeva una bottiglia di vino greco e
quando erano ripartiti in motorino Cal aveva sfiorato la
collisione con un muro di pietra. Si tenevano la pancia dal
ridere, in preda alla libert sfrenata, al falso senso di immortalit
che viene dall'essere giovani e senza figli.
Quando la mano di Jack le sfior il gomito, Claire sussult
ancora prima di guardarlo. Poi vide l'argento sulle sue
tempie, le rughe interessanti sul viso, il marrone intenso
degli occhi, la bocca perfetta. Con quella bocca lui le diede
un bacio leggero, elettrico, sulle labbra, e si mise seduto.
Appena cominciarono a parlare fu presa dallo sconforto.
Chiacchierare con lui, data l'intimit e la successiva rottura
dei rapporti, era quasi pi difficile che con un estraneo.
Si limitarono ai fatti: il riassunto della sua vita da
quando aveva sposato Cal, i figli. Lui, a quanto le pareva
di capire, aveva divorziato; poteva tenere il figlio undicenne
un weekend su due. Dedicava quasi tutto il suo tempo
all'impegno sociale: finanziava documentari di denuncia;
partecipava alle conferenze delle Netroots; studiava strategie
con i giovani turchi del Partito democratico; un
padrino politico, pens Claire, abbastanza ricco da non
dover lavorare.
Dopo un bicchiere di vino si spostarono a un tavolo e
cercarono a tentoni la confidenza di un tempo.
Ti ricordi tutte quelle notti nelle baracche? chiese
lui. Costruite con legno di scarto per denunciare l'ignobile
sostegno al regime razzista sudafricano, le baracche
anti-apartheid di Dartmouth ostentavano la loro bruttezza
in quel campus verde, incontaminato. Il suo rapporto con
Jack e le sue idee politiche avevano preso forma tra quelle
fragili pareti. Spesso passavano la notte in una di quelle
baracche, spesso facevano l'amore su un tappeto di cartone
che copriva il duro cemento. La baracca non aveva la
serratura, e questo la eccitava, perch correre un rischio
del genere non era da lei. L'aria che penetrava dalle fessure
a sfiorarle la pelle nuda, la quiete notturna dei grilli
nelle brevi ore in cui il campus dormiva. Ricordava tutto
ed ebbe, quando lui ne evoc il ricordo, il presagio erotico
della serata che l'attendeva.
Non avevano neanche terminato il primo quando Jack
chiese: Allora, che sta succedendo con il monumento?
Gli disse che si sentiva in colpa a sfidare le famiglie
che si opponevano a Khan, anche se era convinta che sbagliassero.
Che non riusciva a capire bene nemmeno Khan.
Mentre si sfogava, il peso della sua scelta si allegger per
la prima volta da settimane.
A volte mi sembra di avere un piede a New York e
un altro in America, disse.
New York  l'America.
Dai, che hai capito. Ragioniamo in maniera cos diversa
qui, cos atipica. Siamo una minoranza all'interno
del nostro paese. Noi progressisti, intendo.
Ma non significa che abbiamo torto.
Ma nemmeno che ce l'hanno loro.
Quindi hanno tutti ragione? Com' possibile?
Volevo solo dire che ogni medaglia ha due facce, anche
in questo caso. Probabilmente anche pi di due. La
protesta  stata pessima, d'accordo, ma in teoria io dovrei
rappresentare le famiglie. Sono una di loro, ci lega un'esperienza
straziante. Con la loro presenza alla manifestazione
hanno voluto dirmi Ci hai deluso, ci hai tradito. Io ho
l'obbligo di comprendere il loro punto di vista.
Ci sono cose che non meritano di essere comprese.
L'apartheid non meritava di essere compresa, anche se i
bianchi che ne approfittavano non la pensavano cos.
Questa seconda allusione ai loro trascorsi la infastid, e
i suoi ricordi nostalgici le apparvero sotto una nuova luce,
n erotica n casuale. Quando Jack disse: E per il monumento
che ti ho cercata di nuovo, Claire aveva gi capito
tutto, ma la frase la colp ugualmente come una mazzata.
Era venuto a ricordarle i valori che li univano. A resuscitarli.
Ma adesso lei si rendeva conto che erano i valori di
Jack. A vent'anni li aveva condivisi tenacemente perch
stavano insieme, perch voleva conquistare la sua approvazione,
e questo, a posteriori, non le sembrava un terreno
fertile dove coltivare i principi. Per la prima volta si
chiese se quella sera a Gracie Mansion non avesse difeso i
principi di Jack, oltre a quelli di Cal. La sconcertava non
sapere dove finissero gli ideali dell'uno e iniziassero quelli
dell'altro, non sapere riconoscere i propri.
Lui parlava con ardore, quasi con disperazione.
Il tuo sostegno deve essere incondizionato. In gioco
c' molto, ma molto di pi di un monumento alla memoria,
lo capisci? So che avevi gi il tuo dolore da affrontare,
e magari era difficile seguire anche quello che succedeva
nel nostro paese. Dopo l'attentato hanno avuto tutti paura
di passare per disfattisti, di mettere in discussione il governo,
i politici. La paura ha giustificato la guerra, la tortura,
i segreti, ogni genere di violazioni dei diritti e delle
libert. Non permettere che giustifichi anche l'esclusione
di Khan. In questi ultimi due anni abbiamo abdicato su
quasi tutti i fronti. Non soccombere alla paura; non scambiare
l'assolutismo degli oppositori di Khan per moralit...
Riusc, chiss come, a dire tutto questo e non solo mentre
spolpava l'agnello, un'autentica magia, visto che non
parlava a bocca piena e che lei non aveva praticamente
spiccicato parola. Il suo pesce alla griglia, invece, era praticamente
intatto, il sapore perso nella delusione. Aveva
quello che voleva qualcuno che le stesse vicino, che la
rinsaldasse nella sua decisione ma l'effetto non era quello
desiderato. Si sentiva stupida, depressa, a essersi fatta bella
per un appuntamento e ricevere in cambio una predica.
Voleva l'ultima parola, o forse solo l'ultima mossa, cos
propose un bicchiere della staffa a casa sua, spiegando
che aveva promesso di rientrare alle undici per liberare la
babysitter, sperando di fargli capire che nelle sue intenzioni
non c'era mai stato nulla di pi che una simpatica
rimpatriata. Lui la segu fino a casa, le luci della sua auto
intermittenti nel buio, ora rassicuranti come un faro nella
notte ora minacciose come un inseguimento, in un sogno
che confondeva salvezza e fuga. Mentre l'auto guadagnava
l'imbocco del vialetto, l'illuminazione automatica della
propriet si accese, sbiancando il giardino.
Bella casa, disse Jack, raggiungendola da dietro mentre
lei apriva la porta a vetrata. Madison era rannicchiata
sul divano con un libro. Si stiracchi davanti a loro con
l'indifferenza di un gatto, la maglietta si sollev scoprendo
una striscia di pancia e un piercing all'ombelico.  tornata
in anticipo, disse. Claire la conged in fretta, poi
vers due cognac. Si accomodarono in salotto, a educata
distanza l'uno dall'altra sul divano. Claire avvertiva, dentro
di s, il brontolio sordo della collera.
Voglio provare a spiegarti il Giardino, disse. I suoi
dubbi, precis, non riguardavano Khan ma quello che il
progetto simboleggiava.
Stronzate, Claire.  solo una questione di fiducia.
Gli credi sulla parola? Oppure vai cercando significati reconditi,
sottintesi, solo perch  musulmano?
Non  affatto cos.
Allora com'?
Secondo te non  un problema che il monumento in
memoria di Cal sia un paradiso dei martiri islamici?
Sempre di sfiducia si tratta, disse lui. Di paura.
Un giardino  solo un giardino finch tu non decidi di seminarci
dei sospetti. Ha per caso detto che  un paradiso
dei martiri?
Appunto... non vuole dirlo...
Perch dovrebbe?
Ma non significa che sia una mancanza di fiducia, 
disse lei. Ti sbagli.
Rimasero in silenzio.
Ci sono cose che non sai, gli disse. Pens di parlargli
di Alyssa e della sua rivelazione ma cap che sarebbe
stato ancora pi scettico di lei. Hai presente la rubrica
sul Post, dove dicevano che vado a letto col nemico?
Un gruppo di famigliari delle vittime  venuto qui a protestare.
Ho ricevuto telefonate minacciose, cariche di odio.
Ho dovuto far togliere il nostro numero dall'elenco. Tutte
quelle luci che hai visto fuori, sono nuove.
Sono sicuro che  stato terribile, disse lui, con una
ragionevole dose di solidariet. Ma  un motivo in pi per
difendere Khan, non credi? Ho fatto il tifo per te quando
ho letto quella rubrica.
Per si era scomodato a cercarla solo quando l'aveva
vista vacillare di fronte a tutti. E questo proprio non lo
sopportava. Era pi preoccupato per Khan, uno che non
conosceva, una faccia in televisione, che per lei, la donna
con cui un tempo voleva passare la vita. Si sentiva abbandonata,
tradita. Dovresti scrivere editoriali! esclam
in tono stridulo. Hai tutti gli argomenti. Non ti sono
mai mancati.
Le mie opinioni non interessano a nessuno, disse
lui. Come molti americani, mi sono sentito davvero impotente
negli ultimi anni, incapace di fermare l'inversione
di marcia nel nostro paese, e darti il mio appoggio  un
modo per non restare a guardare. Ascolta, non sto dicendo
che sia facile, lo so che subisci pressioni di ogni genere, ma
 una questione davvero cruciale. Devi essere forte. Non
c' nessuna prova che i musulmani d'America siano una
minaccia; perch dobbiamo inventarla noi?
Vedo che continui a batterti per le minoranze, disse
lei e, anche se non voleva essere un complimento, lui lo
interpret come tale.
Per chi altri dovrei battermi?
Per le vittime? Per le famiglie?
Non credo che il loro esercito sia sguarnito, disse lui.
Ci sono un miliardo di musulmani nel mondo! Simul
una risata frivola. Ti sembra un esercito sguarnito?
In questo paese s. E Khan rappresenta una minoranza.
Ha vinto in maniera leale e voi non glielo volete
riconoscere.
Quel suo non voler afferrare la situazione in tutta la sua
complessit la stava portando, per la prima volta, a giudicarlo
un cretino. Non  vero che non glielo voglio riconoscere,
voglio solo sapere se quello che ha...
Lui la interruppe. Promettimi che onorerai l'impegno
con Khan.
Onorare? Non  un contratto, Jack. Sei pessimo come
quelli che vogliono obbligarmi a fermarlo. La decisione
spetta a me, e la prender, grazie. Rispondi a questa
domanda. Tu, con le tue cause libertarie, come concili il
sostegno all'Islam con il sostegno ai diritti dei gay, delle
donne, quando vedi come sono trattati i gay, le donne o
le minoranze in tanti paesi musulmani?
Mohammad Khan non  un musulmano cos.
Infatti,  la tua cartina di tornasole. I musulmani accettabili
sono quelli che la pensano come te.
Lui si scol il cognac, sembrava scocciato. Con stupore,
Claire si accorse che dargli torto le piaceva proprio come
un tempo le piaceva dargli ragione.
Sei cambiata, disse lui.
Questo  poco ma sicuro, disse lei, riempiendo di
nuovo i bicchieri, anche se il calore del cognac le aveva
gi intorpidito i muscoli e la lingua. Immagino valga
per tutti quelli che hanno perso una persona cara quel
giorno. Voleva dire che forse non era un cambiamento
ma un'evoluzione, una maturazione. Per sentiva che la
disapprovava. Cerca di capire, Jack. E stato... non ci
sono parole per descrivere quanto ho sofferto perdendo
Cal in quel modo.
Guard il quadretto che aveva allestito sul poggiapiedi,
un'artistica composizione di foto di famiglia, corallo
ramificato e libri d'arte sovrapposti, che resisteva strenuamente
ai sabotaggi infantili. Le cadde lo sguardo su una
foto di Cal sorridente, poi il suo braccio l'avvolse, o cos
le sembr finch non alz lo sguardo e vide che era Jack,
che si avvicinava, l'abbracciava e l'attirava a s, dicendo:
Ehi, ehi, scusa, mi dispiace. Le prese la testa e se l'appoggi
al petto, come fosse una figlia, e le accarezz i capelli
con la mano, sciogliendole lo chignon e continu ad
accarezzarla, senza fermarsi, finch lei non si abbandon
e cominci a fremere. Scusa, le ripet. Mi dispiace.
Le sollev il mento, si sporse a posare la bocca sulle
sue labbra, e tornarono a essere due ventenni ansimanti,
nervosi, quasi che il loro attrito avesse scatenato un'attrazione
ancora pi forte. Con l'altra mano cominci subito
ad aprirle la camicetta e a massaggiarle il seno con piccoli
movimenti concentrici che risvegliarono dal letargo ogni
fibra del suo essere. Poi le strinse forte il capezzolo come
per dire: Io ti conosco, io so chi sei.
L'idea di attirarlo a casa solo per respingerlo le era venuta
tornando in macchina dal ristorante. Eppure eccola
che si allungava per farsi togliere la camicetta e slacciare il
reggiseno, che si lasciava sollevare la gonna e infilare la mano
negli slip, le dita dentro, tanto che rimase senza fiato, e
fu sul punto di gridare, alla scarica di piacere e di dolore.
Calma, disse lui ridendo. Sveglierai i bambini.
Le loro stanze sono troppo distanti, disse irritata a
sentirli nominare in quel momento. Eppure non riusciva
ancora a togliergli via la mano, finch non s'intromise il
ricordo dei discorsi a cena e il suo desiderio si spense. Si
divincol e cerc di sembrare annoiata. Io non... non
sono pronta, disse. Lui non si scompose, come se non
gli importasse di andare fino in fondo. Lei si rinfil la camicetta,
si riabbass la gonna e lo accompagn fuori, porgendogli
la guancia quando si chin a baciarla.
Cerca di essere forte, Claire, e non scordarti di inserire
l'allarme. Le sfugg un mezzo singhiozzo. Era il
primo gesto protettivo da parte sua, da parte di chiunque.
I rilevatori di movimento fecero il loro dovere e Jack
si avvi verso l'auto in mezzo a una distesa di luce. Scomparve
lungo il vialetto. A plasmarla, ora come un tempo,
non erano solo le persone che incontrava sul cammino, ma
anche il modo in cui le perdeva.
...
.
...
Capitolo diciottesimo.
...
.
...
Quattordici aggressioni a donne musulmane in tutto il
paese; in risposta, venticinque ronde di autodifesa. Undici
profanazioni delle moschee in otto stati, escluso un
maiale arrostito per protesta davanti a una moschea in
Tennessee, compresi per gli escrementi di cane lasciati
sulla soglia di una moschea nel Massachusetts. Ventidue
paesi musulmani esprimevano preoccupazione per il trattamento
riservato ai loro confratelli in America e per il
ritratto dell'Islam offerto dai media. Sei gravi minacce a
grandi aziende americane all'estero da parte di estremisti
islamici che giuravano vendetta per la persecuzione di
Khan. E, cosa pi inquietante per un paese mai sfiorato
dal terrorismo jihadista locale, tre cospirazioni sventate
in patria.
Questi bollettini, queste notizie sconcertanti, raggiungevano
Paul a ogni ora, da ogni dove. Lo stesso valeva per
le opinioni che generavano. L'FBI e la polizia di New York,
in insolita armonia, gli suggerirono di annullare, o perlomeno
rimandare, l'assemblea pubblica perch avrebbe potuto
infiammare ulteriormente gli animi. Un membro del Consiglio
nazionale di sicurezza sosteneva il contrario: annullare
l'assemblea poteva avere ripercussioni negative a Peshawar.
I funzionari del Dipartimento di Stato ritenevano
che l'assemblea potesse giovare alla campagna globale di
persuasione dei musulmani, sempre che non le nuocesse
l'andamento negativo dell'assemblea. Il governatore insisteva
che l'assemblea pubblica poteva offrire alla cittadinanza
la necessaria catarsi della tensione. Ci sono conflitti
che vanno combattuti fino in fondo, non insabbiati, 
disse, al che il sindaco di New York l'accus di plaudire
alla violenza. Il presidente, che era stato proprietario di
una squadra di baseball, sugger di scambiare Khan (Lui
si ritira e noi lo facciamo ambasciatore di buona volont
per il mondo musulmano) o di spedirlo a giocare in un
campionato minore (Costruiamo il suo monumento, per
in un'altra citt o in un piccolo centro).
Il fido bloc-notes giallo di Paul stava rivelandosi inutile
di fronte a queste rivendicazioni contrapposte. Disdire
l'assemblea era pericoloso, oltre che pieno di incognite,
ma anche confermarla. Lo stress, che gli aveva gi tolto
l'appetito, gli rubava il sonno, lo rendeva irritabile, e induceva
Edith e i domestici a parlare in tono insolitamente
sommesso. In casa venne a crearsi un clima di veglia al
moribondo, un'atmosfera funesta per un uomo che ormai
avvertiva tutto il peso dell'et.
A mezzanotte, nel suo studio, Paul scartabell tutti i
fascicoli sul monumento e s'imbatt nel giornale che per
primo aveva rivelato il nome di Khan. Da quando lo aveva
estratto da quella busta, aveva tentato invano, in un
modo o nell'altro, di ricacciarcelo dentro. I suoi sforzi di
contenimento avevano solo prodotto altro caos. Forse la
soluzione, pens adesso Paul, era lasciare che fosse il caos,
il caso, l'Architetto della storia. Lui per mestiere era
un giocatore d'azzardo, anche se operava con l'avallo della
societ. Il giovanile amore per il rischio, che lo aveva avvicinato
al mondo della finanza, cominci a risorgere. Prese
una monetina, scommise testa o croce, e la tir. George
Washington teneva lo sguardo fisso in lontananza, come
per vedere in quale modo la nazione che aveva fondato
avrebbe superato questo scoglio. Tanto per cominciare,
permettendo ai cittadini di sfogare il loro malumore.
La pressione nei confronti di Mo, cresciuta settimana
per settimana, giorno per giorno, sembr intensificarsi
ora per ora. Alla vigilia dell'assemblea pubblica, le voci
pulsavano a ritmo malevolo: gli Emirati Arabi Uniti avevano
comprato i diritti del monumento, gli estremisti
islamici stavano per sabotare il luogo dell'attentato, gli
oppositori di Mo lo avrebbero fatto saltare in aria scaricando
la colpa sui musulmani, Mo avrebbe finto di accettare
Ges Cristo come suo personale redentore per riuscire
a costruire il suo paradiso.
Lui, per la verit, voleva solo essere redento dal nuovo
avvocato, ma anche questo alimentava nuove voci. Scott
Reiss era sicuro di s, istrionico, professionale ed esoso.
Appena si venne a sapere del suo incarico a spargere la
voce fu proprio lo studio di Reiss, per il quale ogni pubblicit
era positiva in quanto tale il Post pubblic un
pezzo velenoso in cui ci si chiedeva come facesse Mo a pagare
uno studio cos prestigioso e si insinuava che lo finanziassero
i sauditi. L'articolo sottolineava che a New York
gli stipendi degli architetti erano bassi, citando perfino
fonti anonime dello studio ROI. Il reddito di Mo era leggermente
pi alto di quello stimato, ma il giornale aveva
ragione: non bastava per pagarsi un avvocato da cinquecento
dollari l'ora con annessa agenzia di pubbliche relazioni.
La verit era che il padre di Mo aveva attinto alle sue
finanze, quarant'anni di risparmi che stillavano come una
flebo nel braccio vestito Armani di Scott Reiss. Avrebbe
potuto documentarlo pubblicamente con un rendiconto
del fondo pensione, ma voleva proteggere i suoi genitori.
E soprattutto si rifiutava di dimostrare la sua innocenza.
Sapeva di essere nel giusto, ma era come avere le mani in
ceppi senza il lucchetto. Gli dolevano i muscoli.
Reiss programm innanzitutto un'offensiva propagandistica.
Devi mostrare le foto dei tuoi figli, disse, e quando
Mo gli fece presente che non li aveva: Fattele prestare.
Dobbiamo umanizzarti. No, americanizzarti. Vogliamo i
tuoi album di famiglia. Le medaglie da boy-scout. Vogliamo
fare una campagna stampa prima dell'assemblea. Hai un
sacco di sostenitori disposti a pagarti gli spazi pubblicitari.
Mo si vergogn al pensiero di Laila che vedeva una
campagna stampa dopo il suo no a quella del Consiglio
islamico. E comunque non voleva reclamizzarsi come un
prodotto; non voleva rassicurare i compatrioti sulla sua
incapacit di fare del male.
Niente campagna stampa, disse, e Reiss alz gli occhi
al cielo.
Il Ramadan continuava. Mo digiunava ancora dall'alba
al tramonto ogni giorno, mangiava ancora da solo quasi
tutte le sere, malgrado l'ammonizione paterna. Il ricordo
dell'iftar nella residenza del sindaco gli bruciava ancora,
lo aveva convinto che la sua presenza guastasse qualunque
riunione di musulmani. Ma la solitudine lo consumava, soprattutto
ora che l'assemblea era alle porte. Mancavano
solo quattro giorni quando and a Brooklyn per cenare
con cinque protestanti: Thomas, Alice e i loro bambini.
Alice continuava a propinargli generose dosi di rabbia
perch, come ripeteva regolarmente, aveva fatto una cazzata
con Thomas e messo a rischio l'intera famiglia, ma
pi che altro gli centellinava il perdono col contagocce.
Quella sera glielo avrebbe concesso a condizione di costruire
a Petey lo Space Needle di Seattle con i Lego. Quando
la cena termin e i bambini vennero messi a nanna, Mo si
mise al lavoro sul pavimento del salotto, felice di perdersi
nella relativa spensieratezza delle costruzioni giocattolo.
Alice era stesa sul divano, con i piedi sulle ginocchia
di Thomas, e Mo cerc di bloccare il ricordo di Laila che
inarcava i piedi delicati come dorsi di gatto e glieli accoccolava
sulle ginocchia.
Facendo zapping da un canale all'altro, Alice si ferm
sulla faccia di Mo. Lui, come sempre, pass automaticamente
a guardarsi da fuori, come se stesse osservando
un'altra persona. Issam Malik e Lou Sarge discutevano del
monumento, e vedendoli Mo torn di colpo a quella sera
con Yuki, meno di un anno prima. Quegli uomini per lui
erano estranei, cartoni animati, e lui per loro non esisteva.
Adesso erano tutti personaggi, attori di un sinistro melodramma,
incapaci di uscire di scena o, nel caso di Malik e
Sarge, dallo schermo televisivo.
I loro botta e risposta a volte erano cos calibrati che si
chiese se non li provassero a telecamere spente.
Con questa retorica lei ha alzato un muro di sospetti, 
disse Malik.
No, disse Sarge.  Mohammad Khan ad aver alzato
un muro di sospetti.
Malik sorrise involontariamente, Thomas, Alice e Mo
guardarono in simultanea lo Space Needle. Sarge continu:
Quell'uomo ha creato il dilemma perfetto. Se lo costruiamo,
 un paradiso dei martiri, e il nemico si ringalluzzisce.
Se non lo costruiamo, il nemico ci d addosso perch
discriminiamo un musulmano.
Lo avete creato voi, il dilemma perfetto. Se Khan lotta
per i suoi diritti  un musulmano aggressivo, rabbioso,
che porta avanti la jihad di nascosto. Se si arrende, riconosce
innanzitutto che quei diritti non li ha mai avuti.
Mo nutriva la segreta speranza che Malik continuasse a
difenderlo grazie all'influenza di Laila. Ma probabilmente
lo faceva solo perch gli sembrava ancora un investimento
molto redditizio.
 ridicolo! rugg Sarge. Sono i suoi diritti, su
questo non ci piove. Ma potrebbe avere la decenza di non
esercitarli.
Mo non capiva perch ascoltare certi discorsi in presenza
di Thomas e Alice lo mettesse a disagio. Thomas,
per amicizia, per innata lealt, non avrebbe mai ammesso
neanche con se stesso che Mo doveva ritirarsi. Per Alice
era tutto un altro paio di maniche.
Secondo te ha ragione, Alice? chiese Mo.
Vuoi la verit? disse lei.
Non chiedo di meglio.
Se parlassi di una persona diversa da te, di un qualsiasi
altro musulmano intendo, s, penso che abbia ragione.
Penso anche che sia uno stronzo, uno che la decenza non
sa nemmeno dove sta di casa, ma questo non c'entra. Tu
vuoi che il tuo progetto sia un momento di riconciliazione,
lo so, e lo rispetto. Ma non sta riconciliando nessuno,
perlomeno non in questo momento.
Alice, fece Thomas.
Me lo ha chiesto lui!
 vero, disse Mo. E se io fossi un qualsiasi altro
musulmano potrei essere d'accordo con lei.
L'eco stonata di quel dialogo continu ad aleggiare
anche quando i discorsi presero un'altra piega. Mezz'ora
dopo Mo si tir su, con le gambe anchilosate, lo Space
Needle a met, e disse che doveva tornare a casa. La parola
gli bruciava in bocca.
Buona fortuna per l'assemblea, disse Alice abbracciandolo
prima che entrasse nell'ascensore. Dicevo davvero,
sai: la mia opinione vale per tutti i musulmani tranne
te. Tu sei nostro.
Alice! esclam Thomas.
Lei alz gli occhi. Lui sa cosa voglio dire. Non ha bisogno
che lo proteggi da me.
Se prima evitava la solitudine, adesso non vedeva l'ora
di ritrovarla. Fece un mezzo ciao stremato con la mano
e lasci che le porte dell'ascensore si chiudessero. Per
evitare la metropolitana non voleva essere riconosciuto,
applaudito o apostrofato da vicino aveva prenotato una
macchina con autista.
Mohammad Khan, disse impassibile l'autista, un
certo Faisal Rahman, quando lui sal in macchina.
In persona, disse Mo, tristemente rassegnato a un
lungo interrogatorio fino a casa.
Ma Faisal tacque per quasi tutto il tragitto. Parl solo
quando imboccarono il ponte di Brooklyn e videro l'Empire
State Building illuminato di rosso e bianco, come un
gelato alla frutta. Nei primi due anni che ero qui, disse,
ogni volta che vedevo le luci verdi sull'Empire State
Building, pensavo fosse per l'Islam. Lo raccontavo a tutti
dalle mie parti; mezza Matlab pensa ancora che sia vero.
Poi ho scoperto che era per i Jets! Cominci a ridere e,
nonostante il magone, rise anche Mo. Ma per quei due
anni, non mi sembrava vero che questo paese amasse l'Islam cos tanto.
Quando arrivarono a destinazione, Faisal non volle essere
pagato. Le auguro buona fortuna e che Allah la benedica,
disse l'autista. Ne avr bisogno.
Tre notti prima dell'assemblea Mo sogn la siccit, la terra
arida e coriacea. Sogn alluvioni, il suo giardino trasformato
in una palude. Sogn locuste che divoravano piante
e lo assalivano, e da quel sogno si svegli, contorcendosi, e
and a tentoni in cucina, prese il succo d'arancia dal frigo
e bevve, bevve con lo stesso nauseante languore che, nella
sua idea, fiaccava un tossico recidivo, ma anche con lo stesso
sordido sollievo: io sono cos, ora posso smettere di fingere.
Succo d'arancia appena sveglio, un'abitudine americana,
con la quale per aveva interrotto il digiuno del Ramadan.
Non sapeva nemmeno perch, solo che si era svegliato con
la brusca, repentina sensazione che quel sacrificio non gli
avrebbe dato forza, che la sua astinenza fosse solo una posa.
Se non era convinto di credere nel paradiso garantito
dal digiuno, come poteva credere nel digiuno? Ma tanto,
quel Ramadan, lo avrebbe ugualmente messo alla prova.
Una volta, circa un anno prima, incuriosito dalla nuova
religiosit del padre, lo aveva accompagnato alla preghiera
del venerd. Appena parcheggiato, aveva cominciato a
criticare l'architettura della moschea. La cupola e il minareto,
gli interni gelidi e vistosi: Nessuno trover Dio l
dentro, aveva detto quando erano usciti.
So che l'architettura  la tua religione, aveva risposto
Salman, con una punta di perplessit. Ma non dovrebbe
allontanarti da Dio, n ti pu condurre da Lui.
La bottega del barbiere era minuscola e anonima, quattro
poltrone e un portariviste, una sola persona a tagliare
i capelli per quattordici dollari e spazzarli dal pavimento:
un posto vecchia maniera, un angolo poco impomatato di
Manhattan. Mo indugi fuori per un momento, poi entr
e si rivolse al titolare, camicia bianca e faccia nascosta dal
giornale. L'uomo richiuse il giornale, scoprendo una barba
color gesso con baffi in tinta, e incroci le braccia.
Li voglio corti, disse Mo. Ordinati.
Il barbiere gli indic una poltrona e gli allacci al collo
la mantellina nera. Alline gli strumenti con precisione da
chirurgo e si mise all'opera. Ciocche scure cominciarono
a piovere sul pavimento. Il barbiere lanci un fischio. Per
Mo, ogni colpo di forbice era una concessione. Mancavano
due giorni all'assemblea. Si stava tagliando i capelli cresciuti
fino alle spalle dopo il viaggio in Afghanistan su
ordine della madre, o cos gli piaceva credere. La sua immagine,
gli aveva fatto notare lei, stava sviando l'attenzione
dal suo progetto; forse un aspetto pi tradizionale
avrebbe fiaccato le resistenze, smorzato le paure. Le aveva
risposto che lui non doveva adeguarsi agli stereotipi.
Eppure eccolo l, a tagliarsi i capelli.
Anche la barba? chiese il barbiere, esitando prima
di togliergli la mantellina.
Fece di no con la testa.
Il mattino dell'assemblea Mo si svegli presto, con i boxer
sudati, malgrado l'aria fresca autunnale, e le lenzuola
ridotte a un groviglio. Si tast la faccia, la superficie morbida
e ispida, fece la doccia, con la mano apr uno squarcio
nella nebbia dello specchio, e si chin sul lavandino.
Vedersi con i capelli corti lo colse di sorpresa come se uno
sconosciuto fosse sbucato dall'armadietto dei medicinali.
Si guard fisso e inizi l'ennesimo dibattito. Lo aveva fatto
per praticit. No, per vigliaccheria. Sarebbero ricresciuti.
Non sarebbe stata la stessa cosa. Era padrone della situazione.
Stava crollando. Era una mossa intelligente. No,
vile. La prossima volta te la taglierai, se te lo chiedono.
Le parole di Laila riecheggiarono.
Si era lasciato crescere la barba per giocare con le impressioni
e le fissazioni, per opporsi al tentativo di definirlo.
Tagliandosi la barba avrebbe perso, o semplicemente
messo fine alla diatriba? Avrebbe tradito la sua religione?
No, ma cos sarebbe sembrato. Avrebbe tradito se stesso?
La domanda fece tremare la mano che stringeva il rasoio.
Con un gesto deciso, cominci a radersi, guardando affiorare
strisce di pelle pi chiara. Quando termin, il suo
viso sembrava pi giovane, emaciato, smunto, cos come il
taglio cortissimo faceva sembrare la testa pi piccola, fanciullesca.
Si stava umiliando, o forse stava togliendo agli
altri la possibilit di umiliarlo. Apr la valigia, tir fuori i
vecchi occhiali con la montatura pi discreta, in titanio, e
ripieg quelli con le lenti sfumate. Gli sembr di riporre
se stesso nella custodia.
Mise una doppia dose di deodorante sotto la camicia
bianca, il completo grigio scuro pi elegante che aveva e
la cravatta di seta a strisce diagonali grigio scuro e righine
argento. Mica male, pens studiando la propria immagine,
pacata ed estranea, allo specchio. Ma quello non era
un concorso di bellezza.
Il cielo era un volto senza espressione. Mo prese un taxi
fino all'aula del municipio dove si sarebbe tenuta l'assemblea.
La polizia montava le transenne in previsione
di una grossa affluenza. Cani antibomba pattugliavano il
City Hall Park.
Entr da un ingresso laterale, come da istruzioni di
Paul Rubin. Un poliziotto controll su una lista il suo nome,
Khan, Mohammad, poi gli ordin di svuotarsi le tasche
e passare attraverso il metal detector che gli bloccava
l'accesso. Mo scaric monete, chiavi, cellulare nel piccolo
vassoio di plastica, si sfil le scarpe, pass, e ud una fragorosa
serie di bip.

La cintura, disse il poliziotto, guardandogli i fianchi.
Si sfil la cintura. Mangiava poco, anche a prescindere
dal digiuno, e il suo fisico gi smilzo aveva perso
qualche chilo. Quel mattino aveva stretto la cintura di
un altro buco. Ora i pantaloni del completo gli stavano
larghi in vita.
Riprovi, disse il poliziotto, indicando il metal detector.
Mo pass e fece scattare di nuovo l'allarme. Il poliziotto
lo scrut con diffidenza.
Gli occhiali? disse Mo, col dubbio che dipendesse
dalla montatura in titanio. Il poliziotto sbuff e borbott
qualcosa alla trasmittente, poi si ricord di accenderla,
borbott di nuovo, se la port all'orecchio per sentire la
risposta, e gli intim: Apra le braccia e divarichi le gambe.
Vista l'espressione terrorizzata di Mo aggiunse, pi
gentilmente: Devo perquisirla.
Stordito, Mo sent montare l'indignazione per l'affronto
che subiva proprio in quel giorno. Cominci a tremare
suo malgrado, ed ebbe paura che lo scambiassero per il
nervosismo di una coscienza sporca. La guardia si avvent
sulle sue braccia spalancate e, con una sorta di amorevole
intimit, gli infil le dita nelle maniche e sotto il dorso
della giacca. Proprio in quel momento dall'interno dell'edificio
spunt Paul, un po' trafelato, in compagnia di un
poliziotto pronto a far valere la sua autorit.
Capitano, lo salut il poliziotto che perquisiva Mo.
Oh, fece Paul quando vide Mo. Ah. Poi, al poliziotto
che lo perquisiva: Tutto a posto, lo lasci passare.
Il poliziotto non sembrava convinto, cominci a scuotere
la testa.
La prego, disse Paul con impazienza, rivolto al capitano.
Mi prendo tutta la responsabilit. Lui ... ...
Attesero con garbo, come se fosse balbuziente, che trovasse
la parola giusta.
L'ospite d'onore! proruppe finalmente, come fossero
riuniti per la festa a sorpresa di Mo.
Il capitano annu. Dopo un altro momento di esitazione,
come un cane che non vuole mollare l'osso, il poliziotto
stacc la mano dalla schiena di Mo, dove l'aveva lasciata
senza rendersene conto. Mo si accost al metal detector
con cautela, sentendosi un bambino che ha il permesso di
rientrare in classe o un prigioniero a cui il caso ha concesso
la grazia. Si vergognava che fossero dovuti correre in suo
soccorso. Infil i piedi nelle scarpe, monete e chiavi nelle
tasche, e cominci a camminare, ansioso di allontanarsi,
ma poi si accorse che Paul non era accanto a lui. Sent tossire
educatamente e si volt.
La cintura, disse Paul, guardando da un'altra parte.
Un modello del Giardino campeggiava sul palco sotto
un riflettore e una gigantesca bandiera americana. Era in
mostra da due settimane, insieme ai disegni di Mo, perch
i cittadini potessero prenderne visione.  senz'altro il
modello architettonico pi superprotetto della storia, gli
aveva riferito Thomas dopo una visita. Il Diamante Blu
dei modelli architettonici.
Mo era stato cinque volte al laboratorio di modellismo
mentre il giardino in miniatura era in costruzione, eppure
vederlo li in mostra lo gonfi di orgoglio. Il muro bianco,
con la data dell'attentato impressa sulla facciata esterna,
sfolgorava alla luce come osso esposto. Una minuscola pompa
a batteria immetteva l'acqua nei canali. Per una questione
di tatto, al posto dei nomi sulla parte interna c'erano
combinazioni casuali di lettere, ma la loro trama, con
soddisfazione di Mo, evocava ugualmente le facciate degli
edifici distrutti. Alberi d'acciaio in stagno ritorto e alberi
verdi fatti di carta e filo metallico torreggiavano sui muri.
Dal pubblico, invisibile da dietro le quinte, saliva come
un ronzio di calabrone. All'ultimo momento utile scese,
e si accomod in prima fila. Il ronzio divent assordante.
Respira, respira, si disse. Lanci un'occhiata a destra della
sua fila e vide Robert Wilner, il rappresentante del governatore,
che lo guardava e si lisciava annoiato il mento.
Appena pi lontano, a sinistra, vide Claire Burwell che lo
fissava. Quando incroci il suo sguardo lei gir subito gli
occhi, cosa che lo innervos. Aveva letto il pezzo sul Post
riguardo ai suoi ripensamenti, ma aveva dato per scontato
che, come gran parte del contenuto di quel giornale, fosse
esagerato o non vero. L'appoggio di Claire gli era parso
cos enfatico, cos solido, con quell'accenno al figlio. Non
gli era venuto in mente di dubitarne.
Uno studente delle superiori sal sul palco a cantare The
Star-Spangled Banner, l'ultima nota, tesa e fragile, sospesa
in aria come un vaso in bilico. Paul Rubin sal placidamente
sul palco, si accomod, batt sul microfono, ringrazi
tutti di essere venuti, e chiese un momento di silenzio per
le vittime dell'attentato. Mo ricord appena in tempo di
chinare il capo, mordendosi le mani per l'errore appena
scampato; immagin le foto, la riprovazione, se fosse rimasto
l'unico a fissare dritto davanti a s. Le macchine
fotografiche fecero clic come pistole scariche.
Alle famiglie, continu Rubin, vorrei solo dire:
siamo qui perch pensiamo ai vostri cari che non ci sono
pi. Siete davvero stati la coscienza del nostro lavoro, e
di questo voglio ringraziarvi. Poi, da uomo abituato a
presiedere riunioni qual era, spieg velocemente come si
sarebbe svolta l'assemblea. Mohammad Khan avrebbe fatto
una dichiarazione. Poi la parola sarebbe passata a un
campione di cittadini, dando la priorit ai famigliari delle
vittime. Chiese un comportamento civile. Il bello della
nostra democrazia, disse,  che diamo a tutti la possibilit
di parlare, di far sentire la propria voce. La decisione
della giuria era solo un'indicazione, solo una fase di
tutto l'iter. Vogliamo che questo iter sia il pi democratico
possibile e dunque sarete voi cittadini ad avere l'ultima
parola. Mo ci mise mezzo minuto a capire che Rubin
stava spogliando la giuria del suo potere e rimettendo la
decisione nelle mani dei cittadini. Iniziarono a bruciargli
gli occhi; li abbass per cercare di riprendersi.
Signor Khan? disse Paul. Signor Khan.
Aveva interrotto il digiuno, ma quel mattino, concentrato
com'era sulla rasatura, si era scordato di mangiare.
Si alz e si diresse, malfermo come un puledro, a sinistra.
Guard Claire, che abbass gli occhi sul suo notebook, mostrando
solo le bionde spire dello chignon, le gambe lunghe
e affusolate. Ariana se non altro gli rivolse un cenno d'incoraggiamento:
comprensione da dove meno te l'aspetti,
la piccola umanit di una finestra aperta in un grattacielo.
Dal palco, vedeva il pubblico nitido e poi sfocato, un
momento prima era una macchia pallida, indistinta, quello
dopo una serie di smorfie e occhiatacce in alta definizione.
Aveva chiesto ai genitori di non venire, pur sapendo che
lo avrebbero guardato alla televisione. I dubbi del padre
scuotevano le sue certezze; a sua madre voleva risparmiare
il clima viscerale della sala. Ma in quel momento rimpianse
di non averli accanto. Cerc Laila con gli occhi ma non
la vide. Non ce n'era motivo. Invece avvist Reiss, che si
accaniva sul BlackBerry.
La sala finalmente tacque. Mo pos il suo testo, stampato
in corpo diciotto, sul tavolo, e si avvicin al microfono.
Osserv i volti della platea e immagin tutti gli altri che lo
avrebbero guardato dai teleschermi. L'assemblea sarebbe
stata trasmessa in mondovisione, non avrebbe mai avuto
un'altra occasione di discutere il suo lavoro davanti a un
pubblico tanto numeroso. E invece era ridotto a spiegare
perch una religione che praticava a stento non lo aveva
contaminato. Seduto sul palco al piccolo tavolo dei relatori,
si sentiva uno stupido burattino dietro cui lottavano
forme ciclopiche. Cerc di ricordare le esperienze pi dure
della sua vita: le charrettes e le valutazioni alla scuola di
architettura; le ostiche riunioni con i clienti e con Roi. La
migliore preparazione a questo momento gliela aveva fornita
l'interrogatorio subito dopo l'attentato.

Vorrei ringraziarvi di avermi invitato qui stasera, 
inizi con voce ferma, sicura. Per me  stato un onore che
il mio progetto sia stato scelto per il monumento in memoria
delle vittime. Voglio esclusivamente rendere giustizia
a tutte le vite sottratte in quel terribile giorno. Se poi
io e il mio progetto non avremo giustizia pazienza, pens
indispettito, prima che si facesse strada il rammarico per
quella rabbia, per il suo potere inquinante, deformante.
Prese un bel respiro.
Vorrei parlare un momento del progetto. Per me il
muro intorno al giardino, il muro con i nomi,  un'allegoria
del dolore che circonda l'indomani della tragedia. La vita
continua, lo spirito si rinnova:  questo che rappresenta il
giardino. Ma mentre il giardino cresce, si evolve, e cambia
con le stagioni, il muro che lo circonda non cambia mai. 
eterno, immutabile, come il nostro cordoglio...
Colse una serie di sibili sommessi, lente esalazioni d'aria
tossica. Per un momento fu come se il lampo della folla
ostile lo stesse accecando. Era il riflettore puntato su di
lui, che era stato alzato. Strizz gli occhi. Un dolore sordo,
per la luce o la fame, o per lo stress, gli si appollai
sulla tempia destra. Si agit sulla sedia, si raddrizz, salt
un pezzo del suo testo. Il progetto risente di molte influenze,
dai giardini giapponesi, per esempio, che usano le
strutture come io ho usato il padiglione, un punto fermo
nel susseguirsi delle stagioni...
Nessuno si fa saltare in aria per entrare in un giardino
giapponese! url un uomo dal pubblico.
Non ci sono settantadue vergini che allargano le gambe!
grid un'altra voce.
Paul si riscosse e accese il microfono con tutta la solerzia
che avrebbe applicato durante un consiglio d'amministrazione
vagamente litigioso. Non sono ammesse interruzioni
di questo genere, disse. Lasciamo concludere
chi sta parlando. Chiunque non sia in grado di controllarsi
sar allontanato dalla sala.
La flemma di Rubin lasci interdetto Mo; sembrava
non gli interessasse minimamente controllare la situazione.
Mentre gli spettatori si calmavano, diede una scorsa alla
sua dichiarazione. Non aveva perso il segno, solo si era dimenticato
per un momento dov'era rimasto: non ricordava
cosa aveva appena detto. I caratteri grandi campeggiavano
come un alfabeto straniero. Improvvis.
... dai giardini giapponesi ad artisti e architetti moderni
come Mondrian e Mies van der Rohe, a giardini che
ora definiamo islamici...
Il silenzio impietrito della sala si tradusse in un boato
nelle orecchie di Mo. Il suo intento era sottolineare tutte
le influenze non islamiche del Giardino, dimostrare che se
l'autore non si fosse chiamato Mohammad, i critici avrebbero
valutato il progetto cogliendone le molteplici ascendenze.
Ma le interruzioni alimentarono la sua rabbia e decise,
su due piedi, che minimizzare le influenze islamiche
significava riconoscere lo stigma che le accompagnava.
Fischi in sala, cori che scandivano: Salviamo l'America
dall'Islam e No al mausoleo musulmano!
Silenzio! Rubin sgrid invano i disturbatori. Silenzio!
Mo and avanti. Ai giardini che ora definiamo islamici, 
ripet, bench siano antecedenti all'Islam di almeno
un millennio, dal momento che fu l'agricoltura, non
la religione, a determinarne la struttura...
Taqiya! url una donna.
Sono tutte bugie! Taqiya! strill un'altra.
Ordine! tuon Rubin, finalmente resuscitato. Era
diventato pallido; la mezzaluna della pelata scintillava di
sudore, che lui tamponava furiosamente con un fazzoletto.
Ordine! tuon di nuovo Rubin. O interrompiamo
l'assemblea. Ordine!
Mo non tent pi di parlare e dopo qualche minuto la
sala si acquiet. Se voi cittadini non siete in grado di
comportarvi come si deve, li redargu Rubin, non meritate
di dire la vostra.
Noi non siamo cittadini qualsiasi, siamo le famiglie, 
url qualcuno. Lei non pu dire che non contiamo
Scatt l'applauso indignato.
Rubin, ancora sudato ma composto, alz una mano.
Certo che le famiglie contano. Ma siccome le famiglie
rispettano l'iter del concorso, ne deduco che non sono loro
a interrompere. Le famiglie meritano di essere trattate
con dignit mentre vagliano il progetto pi adatto, perci
chi disturba i lavori di questa assemblea non ha alcun rispetto
per le famiglie.
La logica, per quanto contorta, si rivel efficace; il pubblico
si calm. Paul fece cenno a Mo di continuare. Doppio
deodorante o meno, stava sudando anche lui. Cerc
di riprendere da dove si era interrotto. I giardini sono
antecedenti all'Islam, quindi forse i giardini di cui si legge
nel Corano si basano su quel che esisteva all'epoca, magari
sui giardini che Maometto vide mentre era in viaggio per
Damasco. Magari l'uomo ha scritto il Corano per reazione
al suo contesto: in confronto al deserto, i giardini sembravano
un paradiso, quindi  stato quello il paradiso che
hanno creato. Quello  diventato il modello del loro eden.
Lo sfior il timore di aver detto una frase avventata, ma
come un giocatore di football che perde la palla, non pot
fare altro che rincorrerla. Quello che voglio dire , che
cosa voleva dire? quello che voglio dire  che il Giardino,
con tutte le sue influenze... che tutto questo miscuglio di
influenze  proprio ci che lo rende americano. Col riflettore
che lo abbagliava riusciva a vedere solo Rubin, e
Rubin sembrava confuso. Doveva chiuderla l.
Le vergini, le settantadue vergini, doveva affrontare
anche quel discorso... settantadue versioni della verit.
No, avrebbe solo peggiorato le cose. Ora capiva la magagna,
la fregatura, di quell'assemblea: non avrebbe avuto la
possibilit di replicare alle persone che sarebbero intervenute
dopo di lui. Di portare la questione su un piano pi
personale, di far capire quello che gli stavano facendo. Se
ne sarebbero fregati, inutile farsi illusioni. Doveva fargli
capire quello che stavano facendo a se stessi. Ma in fretta:
tra poco il sudore che esibiva sulla fronte gli avrebbe
bruciato gli occhi.
Qual  la storia che volete scrivere con questo monumento? -
chiese allora, senza ancora riuscire a riprendere
il discorso che si era preparato, senza ancora riuscire
a ricordare quale argomento, dopo quello delle influenze,
voleva sviscerare. Non gli veniva in mente altro da dire,
cos il suo intervento si concluse bruscamente, come una
frase senza punto, e siccome nessuno si era accorto che
aveva finito di parlare, o nessuno faceva il tifo per lui, o
siccome la folla indisciplinata aveva improvvisamente preso
sul serio l'ammonimento di Paul contro le interruzioni,
nessuno applaud.
Una certa agenzia u.s.peak aveva ricevuto l'incarico di
coordinare la parte di dibattito riservata ai cittadini. Alyssa
si sedette al banco dei giornalisti, sbirci l'opuscolo patinato
allegato alla cartella stampa, e sghignazz. L'agenzia
si proponeva di realizzare l'ideale jeffersoniano che
regala a ogni americano il proprio quarto d'ora e di dare
finalmente pi voce e spazio ai cittadini-generalisti rispetto
a specialisti quali i politici e i lobbisti. Lo slogan
dell'agenzia era: Anche le democrazie a volte hanno bisogno
di un po' di Viagra. A giudicare dalle reazioni al
discorso di Mohammad Khan, la mancanza di testosterone
non era il problema di quell'uditorio, tantomeno delle
donne del Sadi.
Il cerimoniere della U.S.peak era una certa Winnie,
una donna col sorriso che sembrava fresco di sala operatoria.
Stava spiegando che avrebbe dato la parola ai cittadini
compresi nella lista di novanta nominativi in suo
possesso. A parte dire che avrebbero avuto la precedenza
i famigliari delle persone decedute, non forn alcun ragguaglio
sulla composizione della lista, e Alyssa si chiese
chi l'avesse compilata U.S.peak, Paul Rubin, il governatore?
e in base a quali criteri. La cosa la infastid,
come se le avessero corretto il pezzo prima ancora di lasciarglielo
scrivere.
I cittadini presero la parola.
Sono Alan Bolton. Ho perso mio figlio Jason. Non
trovo offensiva l'idea che sia un musulmano a progettare
il monumento, e nemmeno che il progetto contenga elementi
islamici. La trovo una mancanza di sensibilit, il che
 diverso. Alyssa guard Rubin, chiedendosi se avrebbe
vietato qualunque riferimento alla religione di Khan. Non
lo fece. Proprio a noi che abbiamo sopportato il peso di
questo lutto, ora viene chiesto di sobbarcarci un altro peso:
di dare prova della tolleranza dell'America e... insomma,
 pretendere troppo. A proposito della decisione di
fondare un convento di carmelitane ad Auschwitz, il papa
decise che, per rispettare la sensibilit degli ebrei, era necessario
spostarlo altrove. Non stava dicendo che le suore
non avevano diritto di stare l; non stava dicendo che erano
responsabili di quello che era successo agli ebrei. Stava
dicendo che i diritti non sono sempre sacrosanti, che contano
anche i sentimenti. Non ho niente contro il signor
Khan. Ma se l fuori ci fosse anche un solo musulmano
che gongola perch hanno scelto il Giardino, o per quello
che il Giardino potrebbe rappresentare, sarebbe un dolore
enorme per me.
Mentre Bolton lasciava il palco, Alyssa consult i suoi
appunti. Mancanza di sensibilit, aveva scritto. Famiglie
mostrare tolleranza=ingiusto. Papa a suore: convento
altra sede xk ebrei in bestia. Diritti Sacrosanti. Sentimenti.
Musulmani gongolano. Quelle parole evocavano
la testimonianza di Bolton quanto un anemico esemplare
a mollo nella formaldeide pu richiamare l'immagine di
un fegato funzionante. Controll che il registratore fosse
acceso e butt gi una serie di abbreviazioni per scalettare
i commenti: PI significava: Pro Khan e Interessante;
PN: Pro Khan ma Noioso; idem per i contro: CI, CN.
N da solo voleva dire Neutrale, C Casuale; PC Parentesi
Comica. Ora poteva solo ascoltare.
Arthur Chang Preside della Yale School of Art and
Architecture, ed ex professore di Mo. Era cinoamericano,
un distinto settantenne dalla chioma argentea. Lod
la pulizia e l'eleganza del progetto, la tensione tra forma
e libert, tra naturale e artificiale.
Se posso cambiare argomento: conosco il signor Khan
da quindici anni. Ha un carattere forte come il suo talento.
Ed  americano come me.
Debbie Dawson. Sotto il riflettore, tutta truccata,
somigliava al Joker. Quasi sapesse l'effetto che avrebbe
fatto in televisione, chiese che venissero abbassate le luci,
poi aspett, annuendo ai volti familiari, mentre i tecnici
armeggiavano per accontentarla.
Il profeta Maometto catturava schiavi, assaltava carovane
e spos una bambina di sei anni, anche se il matrimonio
non venne consumato finch la consorte non ebbe
la bellezza di nove anni, esord.  questo il nome che
vogliamo associare al monumento in memoria delle vittime?
Applausi e altri cori: No al monumento di Maometto! -
esplosero dal pubblico.
Winnie diede un colpetto al microfono e disse: Prego,
signorina Dawson, concluda, anche se la signorina
Dawson sembrava in estasi per l'interruzione.
I cori continuarono.
Rubin si allent bruscamente il papillon e disse: Tenga
presente, signorina Dawson, che il contributo dei suoi
sostenitori va a scapito del suo tempo.
Pu prendersi anche il mio, mi sono messo in lista, 
url qualcuno.
Il tempo non pu essere regalato n venduto n eliminato, 
disse Rubin. Se c' qualcuno che non vuole
usarlo termineremo prima.
La Dawson agit allegramente la mano, come a dirigere
le ultime note di una fanfara, poi riprese la parola. Quando
il capobanda di questo massacro ha detto ai compagni
Ci rivedremo in paradiso scommetto che neppure immaginava
di trovarlo nel cuore di Manhattan. Chi non ci
vede niente di male probabilmente crede anche che jihad
significhi solo lotta interiore, e se  cos io mi vendo il
ponte di Brooklyn. Gli americani musulmani devono condannare
le azioni dei loro fratelli, non incoraggiarle. E...
Mohammad Khan si alz di scatto, usc a spinte dalla
sua fila di posti, marci in corridoio e abbandon la sala.
Mentre passava Alyssa vide la tempesta sul suo viso. Un
uomo in giacca e cravatta, il suo avvocato, lo segu in fretta
e furia. La Dawson tacque con un sorriso. Immagino
che questa interruzione non andr a scapito del mio tempo,
signor presidente, disse. Rubin la ignor.
Alyssa si alz, pensando di rincorrere Khan, ma, come
se fossero ammanettati, anche i cronisti seduti al suo banco
si alzarono di scatto. Furente, si rimise seduta. Si sedettero
anche loro. Khan torn quando sul palco era gi
salita un'altra persona.
Arlo Eisenmann. Aveva perso la moglie. Per me
il progetto invece  molto bello. Molto potente. A preoccuparmi
non  la forma del giardino, n le sue eventuali
somiglianze, ma l'idea del giardino in s, la sua precariet.
La sua natura, se vogliamo.  una forma intrinsecamente
fragile, un rischio, e io non so se vogliamo correre questo
rischio. I giardini richiedono un enorme impiego di risorse,
di cure, per generazioni. Un monumento di pietra o di
granito si pu trascurare senza problemi. Ma se finissero
i soldi per la manutenzione, o i cambiamenti climatici
fossero talmente micidiali da rovinare tutte le piante? Il
simbolismo di un giardino distrutto, tornato alla natura,
a causa della disattenzione o dell'incuria umana sarebbe
catastrofico.
Alyssa ebbe un'improvvisa, insolita visione di un giardino
selvaggio che dilagava nel centro di Manhattan, alberi
che sbucavano dai palazzi, radici che squarciavano i
marciapiedi. Il pensiero le diede un brivido, in parte anche
di piacere.
Mi chiamo Florence Garvey. Quel giorno ho perso
mio cognato, ma sono anche una studiosa di storia americana.
Elenc, con tediosa dovizia di particolari, tutti i
suoi titoli accademici e non, poi disse: Il giardino mi va
bene, ma non capisco il muro di cinta. I giardini circondati
da un muro sono antiamericani, espressione che non
amo. Forse sarebbe preferibile dire che sono poco americani.
Sono estranei alla nostra tradizione. Privilegiano
alcuni spazi rispetto ad altri. I puritani chiamavano la
natura una seconda Bibbia e scegliere un giardino circondato
da un muro come monumento alle vittime  come
strapparne una pagina.  come importare una specie
esotica, quando oggi apprezziamo la bellezza delle piante
indigene. Non sarebbe meglio un simbolo pi autoctono?
Pass un'ora. Alyssa, disperata dalla fame, mise discretamente
in bocca qualche gelatina alla frutta.
David Albon. Docente di studi mediorientali, con
tanto di barba professorale. L'islam  una religione espansionista,
e ovunque sia andato l'Islam sono spesso nati dei
giardini, motivo per il quale se ne vedono in India, Spagna,
Marocco e altrove, e adesso ne vedremo uno a New York.
Come dice il proverbio, se somiglia a un'anatra, cammina
come un'anatra, fa qua qua come un'anatra, allora probabilmente
 un'anatra. Quindi ecco che abbiamo, in piena
Manhattan, un paradiso islamico, e conquistare quel paradiso
tramite il martirio l'assassinio, il suicidio  diventata
l'ossessione degli estremisti islamici, la sottomissione
definitiva a Dio. Stiamo giocando con quella ide fixe a
nostro rischio e pericolo.
Winnie annunci una pausa di quindici minuti. Alyssa,
pentendosi della sua dose mattutina di caff, pass tutto
l'intervallo in coda davanti al bagno.
Maxwell Franklin. Ex agente della CIA, ora consulente
addetto al monitoraggio della minaccia jihadista.
Parlava anche l'arabo. A parte il presidente iraniano,
che sa come farci saltare la mosca al naso, non ho trovato
nessuna prova del fatto che gli estremisti islamici si stiano
fregando le mani dalla soddisfazione per questo giardino.
Stanno monitorando le reazioni al Giardino, il trattamento
riservato a Mohammad Khan, e tutto questo per loro dimostra
che l'Occidente  ostile all'Islam. Stiamo fornendo
a questi signori un ottimo pretesto per agitare le loro folle.
Ma il Giardino di per s non viene quasi citato.
Betsy Stanton. Fragile e canuta autrice di un libro
sui giardini islamici, casualmente anche vedova di un senatore
degli Stati Uniti. Da quando in qua abbiamo cos
paura di imparare dalle altre culture? cominci. L'Islam
e l'Occidente si sono sempre influenzati a vicenda,
nei giardini, nell'architettura. Quegli edifici che tutti piangiamo:
qualcuno sostiene che contenessero elementi islamici.
Il loro architetto, che per inciso non era musulmano,
trascorse un periodo nel mondo islamico, progett edifici
anche da quelle parti. Mostr alcune fotografie, piccole
per il pubblico in sala, ma perfette per la televisione, e
disse: Gli archi alla base degli edifici sono chiaramente
influenzati dall'Islam, cos come la filigrana geometrica
che li rivestiva. La stessa filigrana, pens Alyssa
ringalluzzita, con cui Khan aveva composto i nomi nel Giardino.
Secondo alcuni studiosi la facciata riproduce esattamente
una mashrabiya, ovvero gli schermi e le finestre con le grate
di legno usate nelle moschee e in altre strutture urbane.
La parola moschee scaten una bordata di fischi.
Paul Rubin si accost al microfono, ma la Stanton lo bruci
sul tempo. Il suo tono controllato riusc a penetrare il
clamore, smorzandolo. Non mi avete ascoltato. Volevo
dire che gli edifici di cui tutti piangiamo la perdita contenevano
elementi che potrebbero essere islamici. Quelle
torri vi mancano di meno per questo? Se venissero ricostruite,
come molti auspicano, andrebbero depurate da
certi aspetti? Allora tanto vale togliere la mezzaluna dal
cielo notturno, gi che ci siete.
Alyssa osserv i presenti. Qualcuno annuiva, altri sembravano
confusi. Perfino lei non seguiva tanto bene il ragionamento
della Stanton: stava dicendo che quell'elemento
del progetto di Khan era islamico, ma solo se erano islamiche
anche le torri. Troppo complicato per Chaz.
Era passata un'altra ora. Alyssa s'infil una gamba sotto
il sedere ormai dolorante. Le si addorment il piede.
Jody Iacocca. Aveva perso il marito. Non sono
un'intellettuale. Mio marito non era un senatore, solo un
modesto ragioniere, un signor nessuno. Non ho una laurea
dell'Ivy League. Non insegno a Yale. Ma so leggere grazie
a un'ottima, solida istruzione ricevuta dalla scuola pubblica
americana e mi sono guardata tutte le dichiarazioni del
signor Khan, compresa quella di oggi, e non c' stata una
sola volta in cui abbia denunciato l'attentato, o denunciato
il terrorismo. Davvero? Alyssa si appunt di controllare,
e si pugnal la coscia con la penna, pi per punirsi
che per tenere a bada la stanchezza. Farsi fregare lo scoop
da una banalissima (sia pure intrepida) Jody! Che dolore.
Jim ed Erica Marbury. Avevano perso la figlia. Parl
Jim. Rappresentiamo l'organizzazione Famiglie per la
riconciliazione. Noi pensiamo che il progetto sia poetico,
terapeutico. Per noi  diventato quasi reale. I giardini necessitano
di cure e manutenzione, ed  proprio questo il
punto. Il Giardino rappresenta un patto fra noi e le generazioni
future. E una splendida metafora delle cure che ci
ispira il ricordo di questa tragedia. Ma il progetto qui non
viene discusso in maniera imparziale, perci vogliamo dire
che qualunque riferimento alle origini religiose del signor
Khan  una vergogna, un insulto a quello che il nostro paese
rappresenta. Nostra figlia avrebbe preteso di meglio da noi.
E se questo giardino contiene degli elementi islamici, be',
dovremmo trovare il modo di conciliare le nostre culture.
James Pogue III, ma tutti mi chiamano il Padrone-
Schiavo. Rifiut la sedia usata dalle altre persone che
avevano parlato. Col suo fisico dinoccolato e il completo
nero sdrucito, sembrava un segaligno messaggero dell'aldil.
Alyssa vide Paul Rubin controllare la lista con aria
perplessa. Mio fratello per quel giorno e io temo per la
sua anima. Ci furono esclamazioni inorridite e qualche
fischio. Lui fece un inchino ma non sembrava dispiaciuto.
Sono qui per portare la parola del Signore affinch
le vostre anime si salvino nel giorno del Giudizio, disse,
e lesse dall'Ecclesiaste con un tono cos soporifero che
l'intero uditorio pareva tenuto in scacco come capita con
certi ospiti noiosi alle feste. Poi lo sollev in alto: Ho
elaborato una risposta a tutte le domande della vita, e la
distribuir fuori. Insieme a un CD, sollev anche quello, 
se v'interessa acquistarlo.
Questa non  una televendita, disse Paul. Tempo
scaduto.
C, scrisse Alyssa. PC.
Sean e Frank Gallagher. Alyssa, che stava perdendo
colpi, si rianim. Sean si era rivelato pieno di sorprese:
si era scusato per aver strappato il velo a una musulmana,
poi si era rimangiato le scuse dichiarando a un consesso di
islamici che lui continuava a non volere un monumento
islamico... e adesso chiss cosa si sarebbe inventato. Sean
si accost al microfono, e disse: Lascer che mio padre
parli anche per me, tocc uno spaventato Frank sulla
spalla e si allontan dal palco. Alyssa non aveva un'abbreviazione
per questo. Segn i loro nomi con un asterisco.
Il riflettore trasform i capelli bianchi di Frank in un'aureola.
L'azzurro dei suoi occhi era intenso malgrado l'et,
il portamento battagliero. Guard suo figlio scendere
dal palco, poi inforc gli occhiali e cominci a leggere un
testo che gli era stato preparato: Questo giardino non 
sufficientemente, s'impappin un pochino, eroico per
commemorare i nostri defunti. Vorremmo un monumento
pi potente, che non dia l'idea di un'America che invece
di reagire, si lascia condurre al macello come un agnello
indifeso. Vogliamo, vogliamo...
Si tolse gli occhiali da lettura e guard il pubblico.
Non ce l'ho con nessuno personalmente, disse Frank
Gallagher. Poi il suo viso si accartocci e Alyssa pens, suo
malgrado, agli edifici che crollavano su se stessi. Frank si
interruppe. Per... io voglio solo dire che... ho perso
mio figlio. Ho perso mio figlio.
Alyssa sent singhiozzare, vide alcune persone in lacrime.
Il pubblico sembr ritrarsi da Khan come per paura
di prendere una scarica elettrica.
Assassino! La voce squarci l'aria.
A quanto pare non deve parlare pi nessuno, disse
serafico Rubin, come se non avesse sentito quel grido. Ma
non poteva essere, lo avevano sentito tutti. Il governatore
voleva la catarsi; Rubin le stava portando l'acqua senza
versarne nemmeno una goccia.
Continueremo ad accettare suggerimenti in forma di
dichiarazioni scritte per un'altra settimana, e vi prometto
che ne verr presa lettura. Per il resto abbiamo finito.
Solo se non ci sono famigliari che non sono riusciti
a prendere la parola, lo redargu dolcemente Winnie.
C' qualche famigliare che sarebbe dovuto essere sulla
mia lista? Ultima possibilit.
Tra gli spettatori corse un mormorio e crebbe cos tanto
che Alyssa si volt a cercarne la causa. In fondo alla sala
vide una donna con la carnagione scura e il velo che alzava
la mano, insieme a un uomo di una certa et che gliela riabbassava.
Il braccio si rialz di scatto, venne riabbassato,
una, due volte, mentre la coppia bisbigliava animatamente,
finch la donna non si divincol, si alz, e disse, con voce
abbastanza forte da farsi sentire da tutti i presenti: Io.
...
.
...
Capitolo diciannovesimo.
...
.
...
Quel mattino Asma si era svegliata, come spesso accadeva,
verso l'ora in cui Inam la salutava per uscire. Il suo
corpo, spontaneamente, si regolava cos. Per molti mesi,
nel silenzio dei primi attimi da sveglia, aveva pensato che
fosse ancora vivo. Ormai sapeva che non era vero.
Nessuno aveva chiamato per invitarla all'assemblea pubblica.
Se le avessero spedito l'invito, non avrebbe saputo
leggerlo. Non sapeva cosa sarebbe successo all'assemblea
avrebbero votato? ma voleva partecipare. Era una famigliare
delle vittime n pi n meno delle signore bianche
che vedeva al telegiornale. Aveva un figlio orfano di
padre e un letto vuoto per dimostrarlo.
Preg, e alle sette e un quarto, sapendo di trovarlo sveglio
e volendo parlarci prima che iniziasse la giornata di
lavoro, chiam Nasruddin.
Fiori gialli a piccole paillettes scintillanti su fondo rosa
caldo: era il salivar kameez preferito di Inam, ecco perch
lo scelse quel giorno. Preg la signora Mahmoud di guardarle
Abdul per tutta la mattina, senza fornire, con palese
sconcerto della padrona di casa, nessuna spiegazione, e
si incammin verso l'abitazione di Nasruddin. Il furgone,
imprigionato nel vialetto da un lezioso cancello basso in
ferro battuto, sembrava un gigantesco animale in gabbia.
Anche Nasruddin sembrava un animale in gabbia. Quando
gli disse che voleva partecipare all'assemblea, lui esit.
Se avesse attirato l'attenzione su di s per qualche motivo,
avrebbe compromesso il futuro di Abdul in America.
E per cosa?
Sta dicendo che io non c'entro niente con questo posto? -
ribatt lei, e subito se ne dispiacque. Senza l'aiuto
che Nasruddin le aveva dato in quei due anni, non ce l'avrebbe
mai fatta. Andiamo solo ad ascoltare cosa dicono, 
aggiunse con pi dolcezza.
Aveva voglia di saltellare, perch si rendeva conto che
era la prima volta che usciva dal quartiere da quando erano
iniziate le aggressioni alle donne con il velo. Libera! Per
Nasruddin non era cos entusiasta di quella gita; mentre
scendevano a prendere la metropolitana, diede sfogo a un
torrente di chiacchiere. Sembrava che scorresse in maniera
tortuosa, invece seguiva una direzione precisa. Le raccont
che era arrivato in America quando aveva solo diciannove
anni, pi giovane di lei. All'epoca Kensington non
era piena di bengalesi. Era solo. Non parlava la lingua. Si
domandava perch fosse venuto. Ma un po' alla volta lo
aveva capito. Quello che Nasruddin ammirava profondamente
dell'America erano i suoi sistemi, la sua prevedibilit.
Potevi fidarti del governo, perfino di perfetti estranei,
non solo della famiglia o dei compaesani, come succedeva
in patria. L i risultati dipendevano troppo spesso dai capricci
o dall'avidit di singoli individui. Non si muoveva
quasi niente se non ungevi le ruote con una bustarella.
In America lui raccoglieva donazioni dalla comunit per i
politici locali e per il sindacato dei poliziotti. Sapeva che
servivano ad assicurarsi un incontro, a sollecitare la loro
attenzione, ma nessuno pretendeva quelle donazioni, nessuno
ti obbligava. Ogni volta che tornava a Brooklyn dopo
una visita in Bangladesh apprezzava ancora di pi il medico
del pronto soccorso che gli curava il taglio alla mano senza
volergli per forza fissare un appuntamento presso il suo
studio privato per le medicazioni. Quello che molti americani
davano per scontato, a lui sembrava eroico. Quando
andava all'Ufficio concessioni edilizie gli davano i moduli
giusti e accettavano la sua domanda senza chiedergli altri
soldi oltre a quelli indicati sul modulo. Nasruddin aveva
ancora nostalgia del suo paese, ma adorava l'America.
Adesso erano in metropolitana. Asma guard una donna
che si passava il rossetto sul morbido labbro inferiore.
Le piaceva quel modo di condurre la vita privata sui mezzi
pubblici, come se fossero solo altre stanze di un'abitazione.
Le donne si truccavano e si sfilavano le scarpe con
i tacchi, mangiavano il pranzo e soffiavano sul caff per
raffreddarlo. Non si vergognavano di mostrare il segno delle
mutandine o il colore del reggiseno, le vene sulle gambe
o i nei sulle braccia. Masticavano, leggevano, parlavano,
cantavano, e pregavano, come pregava lei adesso, ma senza
farsi vedere.
Nasruddin stava ancora parlando. C'erano stati troppi
problemi dopo l'attentato. Lui s che ne sapeva qualcosa.
Le detenzioni, la cosa peggiore di tutte; i rimpatri; la difficile
decisione di sottoporsi all'iscrizione volontaria presso
il Servizio immigrazione, l'angoscia di dover scegliere se
andare a trovare i parenti in Bangladesh col rischio di non
poter pi rientrare in America. Ora stavano tornando alla
normalit. E lei non doveva richiamare inutilmente l'attenzione
sulla loro vulnerabile comunit.
Arrivavano sempre nuovi gruppi; era nella natura di
New York. Ormai i bengalesi non avevano pi il monopolio
delle imprese edili. Tempo prima aveva trovato dei
volantini negli androni, lasciati da muratori polacchi che
offrivano ottimo lavoro a prezzi stracciati. Avevano aggiunto
anche una foto di gruppo: uomini bianchi in tuta
bianca, stretti come candidi mazzi di garofani. Che cosa
significava, chiese ad Asma senza attendere la risposta,
se non richiamare l'attenzione sul colore della loro pelle?
Parl delle figlie. Spesso si chiedeva se non avrebbe dovuto
crescerle in patria. Avrebbe voluto proteggerle in un
bozzolo, ma era impossibile. Come pulcini uscivano dal
guscio a piccoli colpi di becco. Vedevano il mondo che le
circondava e volevano esplorarlo. Nasruddin parlava cos
tanto che Asma si chiese se avesse mai parlato con la moglie.
Le rivers addosso vent'anni di stress. Si sentiva cos
onorata di ascoltare i suoi problemi da dimenticare quasi
che stava creandogliene altri proprio quel giorno.
Uscirono dalla metropolitana in Lower Manhattan e,
attraversando la folla all'esterno, le file di poliziotti, riuscirono
a raggiungere l'aula stracolma. Non era mai stata
nel palazzo del municipio, ma erano in ritardo e non aveva
tempo di studiarlo. L'aula era gi piena. Asma, che adesso
era nervosa, intrecci le dita. Un poliziotto che controllava
l'accesso degli spettatori li squadr e disse: Non c' pi
posto. Entrano solo i famigliari delle vittime.
Al ricordo di Laila che le raccomandava di evitare contatti
con la polizia, Asma si ritrov la bocca secca. Ma
Nasruddin non dava segni di nervosismo. Noi siamo famigliari, 
si risent, mostrando i documenti di Asma rilasciati
dalla Croce Rossa. Io le faccio da interprete.
Bene, disse il poliziotto. Controll le file e fece segno
a due spettatori di liberare i posti. Asma prov il brivido
di essere, per la prima volta, al centro delle cose. Vide
tutte le telecamere, ricord la crociera della Circle Line in
televisione. Adesso era una di loro, dentro la televisione,
faceva ufficialmente parte dei famigliari delle vittime. Fren
le lacrime battendo le palpebre.
L'assemblea cominci, le persone che guadagnavano
il palco alla spicciolata le ricordavano quando al liceo le
toccava stare seduta durante le interminabili congratulazioni
di qualche notabile in visita alla citt, e lei scambiava
bigliettini con le amiche, dondolando le gambe con
impazienza.
Nasruddin traduceva per lei meglio che poteva, saltando
interi pezzi di discorso. Lo capiva perch parlavano
troppo svelti, e quindi non gli lasciavano scelta. Gli altri
si voltavano a zittirli e lei li guardava male, dicendo con
gli occhi che aveva diritto di capire quanto loro. Continui,
vada avanti, spronava Nasruddin.
Mohammad Khan sembrava rigido, legnoso, quando
sal sul palco. Faceva gli occhiacci alla luce dei riflettori.
Asma sperava che si sciogliesse un po'. Ma il suo discorso
le piaceva, almeno per come lo traduceva Nasruddin, mentre
le piaceva di meno quando dal pubblico interrompevano
gridando frasi che Nasruddin sosteneva di non capire.
Khan le sembrava nervoso.
Mamma mia, disse a un certo punto Nasruddin, facendo
un verso di disapprovazione. Ma che va dicendo?
Che il Corano  stato scritto dall'uomo? Ma  matto? -
Asma non capiva di cosa stesse parlando.
Poi ci fu una sfilata di persone: un signore occhialuto
con i capelli castani, una signora bionda vestita elegante,
un'altra coi capelli bianchi, un padre e un figlio, e cos via.
Asma ascolt per due ore. Non provava tanta rabbia da
quando si erano messi d'accordo per negare l'esistenza del
marito. Quelli che parlavano in difesa del progetto erano
una minoranza rispetto a quelli contrari. Qualcuno disse
che riteneva doloroso ogni legame con l'Islam, che il
giardino era un paradiso degli assassini, che il nome Mohammad
rimandava a una religione violenta, della spada.
Il presidente consentiva tutti questi commenti, come se i
musulmani fossero cittadini di seconda categoria o peggio,
come se non meritassero rispetto.
Asma era scossa da una furia. Per il nome del Profeta,
pace a lui, che veniva trattato cos. Per Mohammad Khan
che veniva umiliato.
Voglio parlare, bisbigli a Nasruddin, e alz la mano.
Lui gliela riabbass. Non puoi.
Devo. Su la mano.
Gi la mano. Pensa ad Abdul.
Che razza di paese sarebbe questo per lui? Su la
mano.
Gi. Ti farai espellere!
Mi lasci parlare, gli sibil. Mi aiuti a parlare.
La gente si era voltata a guardare la loro schermaglia.
Asma sent il viso che avvampava; le ossa svuotate dal digiuno
del Ramadan. Non aveva mai parlato a una folla.
Se non lo faceva subito, sarebbe rimasta paralizzata. Le
torn in mente una poesia di Kazi Nazrul Islam, che aveva
imparato a scuola: Sono il vulcano che arde nel seno
della terra | sono il fuoco selvaggio nella foresta | sono
il folle terrificante mare di collera dell'Inferno!... Sono
l'eterno ribelle | alzo la testa al di l di questo mondo, |
Alto, sempre eretto e solo!, e senza neanche finire di ripetere
quei versi nella sua testa, liber il braccio con uno
strattone, bisbigli: La supplico, si alz e grid: Io!
Col viso in fiamme percorse il corridoio fino al palco,
chiedendo a Nasruddin di seguirla per tradurre le sue parole.
Si rimprover di non aver imparato meglio l'inglese
per pigrizia, malgrado le tante ore passate davanti alla televisione
americana.
Centinaia di sguardi la trafissero, ognuno sembrava
reclamare un brandello della sua persona. Marci dritta,
combattendo la debolezza fisica, la paura, con una preghiera:
Aiutami o Dio, perch nessuno mi pu aiutare e
proteggere meglio di te, e perdonarmi pi di te, che sei il
pi misericordioso. E non ebbe bisogno di spiegare a Lui
di cosa chiedeva perdono.
Anche senza un ordine esplicito, le gambe la portarono
dove voleva: a destra del palco, su per le scale, un gradino
alla volta, fino alla sedia. Qualche attimo dopo Nasruddin
prese posto al suo fianco.
Prego, dica il suo nome, cinguett la conduttrice
dell'assemblea.
Asma, moglie di Inam Haque. Il suo lavoro era spazzare
i pavimenti e pulire i bagni.
Nasruddin tradusse, omettendo la pulizia dei bagni.
Asma si lanci: Mio marito veniva dal Bangladesh.
Anch'io vengo dal Bangladesh. Mio figlio, s'illumin,
ha due anni,  nato tre settimane dopo l'attentato. 
americano al cento per cento. Mio marito lavorava. Pagava
le tasse. Mandava soldi alla sua famiglia in Bangladesh
undici persone e alla mia. Sapete quanto poco ci rimaneva
per campare? Ma tiravamo avanti. Inam non era un
ignorante. Aveva finito le superiori in Bangladesh, e poi
si era preso la laurea. Ma l un buon lavoro lo trovi solo se
te lo compri. Ha preferito cominciare dal basso qui, perch
credeva che fosse possibile farsi strada. L sei bloccato.
La politica, la corruzione. Le cose qui sono diverse. Ti
aiutano tutti. Anche gli ebrei.
Nasruddin le lanci un'occhiataccia. Asma conosceva
l'inglese abbastanza per capire che la stava censurando.
Ma lei non aveva intenzione di fermarsi. La voce le tremava
perch continuava a scordarsi di riprendere fiato, per
aveva anche una sensazione strana, quasi una voglia di ridere,
come se avesse di nuovo dodici anni e stesse girando
per la prima volta in risci col padre per le vie affollate di
Dacca, senza quasi reggersi con le mani, ridendo di paura
ed eccitazione.
Mio marito era un uomo di pace perch era musulmano.
 la nostra tradizione.  quello che ci ha insegnato
il nostro Profeta, pace a lui. Voi vi prendete cura delle
vedove e degli orfani, come ha fatto con me e mio figlio
il signor Nasruddin. Avete confuso quei cattivi musulmani,
quella gentaccia, con l'Islam. Milioni di persone
nel mondo hanno compiuto buone azioni seguendo l'insegnamento
dell'Islam. Ci sono molti pi musulmani che
non si sognano nemmeno di togliere la vita a qualcuno.
Parlate del paradiso come se fosse un posto per i cattivi.
Ma non  quello che crediamo noi. Il giardino non  per
loro. I giardini del paradiso sono per gli uomini come mio
marito, che non hanno mai fatto male a nessuno. Prese
fiato. Noi non veniamo a dirvi cosa significa essere
cristiani, n quali sono le regole del vostro paradiso.
Questo Nasruddin non lo tradusse.
Io credo che un giardino vada bene, continu Asma,
perch l'America  proprio questo, un posto dove musulmani
e non musulmani sono venuti e cresciuti insieme.
Come potete fare finta che noi e le nostre tradizioni non
siano parte di questo paese? Mio marito conta meno di
tutti i vostri parenti?
I volti del pubblico cominciavano a confondersi, e si
sent rincuorata.
Questo architetto non vi piace perch  musulmano, 
continu. Il nostro Parlamento, a Dacca, lo ha disegnato
un americano. Fra l'altro si chiamava Kahn. Louis
Kahn. Ha progettato il nostro Parlamento.
Suo padre ce l'aveva portata all'et di dodici anni, le
aveva mostrato quel palazzo massiccio, stoico, che sorgeva
dall'acqua, l'aveva portata dentro a vedere la luce obliqua,
l'aveva accompagnata per i prati immensi, silenziosi, che
erano un'oasi dalla frenesia della citt. Le aveva parlato
dell'americano che lo aveva progettato, spiegandole che i
bengalesi ormai lo consideravano il simbolo pi potente
della loro nuova democrazia. A causa dei difetti di quella
democrazia Nasruddin e Inam, e poi Asma, erano finiti
a New York; suo padre giudicava l'opera di Kahn troppo
bella per i politici. Eppure quel luogo conservava la sua
bellezza, la sua forza, come se ignorasse tutte le promesse
non mantenute, o credesse che si potessero ancora esaudire.
Eravamo grati di quell'edificio, continu. Siamo
ancora grati. E abbiamo tutti cercato di sdebitarci con l'America.
Per vorrei sapere un'altra cosa, mio figlio:  musulmano,
ma  anche americano. Oppure no? Spiegatemi:
cosa dovrei dire a mio figlio?
La sua indignazione, potente come acido, era quasi al
colmo, minacciava di traboccare e bruciare tutti i presenti.
Dovreste vergognarvi! concluse, vomitando quelle
parole, ma questo Nasruddin non lo tradusse.
...
.
...
Capitolo ventesimo.
...
.
...
Mentre la bengalese si avviava verso l'uscita, la gente
seduta ai lati del corridoio centrale si sporse a bisbigliarle
parole di incoraggiamento, di condoglianze, a prenderle la
mano oppure, quando non ci riusciva, a prendere la mano
al suo interprete. A Sean ricordavano una coppia che esce
dalla chiesa al termine della cerimonia nuziale. Si avvicinarono
all'uscita, dove lui continuava a gironzolare da quando
aveva lasciato il padre sul palco. Apr la porta, frenando
l'inatteso impulso di protendersi verso di loro.
Grazie, disse l'interprete, guardandolo come se fosse
trasparente.
Osservando la donna col velo sul palco, Sean aveva
pensato a Zahira Hussain. Da vicino non si somigliavano
per niente. Questa qui era pi piccola, pi scura. Il viso
le brillava di euforia, di nervosismo, ma sotto esistevano
qualit meno effimere. Una determinazione, una testardaggine
che gli ricordavano sua madre. Con una sorta di
certezza primitiva, tutte e due pretendevano quel monumento
per i figli.
Ma le loro pretese non erano sullo stesso piano, questo
doveva ricordarselo. Patrick, nel valoroso tentativo di
trasformare il troppo piccolo e troppo distratto Sean in
un giocatore di football, gli aveva insegnato che le pubbliche
dimostrazioni di sportivit dovevano sempre accompagnarsi
a quell'indispensabile strumento psicologico che
 la gioia perfida della vittoria. La piet per gli avversari,
gli spiegava Patrick, toglieva la voglia di stracciarli, si
insinuava nel profondo, anche nelle mani, tanto che cominciavi
a cedere la palla senza volerlo. Sean doveva soffocare
quelle scintille di compassione. Mostrare cuore per l'altra
squadra significava indebolire la propria.
Dopo aver guardato i bengalesi allontanarsi in fretta, Sean
usc dalla sala. Stava per scendere la sera erano stati dentro
praticamente tutta la giornata e il cielo, che minacciava
un temporale, era diventato grigio asfalto. Avrebbe dovuto
spiegare ai genitori la sua fuga dal palco, e cominci a vagliare
una serie di giustificazioni. La verit era che aveva agito
senza pensare. Come sempre, capiva cosa provava da quello
che faceva. Mentre era l dentro si era sentito assediato
da una strana giostra di immagini: Debbie che gli serviva le
uova a casa e poi lanciava insulti davanti alla sede del MACC;
Zahira, affettuosa dietro la scrivania e poi allibita; Eileen, un
minuto gelida e implacabile, e quello dopo sconsolata come
una bambina. Tutti quei doppi. Non riusciva a inquadrare
nessuno, tantomeno se stesso, il fratello sopravvissuto e il
figlio incompreso, lo squallido aggiustatutto e il rampante
in giacca e cravatta, l'uomo che aggrediva le musulmane
e quello che chiedeva scusa, convinto di far bene in tutti e
due i casi. Passava da un coinvolgimento all'altro, senza mai
trovare un punto fermo. Non era affidabile.
Non pi di quanto lo fosse Claire Burwell. Eccola l,
che lottava per uscire dal municipio, accerchiata da famigliari
smaniosi. Li superava quasi tutti in statura, eppure
cercava, con la regale insofferenza di chi si sente superiore
alle circostanze in cui si trova, di camminare a testa ancora
pi alta. Il drappello scese le scale con lei che sembrava
un pastore con il gregge, anche se in realt cercava di toglierseli
di torno. Si facevano sotto per sentire le domande
a cui non rispondeva.
Claire! url Sean. Claire Burwell! Sal le scale,
si infil nella mischia e la tir fuori strattonandola per un
braccio. Scesero le scale ed entrarono nel parco, dove lei
si divincol dalla sua stretta.
Mi fai male, ringhi, massaggiandosi dove l'aveva
toccata.
Stavo cercando di aiutarti.
Infatti, sei proprio un tipo servizievole, Sean. Scommetto
che cercavi di aiutarmi anche quando sei venuto a
casa mia con i tuoi scagnozzi.
Si vergogn che lo avesse visto, anche se era stato proprio
quello il suo intento. Quel giorno, mentre si scervellava
su come convincerla a rinnegare Khan, l'aveva immaginata
nuda e vogliosa al piano di sopra. Sognare di penetrarla lo
aveva talmente eccitato, sapendola l vicina, che avrebbe
potuto tirare quel sasso giusto per sfogarsi. Non era una
novit per lui che rabbia e sesso vivessero in simbiosi, ma
non li aveva mai sentiti accoppiarsi con tanta forza.
E alla tua manifestazione, continu Claire, quando
i tuoi agitavano quei cartelli col punto interrogativo sulla
mia faccia, anche li mi stavi aiutando, vero? Nella sua
voce, pura e semplice repulsione.
Per neutralizzare la sua bellezza, punt lo sguardo sui
segnetti sbaffati sotto le palpebre, simili a cancellature di
matita, sulle fitte rughe agli angoli degli occhi. Stavo cercando
di dire che ci confondevi, Claire. Ci confondi anche
adesso. Tu non vuoi ascoltarci. Hai visto mio padre,
possibile che non ti faccia nessun effetto? Gli hai preferito
Khan Khan, che oggi  salito su quel palco a sbatterci
in faccia il suo giardino islamico, neanche la decenza di
spacciarlo per qualcos'altro, ha avuto. Che cosa ti hanno
fatto, Claire, le persone come i miei genitori? Perch non
vuoi vedere il loro dolore?
Io lo vedo eccome, il loro dolore. Per questo  cos
difficile. Le tremarono gli angoli della bocca. Il punto
interrogativo sul viso, la sua discutibile trovata per la manifestazione,
aveva colto nel segno. La trasparenza di Claire
gli scaten dentro una furia, il desiderio di cancellare la
debolezza, l'ambiguit che le leggeva in faccia. Perch altri,
di sicuro, potevano leggere le stesse cose anche sulla sua.
Claire rimase immobile come una statua mentre lui
passeggiava, si voltava e le faceva addirittura un giro intorno.
Tu non sai quello che vuoi, disse piantandosi
di fronte a lei, irritato dalla differenza di statura. Tu sai
quello che dovresti volere, non quello che vuoi veramente.
Fa' un passo indietro, Claire. Lascia combattere chi
ha le idee chiare.
No, perch c' bisogno di persone come me, capaci di
comprendere il punto di vista di entrambi. Si chiama empatia.
Ora parlava con tono paternalistico, di superiorit.
Si chiama vigliaccheria! Puoi comprendere tutti i punti
di vista che vuoi, ma puoi averne solo uno. Uno! Devi
scegliere, Claire. Scegli! Adesso stava urlando. Quella
morsa che ben conosceva e temeva, quel crescendo di frustrazione
erano cominciati. Apr e richiuse i pugni lungo i
fianchi, li apr e li richiuse.
Sean! Sean Gallagher, sent chiamare suo padre. Alle
spalle di Claire vide Frank precipitarsi, per quanto possibile
a un uomo di sessantatre anni, verso di loro. Se stava
cercando di salvare Sean da se stesso, ci riusc.
Sean si avvent su Claire come se stesse lanciandole
una palla da basket, e lei sobbalz all'indietro, agitando
le braccia per non perdere l'equilibrio. Ma non la tocc,
non l'aveva toccata.
Era buio e stava cominciando a piovere quando Claire
si avvi verso la suite di uffici al ventesimo piano dove si
sarebbe raccolta la giuria. Il luogo dell'attentato, come
sempre illuminato di sera, mandava un bagliore che aleggiava
davanti alle finestre come un'aurora boreale. Non
riusciva a smettere di guardarlo.
Le doleva ancora il braccio per la stretta di Sean, in
testa le rimbombavano ancora le sue parole accusatorie.
Forse  diverso quando si perde un marito, aveva detto
Eileen Gallagher. Forse aveva ragione. Forse il suo problema,
si disse, non era la passione dei Gallagher, ma il
fatto che lei non ne avesse. La sua ragionevolezza, la sua
razionalit rivelavano qualcosa, agli altri e soprattutto a
lei, del suo matrimonio. L'amore per Cal: non sapeva pi
quali obblighi le imponesse.
In testa le echeggiavano anche le interruzioni e le prese
in giro che Mohammad Khan aveva sopportato. Temeva,
interrogandolo, di allearsi con i suoi torturatori, eppure
non aveva altro che domande. Se il Giardino era islamico,
significava che era un paradiso? E questo lo rendeva anche
un paradiso dei martiri?, e via di questo passo. Ogni
domanda ne conteneva un'altra, come quelle matrioske
che Cal aveva commissionato a mo' di scherzoso ritratto
di famiglia.
L'idea originale, presentata a un ex restauratore di Mosca
che aveva scovato per quel lavoro, era che Penelope
stesse dentro William, che stava dentro Claire, che stava
dentro Cal. Ma quando William aveva chiesto perch la
matrioska pi grossa doveva essere quella del pap, Cal ne
aveva ordinate altre tre serie, nelle quali ciascuno di loro
era il pi grosso almeno una volta. Adesso Claire avrebbe
potuto creare una matrioska solo di se stessa: Claire dentro
Claire dentro Claire dentro Claire. Durante l'assemblea,
tutte quelle Claire diverse, che si somigliavano solo
per caso, erano come racchiuse in lei, cos che ogni argomentazione,
per quanto contraddittoria, sembrava condivisibile.
Ogni volta che pensava di aver raggiunto l'ultima
Claire, il nocciolo della vera Claire, veniva smentita. Non
riusciva a trovare la propria essenza.
Abbiamo sprecato mesi solo per fornire un'indicazione? -
sent dire a Elliot, il critico. E nemmeno la pi
significativa, tra l'altro.
 come lasciare decidere ai cittadini gli incarichi universitari, 
arricci il naso Leo, fedele sostenitore del mondo
accademico, come se la sua immaginazione non contemplasse
affronto peggiore.
Mentre Claire era persa nei suoi pensieri, la stanza si era
riempita di giurati. Giurati scontenti, insofferenti a Paul,
che aveva lasciato l'ultima parola ai cittadini.
Vive per citare Edmund Burke e poi presiede le assemblee
ispirandosi a Thomas Paine, disse Ian, lo storico.
Paul sembrava a disagio. Cercavo di proteggervi, 
disse. Avrete notato il tenore del dibattito. Lasciare
che la decisione ricadesse sulle tredici persone in questa
stanza... noi, voi, sareste tutti un bersaglio troppo facile.
Vi imputerebbero conseguenze che non potete prevedere.
Meglio lasciare che le voci che abbiamo ascoltato oggi
le pi forti, le pi tristi, fate voi abbiano il loro peso.
Le pi tristi, dici? intervenne Ariana. Il discorso
pi convincente di oggi lo ha fatto la bengalese. Qualcuno
annu. Lasciamo decidere a lei.
Asma Anwar, disse Violet, l'assistente del sindaco,
consultando gli appunti.
Una voce autentica, disse sommessamente Maria,
l'esperta di arte pubblica.
Perch la sua voce dovrebbe essere pi autentica di
quella di Frank Gallagher? interruppe Claire, stuzzicata
dal dolore al braccio. Il discorso di quella giovane donna,
in effetti illuminante, le era parso un implicito rimprovero,
come se Jack Worth avesse ricominciato a farle la predica
in favore di Khan.
Niente, solo che i Gallagher e le altre famiglie li abbiamo
ascoltati un sacco di volte. Mentre non abbiamo
mai ascoltato una persona cos.
Vederla l sul palco, con il velo, dopo quelle barbare
aggressioni...  stato come assistere a un esempio geniale
di performance art. Elliot, il critico, esal un piccolo,
estatico sospiro.
Una performance, forse. Ma non la chiamerei arte, 
disse Claire pentendosene subito. Sentite, dobbiamo
trovare un modo per tenere conto delle varie opinioni messe
in campo dalle famiglie.
Le varie opinioni? A sentire te, Claire, sembra che
non esistano il bene e il male, ma solo pareri diversi, disse
Ariana. La stava vivisezionando con lo sguardo. Tu eri la
nostra coscienza. Adesso credo sia Asma Anwar. Propongo
di confermare il nostro sostegno a Khan questa sera stessa.
Claire aveva raggiunto l'agognata vetta di una certezza
ma ora le appariva vertiginosa. Il sostegno a Khan, cercato
con tanta energia, ora le dava il capogiro. Con un'occhiata
feroce invit Paul a ricordare ai presenti che quella sera
non dovevano votare, ma discutere dell'assemblea e di come
valutare i commenti dei cittadini. Ma Paul, pi calato
nei panni del barman che orecchia amabilmente un'interessante
conversazione, non apr bocca.
Ma se il Giardino nemmeno ti piaceva, ricord
Claire ad Ariana.
Qui non sono in ballo i miei gusti, ma il destino dell'arte
in una democrazia, disse Ariana. Abbiamo visto
tutti be', non letteralmente,  successo nel cuore della
notte che Tilted Are di Richard Serra  stato smantellato
e rimosso da Federal Plaza perch la cittadinanza lo
copriva d'insulti. Adesso la cittadinanza non gradisce la
religione di Khan o i possibili significati della sua opera.
Se le concediamo questo diritto qualunque cosa brutta o
provocatoria o difficile o prodotta da qualcuno che appartiene
a un gruppo mal visto diventer un bersaglio facile.
E quindi vale la pena di proteggere tutto quello che
non va bene ai cittadini? chiese Claire. Nessuno rispose,
come se fosse una domanda inutile. Questa non  un'opera
d'arte. E un monumento in memoria delle vittime. Votare
adesso  uno sbaglio. Se lo faremo, non avremo pi armi
per convincere Khan a spiegare o modificare il Giardino.
Khan non  obbligato a spiegare niente. N gli chieder
di modificare niente a causa delle nostre illazioni.
Non sono illazioni: ha detto oggi che  un giardino
islamico.
No, ha detto che ha influenze islamiche.
Preislamiche, mi pare che abbia cercato di dire, intervenne
Maria.
Sarebbe tipo precolombiane? chiese il critico.
Claire, spazientita, si rivolse a Maria. Ricordi quando
ti ho detto che le famiglie non avrebbero mai voluto visitare
un monumento come il Vuoto? le chiese. E quello
che mi dicono adesso del Giardino. Che cosa dovrei fare?
Di' che se ne facciano una ragione, rispose Maria.
Claire rest sgomenta dalla sua brutalit. Le dita di Maria
giocavano con una sigaretta spenta, spargendo sul tavolo
sottili scie di tabacco. Francamente sono stufa di ascoltare
le famiglie. Da come parliamo non si direbbe che questo
attentato abbia distrutto un intero paese. Sui volti dei
giurati serpeggi un sorrisetto nervoso. Quelle parole avevano
infranto un tab, sottratto a Claire la sua aura da sacerdotessa.
Fosse stata la protagonista di un fumetto, i suoi
poteri le sarebbero fuoriusciti dal corpo come un liquido.
I parenti non sono gli unici a voler conoscere il significato
di quest'opera, disse con prudenza. Gli americani,
e sono molti, hanno paura.
Ariana piant i suoi occhi d'ossidiana su Paul, ma era
a Claire che stava parlando. Prima dovevamo avere un
occhio di riguardo perch lei rappresentava tutte le famiglie.
Adesso rappresenta tutta l'America. Adesso vuole
che assecondiamo le sue indecisioni, le sue svolte. Basta!
Ma Claire ha ragione. Paul si decise a parlare. Sarebbe
un azzardo imporre a tutti la nostra scelta. Dobbiamo
creare consenso fra la cittadinanza, fra le varie organizzazioni.
 questa la via giusta da seguire.
No,  la via pi cauta, disse Ariana. Quella giusta
 non cedere a chi preme per farci abbandonare Khan. La
sua piccola figura parve ritrovare spessore, tanto da sembrare,
nel suo inconfondibile grigio, una barra d'acciaio. Il
Giardino, disse in tono di sfida. Cos com'.
Il Giardino, cos com'. Uno dopo l'altro, i giurati,
ripeterono la frase, finch Paul non disse, coi modi poco
convincenti di un padre che deve imporre la disciplina ai
figli dopo una giornata di lavoro: Non stiamo votando.
Altrimenti io voto no, disse il rappresentante del
governatore, al che Maria, poi Leo, poi Violet, l'irrequieta,
titubante Violet, dissero: Il Giardino, cos com'.
Solo Claire, aspettando invano che Paul interrompesse
la votazione, non aveva parlato. La stavano guardando
tutti. Come un treno, la sua mente percorse curve, gallerie
e sotterranei a velocit mozzafiato, e nel brevissimo interludio
fra l'aprire bocca e pronunciare le parole, invece
di votare per Khan, se non altro per risparmiarsi l'onta di
ammettere il suo disordine interiore, disse: Mi astengo.
Il suo corpo aveva combattuto il dubbio come un virus,
e aveva perso. La sua febbre continu a salire al pensiero
delle domande di Alyssa Spier, delle accuse di Sean
Gallagher, delle manipolazioni moralistiche di Jack Worth,
al pensiero dello stesso Khan, che era cos evasivo. La sua
mente torn alle matrioske, non come simbolo dei misteri
di Khan o dei propri, ma alle bambole della famiglia
Burwell, che le svelavano il non mistero di Cal. Inventarle
era stato uno dei suoi ultimi atti; questo, non le dimissioni
a ventuno anni dal circolo del golf, lo rivelava per ci
che era. Per lui dare piacere era un atto creativo, e questo
significava che le avrebbe rimproverato non tanto la sua
incertezza quanto la seriet che ci metteva. Dando troppo
peso ai principi politici relativamente accessibili di Cal,
aveva dimenticato la sua qualit pi preziosa, cio il gusto
per la vita. Quella illuminazione suo marito non avrebbe
mostrato per Khan neanche un briciolo dell'interesse
che lei aveva finto di avere fu esaltante, una liberazione.
Poteva decidere per s, abbandonare una posizione che in
fondo non le apparteneva, accettare che la sua matrioska
pi segreta fosse la pi incerta.
Mi astengo perch non lo so, disse. Il silenzio che
segu fu come un minuscolo vuoto nella storia. Gli altri
componenti della giuria, si rese conto, non avevano seguito
il filo di pensieri nella sua testa, non lo avevano nemmeno
visto scorrere. Prima che Claire potesse ricostruire i passi
che l'avevano portata ad abbandonare senza remore una
posizione prima inderogabile, Ariana disse: Abbiamo
dieci voti anche senza di lei.
Claire sussult a quella dichiarazione, al modo irrispettoso
con cui era stata espressa. Poi Wilner, il rappresentante
del governatore, le fece un cenno di solidariet. Quel gesto,
si accorse con sgomento, l'accoglieva fra i suoi alleati.
Erano riuniti come una famiglia intorno all'enorme tavolo
rotondo, e l'intimit era terribile. Il respiro adenoidale
dello storico vicino a lei si distingueva troppo nettamente.
Con un disperato bisogno d'aria, di spazio, Claire si alz
e and alla finestra, solo per essere investita dalla luce del
vuoto e speranzoso spazio sottostante. Torn, distrutta,
al proprio posto.
I vostri voti non sono ancora validi, disse Paul, finalmente
severo, ad Ariana. Dovevano attendere un lasso
di tempo accettabile tre settimane, insist, per dare
almeno l'impressione di tenere conto dei commenti in arrivo.
Non dovevano parlare con nessuno della discussione
di quella sera, li avvis; n annunciare alcuna decisione.
E comunque sarebbe stato meglio per tutti trovare un
punto d'incontro con l'unica componente della giuria che
rappresentava le famiglie.
Claire ha bisogno di tempo per uscire dalla sua confusione, disse.
Il viso le and a fuoco a quelle parole, ma non le sment.
Mo dorm undici ore senza sognare, poi si svegli famelico
e disorientato. Solo dopo aver rimediato dal frigo una
colazione cinese a base di manzo e broccoli vecchi di tre giorni
ebbe la forza di accendere il telefono. La posta elettronica
e la casella vocale erano piene. Chiamami, gli aveva
scritto Reiss, un po' troppe volte. Dove kzz 6. Richiamami.
Ho una buona notizia e una cattiva, sput Reiss
senza salutare. Mo aspett, stranamente calmo.
La buona notizia: la tua cheerleader bengalese, nella
testa di Mo si affacci l'immagine improbabile di quella
donna in minigonna e calzettoni, ha imperversato in tutti
i telegiornali e i tuoi sostenitori sono aumentati vertiginosamente.
I sondaggi a caldo tieni presente il campione
ristretto e l'ampio margine d'errore dicono che sono
raddoppiati dopo l'assemblea pubblica.
E la brutta notizia?
Durante l'assemblea pare che tu abbia bestemmiato.
Bestemmiato? Quella parola aveva un suono vergine,
inesplorato.
Non so se lo hai fatto apposta, ma hai dato a intendere
che il Corano non l'abbia scritto Dio, ma un uomo.
Sta circolando su internet e gli imam dall'Olanda alla
Nigeria stanno facendo la fila per denunciarti, anche se
scommetto che nessuno di loro sa bene che cosa hai detto
veramente.
E cosa avrei detto?
La perla, o per meglio dire la baggianata che t' uscita
di bocca  la seguente: Quindi forse i giardini di cui si
legge nel Corano si basano su quel che esisteva all'epoca,
magari sui giardini che Maometto vide mentre era in viaggio
per Damasco. Magari l'uomo ha scritto il Corano per
reazione al suo contesto. In poche parole ti sei dichiarato
non credente. Uno stronzo in Iran ha gi emesso una
fatwa contro di te. Sei blasfemo, un bestemmiatore senza
dio, ribad Reiss con un po' troppo entusiasmo. Peggio,
un bestemmiatore senza barba. Mo si tocc il viso
e cominci a ridere come se fosse la reazione pi naturale
per uno che era nel mirino delle nazioni, delle religioni.
Rise finch le sue guance non si rigarono di lacrime; rise
come se fosse strafatto. Forse avrei dovuto radermi met
della faccia, sghignazz.
Non capisco la battuta.
Non posso vincere, ed  talmente ridicolo che mi
viene da ridere. Sono come un figlio conteso in tribunale
oppure, che ne so?, come le isole Falkland. Ovunque
mi giro finisco per dare le spalle a qualcun altro che se la
prende a male. La gente mi legge in faccia come fossi un
libro mentre io non sono nemmeno riuscito a leggere il testo
che avevo scritto. Stava ridendo cos forte che non
riusciva a parlare. Rido perch sono stressato, incazzato
e probabilmente sull'orlo di un esaurimento nervoso.
Pensi che possa bastare?
Le isole Falkland?
Lascia perdere, Scott, sospir Mo. Che facciamo?
Internet era piena di pagine su di lui in lingue che non
sapeva leggere: arabo, urdu, farsi. Quelle che sapeva leggere
dicevano che meritava la pena di morte. La CNN mostrava
immagini di religiosi indignati, cortei di bambini,
e in Pakistan, una folla che lo bruciava in effige. Non era
nemmeno una bella foto.
Ormai non doveva stare attento solo ai pazzi che odiavano
i musulmani, ma anche ai musulmani che lo odiavano
perch non era un vero musulmano. Sua madre, al telefono,
non provava neanche a nascondere la preoccupazione.
Quanto rimpiangeva, disse, che Mo avesse partecipato al
concorso. Mi sono cos impegnata a convincerti che eri
speciale, disse. Sarebbe stato meglio lasciarti credere
che eri normale.
Laila s'intendeva di politica islamica, ma lui esitava a
chiederle aiuto; non si parlavano da quando avevano litigato
nel monolocale. Per orgoglio, per incapacit di andare
oltre le loro insormontabili divergenze, non era riuscito a
chiederle scusa. Eppure desiderava solo sentire la sua voce
rassicurante, perch gli avrebbe restituito, sia pure per
poco, la sua presenza limpida, totalizzante.
Ma ora quella voce era dietro uno schermo. Dietro una
mashrabiya. Laila gli parlava in tono attento, cortese, come
fosse un suo assistito.
Che posso fare per te? gli chiese.
La storia della pena di morte?
Non mi preoccuperei. Sembra chiss cosa, e ci guadagnano
tonnellate di articoli, ma solo uno stato ha il potere
di eseguirla, e tu non vivi sotto la sharia. I fondamentalisti
approfittano di qualsiasi occasione. E poi non l'hai mica
fatto apposta, no?
Non sapevo nemmeno di averlo detto. Avrai visto con
chi avevo a che fare. Cercava comprensione, o semplicemente
la conferma che lei lo avesse guardato. Non ottenne
n l'una n l'altra.
Certo pu sempre capitare che uno squilibrato si metta
in testa l'idea sbagliata, quindi sta' attento. La frase era
abbastanza gentile, l'assenza di vera tenerezza devastante.
Come li faccio smettere?
Rilascia una dichiarazione in cui dici che non volevi
insinuare che il Corano non  la parola di Dio.
Rimase zitto.
E ti pareva, disse alla fine Laila, e quelle semplici
parole attingevano a un'intimit cos profonda che nella
sua voce s'insinu inevitabilmente un po' di affetto. Allora
dovrai soltanto aspettare che passi.
Lui voleva tenerla al telefono. Stai bene? le chiese.
Restiamo sul professionale, Mo, disse alla fine lei,
suonando tutt'altro che professionale.
...
.
...
Capitolo ventunesimo.
...
.
...
E chi sarebbe Oprah?
Nasruddin non capiva se Asma voleva essere imperiosa
o dava quell'impressione solo perch somigliava, per postura
e atteggiamento, al primo ministro donna del Bangladesh
nell'atto di ricevere delle supplici. Aveva intorno
un sacco di donne, dame di compagnia, come se tutte le
mamme del vicinato e un bel po' delle loro figlie si fossero
accalcate nell'appartamento della signora Mahmoud.
Trilli e schiamazzi rimbalzavano da un capo all'altro della
stanza, immersa in un vapore tropicale per via della ressa.
Nasruddin entr a forza, scostando il bicchiere d'acqua
e i dolci che gli mettevano sotto il naso. Era ancora
Ramadan. Perch offrivano da mangiare? Ha chiamato
Oprah Winfrey, aveva detto ad Asma in bengalese.
Cio, non proprio lei, una signora che lavora per lei. Ti
vuole nel suo programma.
Oprah! squitt sua figlia Tasleen, quando Asma domand
chi fosse.  quella signora di colore. Famosa, famosissima.
Che regala le automobili. Ti ci accompagno io
in macchina. Sto prendendo la patente...
Ah s? Questa era una novit per Nasruddin.
Ha detto qualcosa su Oprah Winfrey? Vuole Asma
nel suo programma? Tra le chiacchiere, i colori e il caos
non aveva notato la donna bianca, con la penna sospesa sul
taccuino, rannicchiata ai piedi di Asma, visto che il resto
del divano era occupato dalla signora Mahmoud e dalla signora
Ahmed. Una giornalista, pens Nasruddin, un'ospite,
e questo spiegava i dolci, ma come faceva a intervistare
una donna che non sapeva quasi una parola d'inglese?
Traduco io, baba, spieg allegramente Tasleen prima
che glielo chiedesse. E poi, rivolta alla donna bianca:
S, passando con scioltezza dal bengalese all'inglese,
ha detto che ha chiamato Oprah Winfrey.
Era uscito in fretta dall'assemblea, trascinando via Asma
davanti ai parenti attoniti, ai cronisti esagitati, e al poliziotto
che li aveva salutati con la mano al berretto. Per una
volta, la metropolitana rumorosa, affollata e puzzolente
era stata un sollievo, ed erano rimasti seduti zitti per tutto
il tragitto fino a casa. Nasruddin aveva troppi pensieri in
testa per riuscire a esprimerli. Asma aveva parlato, ed era
orgoglioso di lei e forse si vergognava di se stesso. Aveva
sempre creduto che un vero capo agisse senza clamori, ma
ora si chiedeva se quella scelta indicasse una mancanza di
coraggio. Che cosa era pi utile alla sua gente: curare i dettagli
burocratici e i buoni rapporti come faceva lui, o chiedere
di essere ascoltati, come aveva fatto Asma?
L'aveva lasciata a casa con un goffo inchino e un complimento:
Adesso capisco cosa intendeva Inam.
Asma rimase perplessa.
Una volta mi ha detto: Asma non parla inglese, ma
ha un gran cervello.
Per quanto impressionato, Nasruddin non aveva idea
dell'impatto che avrebbero avuto le sue parole, di quante
volte, nelle ore e nei giorni successivi, sarebbero state ritrasmesse.
L'America aveva sete di eroi, dicevano gli opinionisti.
Ne avevano trovato uno.
Poche ore dopo averla riaccompagnata a casa gli era
arrivata una telefonata convulsa: c'erano dei bianchi (e
un nero, aveva bisbigliato Asma) sulla porta, la signora
Mahmoud era uscita, e lei non capiva che cosa volessero.
Avevano anche la macchina fotografica. Nasruddin si era
precipitato, trovando una piccola ressa di giornalisti che
urlavano: Vogliamo solo una breve dichiarazione. E
una breve dichiarazione la signora Anwar ha detto tutto
quel che aveva da dire all'assemblea fu quella che gli
concesse Nasruddin. Ma da allora in poi tutti, dalle emittenti
locali fino a Oprah adesso, avevano reclamato un'intervista
con Asma. Il MACC la voleva come testimonial di
una campagna stampa. Le femministe musulmane e non -
la consideravano una di loro, affibbiando a Nasruddin la
parte del cattivo perch aveva cercato di zittirla. Il tipico
maschio musulmano, dicevano; una di loro lo aveva paragonato
ai colpevoli delle mutilazioni genitali in Africa.
Stampavano magliette con l'immagine di una mano alzata
e la scritta Lasciatela parlare, come se Asma fosse la
paladina di tutte le musulmane del pianeta.
Nasruddin si era rammaricato per il danno all'immagine
dell'Islam. Ma anche lui aveva subito un danno d'immagine.
L'impudenza con cui aveva afferrato, pi volte, il
braccio di Asma, aveva scatenato una serie di chiacchiere,
o forse le aveva confermate: il fatto che un uomo sposato
toccasse beatamente una vedova, soprattutto una vedova
per la quale continuava a prodigarsi da quando le era morto
il marito, non era sfuggito n ai vicini n alla moglie.
Ogni volta che entrava in casa la temperatura sembrava
scendere di venti gradi.
Presto per quei guai erano stati dimenticati. Le lettere
raggiungevano Asma anche se il suo indirizzo non compariva
da nessuna parte. Non sapendo leggere in inglese le
passava a Nasruddin, che era l'unico a vedere le parole ti
diamo fuoco cos ingiuriose, considerato com'era morto
Inam; stronza terrorista; puttana schifosa. Nasruddin
non sapeva che l'inglese potesse essere cos ignobile,
non sapeva nemmeno che esistessero certe parole, e affront
l'imbarazzo di farsele spiegare dalla figlia, che le
conosceva tutte.
Avrebbe voluto andare alla polizia, ma temeva di esporre
Asma al rischio dell'espulsione. Ne parl in via confidenziale
con Ralph Pasquale, un poliziotto di quartiere
che reputava un amico. Nessuno l'ha costretta a salire
su quel palco a parlare, disse Ralph. Aveva lo sguardo
scostante. Che dovremmo fare, secondo te? Le piazziamo
un agente sulla porta di casa? Lo sai che siamo a corto
di personale. Stai sempre a rompere che non giriamo
abbastanza per il quartiere. Secondo te starebbe bene impegnare
un collega a tempo pieno solo perch la signora
ha alzato la voce? Sporgete denuncia, se volete. Era la
prima volta che Nasruddin, cos educato, cos rispettato,
veniva liquidato in quel modo. Sentirsi dire che rompeva,
quando pensava di chiedere sempre con gentilezza,
gli faceva male.
Avvertiva un nuovo genere di pericoli. Il giorno dopo
l'assemblea era andato a prendere un mazzo di chiavi dal
proprietario degli stabili per cui lavorava. L'uomo, che lui
chiamava Senior perch il figlio portava lo stesso nome,
faceva anche il macellaio. Nasruddin lo aveva trovato in
berretto bianco e grembiule insanguinato, intento a sbudellare
un agnello.
Come sempre Senior non lo aveva salutato, ma invece
di abbaiargli i soliti ordini o le solite lamentele c' una
perdita al numero 28 di Baltic Street; la signora Whiting
dice che i tuoi ragazzi non hanno ripulito tutte le scaglie
di vernice dal pavimento gli aveva comunicato: Ha
detto la mia signora che ti devo licenziare.
Nasruddin l'aveva incontrata diverse volte negli anni.
Era una tettona con la faccia colorita che non sembrava
avercela particolarmente con lui. Ma come mai, signore? -
aveva chiesto, anche se lo sapeva.
T'ha visto in televisione che difendevi quella musulmana
e crede che parteggi per loro, aveva risposto Senior.
Il figlio del macellaio, Junior, era giovane, bello e non
proprio una cima, secondo la valutazione di Nasruddin.
S'interessava di buddismo tibetano e di yoga: spariva dal
negozio per un mese di fila per rincorrere la fica della sua
ragazza in India, come diceva Senior. Junior credeva che
la pelle scura di Nasruddin fosse sinonimo di una cultura
enciclopedica in materie orientali e spirituali, anche se
pi di una volta Nasruddin gli aveva chiarito, sfoderando
un sorriso ebete per non urtare la sua suscettibilit, che
non aveva mai fatto yoga e non sapeva niente di Tibet n
di buddismo. E come musulmano, la carne sanguinolenta
della macelleria non gli dava alcun fastidio, al contrario di
quanto credeva Junior. No, non voleva comprare carne
di prima scelta a prezzo scontato, o prenderla gratis di seconda
scelta, perch lui comprava solo carne halal. Poi gli
era toccato spiegare cosa significasse: Uguale a kasher,
per per i musulmani, chiedendosi come fosse possibile
che un macellaio non conoscesse la carne halal. Ma poi
pens: in questo quartiere di irlandesi, italiani e atei ricchi
e patetici,  possibile eccome.
Quel giorno per il ragazzo lo aveva stupito con la sua
saggezza. Mamma non ci sta con la testa, aveva detto
al padre. Mica puoi licenziarlo. Tra l'altro, quello che
dicono adesso dei musulmani prima lo dicevano dei cattolici.
Non si fidavano neanche di noi.
Nasruddin lo aveva guardato con gratitudine. Forse si
era sbagliato sul suo conto.
Basta solo stare attenti ai musulmani con la barba
lunga, aveva continuato Junior. O forse no. Nasruddin
era uscito dalla macelleria accompagnato dal rumore di un
coltello che squarciava la carne.
Aveva cercato di far tacere Asma una volta e aveva
sbagliato. Come poteva convincerla a dargli retta adesso?
Per chi scrive? chiese alla donna bianca, che non
aveva fornito il suo nome n quello del suo giornale. Sono
usciti gi molti articoli. Direi che bastano.
Per il Post, rispose la donna. Cercavo solo di
capire chi  la donna dietro la notizia, la sua vicenda umana
eccetera.
Da quanto tempo  qui? chiese alla figlia in bengalese.
Tre quarti d'ora.
Che cosa ha voluto sapere?
Oh, un sacco di cose,  gentilissima, da dove viene
Asma, e poi di Inam, perch sono venuti in America e come
hanno fatto, eccetera eccetera Tasleen continuava
ad alternare l'inglese al bengalese, come faceva a casa.
Parla nella tua lingua, le borbott in bengalese.
Non voleva che la giornalista raccogliesse spunti per le
sue domande.
Ma baba, mi dici sempre di parlare inglese, ribatt
la figlia, in inglese. Era vero, anzi era l'attuale motivo di
discussione fra lui e la moglie. Lei temeva che Tasleen si
disabituasse al bengalese e faticasse di pi a trovare un bravo
marito fra i connazionali. Lui invece che i brutti voti in
inglese le impedissero di entrare in un buon college. Ma il
tono, quei modi da finta tonta: da quando la sua obbediente
figlioletta si era trasformata in una sfacciata adolescente
che si atteggiava da americana? Da quando aveva iniziato
a portare il rossetto? Il tempo volava e lasciava cacche di
uccello. Avrebbe dovuto parlarne con sua moglie.
Non os chiedere a Tasleen se Asma avesse parlato del
permesso di soggiorno, ma era proprio questo a preoccuparlo:
che potesse attirare l'attenzione del governo sulla
sua condizione di clandestina.
Ha un biglietto da visita? chiese alla donna.
Lesse il nome, Alyssa Spier, e mise in tasca il biglietto.
Rest sulle spine per il resto della giornata e per tutta la
notte. Disse una preghiera e cerc inutilmente di prendere
sonno. Quando la moglie lo svegli, senza un sorriso, per
il pasto del Ramadan prima dell'alba, la ignor, mont sul
furgone e usc in retromarcia dal vialetto, lanciandosi per
le strade ancora buie fino all'edicola del suo amico Hari
Patel. I giornali non erano arrivati e nemmeno Hari. Quando
finalmente spunt il suo amico, aspettarono insieme,
con Nasruddin che passeggiava avanti e indietro nervoso
quasi come quando era nata Tasleen. Poi il camion arriv.
L'autista sollev una pila di copie del Post e le scaravent
gi con un tonfo, a qualche metro di distanza. Hari
corse a tagliare lo spago, ma Nasruddin non ebbe bisogno
che finisse per vedere, in prima pagina, una fotografia di
Asma: rideva, con la testa buttata indietro e denti in mostra,
come se trovasse divertente la parola scritta a caratteri
cubitali sulla sua faccia.
CLANDESTINA
Ancora una volta, Paul si ritrov nel pied--terre del governatore
a un'ora impossibile. Quel giorno non era solo:
c'erano Kyle, capo dello staff della Bitman, Harold Dybek,
procuratore generale, e il defunto marito del governatore,
che li sovrastava da un enorme dipinto a olio, insieme al
suo compianto e altezzoso levriero afgano.
Buongiorno a tutti. Il governatore entr frettolosamente
con il suo classico rossore post-ginnico, esaltato da
una tuta blu scuro. Forza, un po' di vita, non  mica l'alba.
Dopodich sottopose il capo del suo staff a un serrato
interrogatorio sui commenti dei cittadini, che ormai erano
migliaia. Kyle li aveva conteggiati insieme a Lanny e aveva
estratto dei campioni rappresentativi da dare in lettura a
lei e ai membri della giuria. Erano sei a uno contro Khan,
la inform Kyle. Per essere uno stronzo di prima categoria
con la parlata da scaricatore di porto quel giorno appariva
stranamente mansueto.
Comunque sembra che l'assemblea abbia spostato i
pareri in favore di Khan, azzard Paul. La sua dissertazione
sul progetto ha un po' ammorbidito gli oppositori.
Lanny gli aveva spiegato che il cambiamento dipendeva pi
dall'appassionato intervento della vedova bengalese che dalla
traballante presentazione di Khan. Gli americani, a quanto
pareva, riuscivano ancora a vergognarsi; quella donna aveva
risvegliato qualche nobile impulso latente.
Khan non c'entra proprio nulla, disse il governatore.
Ti stai riferendo ai sondaggi, a quello che Kyle ha
simpaticamente definito il balzo bengalese, Kyle si
agit come se avesse il prurito, ma credo che abbiano gi
provveduto al riguardo Fece un sorriso gioviale.
Paul la fiss. Lavorare in una banca d'investimenti abituava
anche l'animo pi sensibile, e il suo non lo era, alla
spietatezza. Ciononostante rimase a bocca aperta. Davvero
Geraldine aveva rivelato ad Alyssa Spier che Asma
Anwar era una clandestina? Per quella ragazza si prospettava
il rimpatrio. Lo stesso presidente aveva spiegato con
rammarico che i funzionari dell'immigrazione non potevano
chiudere un occhio sul suo status di clandestina, per
quanto tragica fosse la sua vicenda. Ma l'espulsione era
tutt'altro che certa: l'avvocato della Anwar aveva giurato
di battersi in tribunale, la causa rischiava di protrarsi per
anni, e i suoi difensori dentro e fuori il Congresso invocavano
la cittadinanza per motivi umanitari. Ma la sua
vita ormai era stravolta e ad aggravare il danno c'era stata
la fuga di notizie sul milione di dollari che il governo le
aveva versato in risarcimento. Davvero aveva spiattellato
anche quella notizia, pur di limitare i consensi e la solidariet
verso quella donna? L'ambizione del governatore
continuava a spiazzare l'immaginazione di Paul. E, in
questo caso, offendeva il suo senso della decenza. Il balzo
bengalese aveva fatto effetto anche a lui.
Paul, ci sei? Pronto? disse Geraldine spazientita.
Voleva un parere su quanto avrebbe dovuto aspettare ad
annunciare la sua decisione una volta appresa quella della
giuria, e se a quel punto avrebbe dovuto convocare un'altra
giuria. Io sarei di questo avviso, disse. Un'altra,
con pi rappresentanti delle famiglie.
Non credo che la faccenda si chiuder in maniera cos
indolore, Geraldine, la vide irrigidirsi, governatore.
Supponendo che scelgano Khan, come sembrano propensi
a fare, i componenti della giuria non accetteranno che lei
ponga il veto sulla loro decisione.
Forse devono rileggersi il regolamento. Non possono
fare ricorso.
Ma ci proveranno ugualmente, disse Paul. Non
vogliono che si decida solo in base alla pancia dei cittadini.
Ricorder che la giuria  stata nominata innanzitutto per
questo: per esprimere un giudizio pi ponderato rispetto
a quello che i cittadini avrebbero la capacit, e il tempo
direi, di formulare.
E infatti la giuria ha svolto un lavoro egregio, disse
la Bitman, alzando le sopracciglia. Ma era anche previsto
che i cittadini potessero intervenire, e lo hanno fatto,
molto chiaramente. Non vogliono quel monumento.
L'occhiata che Kyle e Harold si scambiarono sugger a
Paul l'immagine di due fratelli che litigano su chi deve dire
alla mamma che si  rotta la teiera di porcellana finissima.
Il problema  capire perch non lo vogliono, disse
Kyle tutto d'un fiato. Era un mago quando c'era da portare
brutte notizie agli altri da parte del governatore, ma
poco esperto quando si trattava di darle a lei. Corrug la
fronte. Il problema  capire perch non lo vogliono, 
ripet pi lentamente. Se non lo vogliono solo perch 
musulmano... in parole povere non ci si pu basare sull'opinione
pubblica se  solo una questione di religione.
Allora Paul avresti dovuto vietare che dicessero tutte
quelle scemenze.
Ma lei, governatore, ha detto che la gente doveva
sfogarsi, obiett Paul, contento di averle legato le mani
eseguendo un ordine che lei stessa gli aveva dato. Si
sono sfogati.
Le pupille della Bitman s'indurirono come proiettili.
Si sono sfogati contro il progetto: il problema  questo,
non la sua religione. Ha creato un paradiso islamico! -
scatt. Se non altro andrebbe scartato perch  stato un
idiota. Davvero pensava che sarebbe piaciuto?
Il guaio, disse Harold, con un'altra occhiata a
Kyle,  che lui non lo ha ammesso, anzi ha detto esplicitamente
all'assemblea che i giardini islamici erano solo
una delle sue possibili influenze e che, strutturalmente,
le caratteristiche che noi definiamo islamiche sono in realt
antecedenti a quella religione. In altre parole abbiamo
dedotto che sia un giardino dei martiri, o quello che
volete, dal fatto che lui  musulmano. Stando cos le cose
la Costituzione  dalla sua parte, non dalla nostra. Se
un cattolico avesse disegnato quello stesso giardino, nessuno
ci avrebbe badato. E anche se ammettesse che  un
giardino islamico...
Ma non lo far, intervenne Paul.
Fra l'altro, neanche potrebbe bastare per escluderlo,
dal momento che questa iconografia mi sono documentato
 sia culturale sia religiosa.  difficile fare un
distinguo.
Se pu tranquillizzarvi, lo giudicher non idoneo senza
fornire motivazioni. Sono il governatore, aggiunse la
Bitman. Ho facolt di pronunciarmi.
Le regine si pronunciano, disse Paul. I governatori
spiegano.
Lo raggiunse un'occhiata truce. Come volete. Gli alberi
moriranno, e sar deprimente. Vi basta come motivo?
Deve essere un motivo difendibile in tribunale, disse
Harold. Sollev alla luce gli occhiali pulitissimi in cerca
di ditate. Cos pot evitare lo sguardo della Bitman. La
manutenzione del monumento sar a carico dello stato e
del Comune. Perci, se le piante moriranno, sar colpa nostra,
non del progetto che...
Il governatore lo zitt con un sorriso gelido. Esamin
i volti dei presenti, poi allung le mani e se le fiss, come
se ci fosse rimasta male. Alz gli occhi con un'espressione
che sembr fagocitarli tutti quanti. Quindi il vostro
timore  che si vada per vie legali, giusto? Che Khan possa
farci causa?
Esatto, disse Harold. Se gli impediamo di costruire
il suo monumento e ci fa causa...
Dovrei presentarmi in tribunale a dire perch ho posto
il veto al suo progetto...
S, e...
Spiegami un po' che ci sarebbe di tanto terribile? -
Strizz l'occhio a Paul, e lui cap che Geraldine si stava
gi immaginando sul banco dei testimoni, protagonista di
un processo seguito da ogni emittente del paese, chiamata
a difendere il luogo dell'attentato, l'America stessa, dalla
minaccia islamica. Anche se lo stato avesse perso, lei avrebbe
vinto. Ogni volta che era partita all'attacco di Khan era
salita nei sondaggi. Quell'uomo era il suo ossigeno.
...
.
...
Capitolo ventiduesimo.
...
.
...
Asma si svegli prima del sole. Il buio le scorreva intorno
come acqua, riempiendo ogni cavit e interstizio del
suo corpo: le narici, l'incavo fra le labbra, il solco fra i seni,
la conca della pancia, lo spazio fra le gambe, le fessure tra
le dita dei piedi. La sua mente vol in Bangladesh, come
per prepararsi. All'alba la chiamata alla preghiera l'avrebbe
percorsa come una vibrazione. La madre di Inam si sarebbe
alzata a preparare il t per il marito, o pi probabilmente
Asma lo avrebbe preparato ai suoceri, ascoltando i
galli, i risci e, nella stagione dei monsoni, il battito della
pioggia, piedi che danzavano sul tetto.
Qui sentiva solo le auto che passavano ogni tanto e il
proprio respiro: che entrava e usciva, entrava e usciva. Si
concentr finch non divent solo respiro, sentendo di poter
galleggiare lontano. Solo le ossa la trattenevano, l'ancoravano
a terra. Le ossa, e il bambino che aveva accanto.
Anche il suo respiro, pi tenue, pi corto, aveva un suono.
Per qualche secondo trattenne il fiato, smorzando la nenia
della propria vita per udire il canto della vita di suo figlio.
I bagagli erano quasi pronti. Doveva solo sistemare i
vestiti e giocattoli di Abdul nella borsa da viaggio. Le valige
e i bauli erano allineati vicino alla porta. Le pentole e
i tegami nuovi che costavano tanto. Il televisore, il lettore
DVD e la videocamera. Aveva provato a far entrare un
intero paese, l'idea di un paese, nei bagagli: scarpe Nike;
magliette di Disneyland e della Casa Bianca, e di tutti i
posti dove non era mai stata; riviste patinate e bandiere
americane; libri di storia; opuscoli turistici. Tessere della
metropolitana che non avrebbe mai usato, libri per bambini
che non sapeva leggere. DVD di film e telefilm americani,
anche se in Bangladesh le versioni pirata sarebbero
costate meno. Come i bengalesi avevano creato un piccolo
Bangladesh in America, lei avrebbe creato per s e Abdul
una piccola America in patria.
Aveva deciso lei di partire, ma suo malgrado. Da quando
si era scoperto che era straniera, i politici avevano acceso
la paura dei cittadini verso le migliaia di musulmani bengalesi
non registrati a New York, a cominciare dal defunto
marito di Asma. Lo voglio chiedere io, a costo di essere
l'unico, aveva proclamato Lou Sarge nel suo programma
alla radio. Che ci faceva il marito dentro quei palazzi?
Il governatore aveva rievocato l'attentato: Provo pena
per Asma Anwar, ma lei rappresenta un grave problema.
Quando non controlliamo chi entra dalle nostre porte aperte,
migliaia di americani perdono la vita. Non permetter
che riaccada finch sar alla guida di questo stato. Aveva
chiesto che il governo federale passasse al setaccio la
comunit bengalese, alla ricerca di clandestini e di legami
con i terroristi.
Qui accanto, al piano di sopra, ci sono clandestini dappertutto, 
aveva detto Nasruddin. Potrebbe sparire tutto
il palazzo. Met del quartiere , I vicini spettegolavano
su di lei. La criticavano. Dicevano che aveva pensato solo
a se stessa. La comunit sarebbe morta di fame per saziare
il suo orgoglio. Per colpa sua i bengalesi erano considerati
una minaccia alla stessa stregua dei pakistani. Asma
aveva un buon avvocato come Laila Fathi e la solidariet
della cittadinanza: probabilmente sarebbe riuscita a farsi
valere. Non cos gli altri, che rischiavano di finire in una
retata per colpa sua. Forse, aveva cominciato a pensare, la
sua partenza avrebbe allentato la tensione.
Ma era stata la rivelazione sul Post, sul risarcimento
di un milione di dollari che il governo le aveva versato,
a farla decidere. I Mahmoud erano furibondi con lei, che
aveva approfittato della loro generosit pagando la stanza
solo cinquanta dollari al mese. Asma sapeva che la signora
Mahmoud non ne faceva tanto una questione di soldi,
quanto di imbarazzo per essersi lasciata sfuggire una notizia
bomba in casa propria. Non aveva notato i giocattoli
nuovi di Abdul o che Asma era gonfia d'orgoglio?, la rimproverava
la gente, come se l'orgoglio fosse un cambiamento
fisico. Mettevano in dubbio le sue doti di osservatrice.
Cos la signora Mahmoud le aveva comunicato che doveva
trovarsi un'altra casa. Ma chi l'avrebbe accolta a Kensington,
o a Jackson Heights, o in qualunque altro quartiere
bengalese? Ce l'avevano tutti con lei; oppure temevano che
la sua condizione di irregolare potesse in qualche modo richiamare
l'attenzione delle autorit sulla loro; oppure le
chiedevano cifre astronomiche per l'affitto, dal momento
che, essendo milionaria, poteva permetterselo. Il mondo
oltre i confini di Kensington i quartieri dei bianchi con
gli impianti d'irrigazione sembrava meno attraente ora
che doveva entrarci per forza. Dove andare, allora, se non
sapeva quasi una parola d'inglese? A casa, in Bangladesh,
sebbene a malincuore. Quando aveva comunicato la sua
decisione alla padrona di casa, la signora Mahmoud l'aveva
perdonata all'istante, forse perch Asma gliel'aveva
confidata in anteprima.
Il suo esilio stava per terminare. In fondo stava tornando
nel proprio paese. Eppure era proprio un esilio quello
a cui sentiva di andare incontro. Della gita in barca con
Inam il vento impertinente, il grido dei gabbiani simile a
una cascata di piume, Manhattan silenziosa restava solo
qualche foto piatta, muta. Temeva che il filo sempre pi
sottile che ancora la legava al marito si sarebbe spezzato,
una volta lasciata New York. Stava per tradire la promessa
di crescere suo figlio in America, stava per abbandonare
suo marito. I resti di Inam nuotavano nei fiumi della citt,
aleggiavano nell'aria.
Stava abbandonando anche la speranza di essere qualcosa
di pi di una semplice madre, vedova e nuora. Aveva
vissuto dai genitori di Inam per qualche settimana dopo le
nozze, in attesa di ricevere il visto turistico. Sua suocera la
correggeva sempre il modo in cui serviva il t, o cucinava,
o lavava i panni come se la sua personalit di moglie
dovesse forgiarsi in quelle prime settimane e lei, la madre
di Inam, non potesse concedersi nessuna indulgenza. Le
diceva sempre cosa voleva Inam, come se lui non potesse
chiederlo direttamente. Ora sarebbe andata a vivere con
loro, pi da serva che da ospite, avrebbe dovuto dipendere
dalla loro gentilezza. Forse l'avrebbero incolpata della
morte di Inam, e non avrebbero avuto tutti i torti. Sarebbe
dipeso tutto dai soldi. Ne aveva parlato con Nasruddin.
Una delle clausole per la riscossione dei fondi dal governo
americano prevedeva che accettasse per iscritto di rispettare
le leggi sulla successione americane, non quelle degli
altri paesi, compreso il Bangladesh, dove le vedove ereditavano
le sostanze del marito solo in piccola parte. N i
suoi genitori n quelli di Inam avrebbero potuto gestire
i suoi soldi; altrimenti il governo americano se li sarebbe
ripresi. Quando lo aveva saputo aveva cercato di sembrare
mortificata, ma dentro di s aveva provato soddisfazione.
L'America, sotto quell'aspetto, le aveva dato potere.
Ma ora conosceva anche i limiti di quel potere. Pensava
che la sua libert in America fosse illimitata quando
in realt era circoscritta, dentro un cerchio pi ampio di
quello domestico, ma pur sempre chiuso. E quando aveva
fatto sentire la sua voce lo aveva forzato, oltrepassato, ed
era finita dalla parte del torto. Era totalmente diverso da
casa, eppure uguale. Forse adesso che si era fatta sentire
il monumento a Inam avrebbe visto la luce. Ma n lei n
Abdul avrebbero potuto visitarlo.
Allora il dolore la sommerse, a pi ondate. Sommando
perdita a perdita. Scivol nel sonno, in un luogo dove
le venivano posate sul petto pietre enormi, piatte, schiaccianti,
per vedere quanto peso sarebbe riuscita a sopportare.
Non riusciva a respirare, era allo stremo, poi vide il
figlioletto che cercava di liberarla da pietre che pesavano
tre volte lui e si riscosse faticosamente dal sonno, scoprendo
che nulla era cambiato: era nel suo letto, con Abdul a
fianco, e stavano per cacciarli.
Solo che forse era Dio, il migliore degli strateghi, a volere
che lei tornasse a casa. Aveva i soldi e la sua esperienza
americana, aveva imparato che nessuna impresa  impossibile
se lavori sodo, anche se la corruzione e il caos del
Bangladesh l'avrebbero messa alla prova. Avrebbe fondato
una scuola femminile. Forse non sarebbero riuscite a cambiare
un paese di centoquaranta milioni di abitanti, ma se
ogni donna avesse fondato una scuola, e ognuna delle sue
studentesse ne avesse fondata un'altra...
Il potere era nelle mani di Dio. Ecco cosa aveva cercato
di dirle l'imam quando era morto Inam: che lei non aveva
diritto a nulla nella vita, n a un posto, n a una posizione,
n a una persona. Perfino il figlio, nato dal suo grembo, era
una Sua creatura e poteva essere protetto solo con la Sua
benedizione. Lui poteva togliere tutto ci che dava. Solo
Lui non poteva esserle tolto. Se lei non lo abbandonava,
neanche Lui l'avrebbe abbandonata: e lei confidava in questo.
Il giardino a New York, tutto quello da cui la stavano
strappando, era niente in confronto a ci che l'attendeva.
Asma si allent la chunni, quella verde cocorita, dal
collo sudato, e cominci a scendere le scale dall'appartamento
dei Mahmoud. Portava in braccio Abdul, seguita
da Nasruddin e il signor Mahmoud carichi di borse e scatoloni,
seguiti da Laila Fathi, con i documenti di Asma
per il viaggio, seguita dalla signora Mahmoud e la signora
Ahmed che piangevano e si abbracciavano.
Appena usc dal palazzo venne circondata da una folla,
donne che si protendevano a toccarla in un modo che
ricordava a Nasruddin i pellegrini sulle tombe dei santi.
Chiss cosa speravano di ricevere toccandola: la sua sorte
non era certo invidiabile aveva perso il marito, la
casa eppure li capiva. Sembrava che ogni bengalese di
Kensington e molti altri da fuori fossero venuti ad assistere
alla sua partenza, a commiserarla o a gongolare di
soddisfazione, o a guardare attoniti una donna, una di loro,
che era diventata famosa. Gremivano i marciapiedi e
la strada, si affacciavano dalle finestre, si aggrappavano
alle scale antincendio, sbirciavano dai tetti. Pur senza
sentirli, Nasruddin sapeva che cosa dicevano. Lo ripetevano
da quando si era messa in moto la macchina dell'espulsione.
Bhabiakoriokaj koriabhabiona: Pensa prima
di agire, non agire prima di pensare.
Davanti a lei erano tutti gentili, tutti comprensivi. La
preparazione dei bagagli era stata complicata dal fiume
ininterrotto di visite, tutte accuratamente selezionate dalla
signora Mahmoud come da una pila di frutta matura. Decideva
lei chi aveva accesso al santuario (la stanza di Asma),
chi a tutto l'appartamento, chi doveva fare anticamera in
corridoio. Portavano dolci e regalini, giocattoli per Abdul,
ma pi che altro venivano a raccogliere notizie sugli
acquisti e i bagagli di Asma, per poi riportarle in strada.
Mescolati ai bengalesi c'erano anche i poliziotti, venuti
a mantenere l'ordine, cronisti e troupe televisive, con i
satelliti sui furgoni simili a gigantesche orecchie tese verso
il cielo. Il Post, non pago di aver denunciato Asma,
si era procurato chiss come il programma della sua giornata.
Quel mattino il giornale, al colmo dell'esultanza per
la cacciata di Asma, aveva annunciato a tutto il mondo la
data della sua partenza.
Appena Asma si affacci sulla strada, la stampa si slanci
in avanti, prendendo a spinte i bengalesi per raggiungerla.
Urtato dall'arroganza dei cronisti e dalla deferenza con cui
li trattavano i vicini, Nasruddin and in bestia quando tra
loro avvist Alyssa, pronta col taccuino a raccontare
l'umiliazione che aveva messo in atto. Cerc di mandarla via,
ma aveva le mani occupate dagli scatoloni. I giornalisti
circondarono Asma, tempestandola di domande, facendosi
sotto con i microfoni e le telecamere, e la inghiottirono.
Nasruddin la perse di vista e il suo sguardo vag verso
la folla, che appariva rilassata, come durante una festivit
minore. La dolceria Abdullah distribuiva gratis ai bambini
che non dovevano osservare il digiuno le merendine e
gli yogurt preferiti del piccolo Abdul, in onore della sua
partenza. L'imam, che Nasruddin aveva aiutato a emigrare
dal Bangladesh, esortava i fedeli a recarsi alla moschea
per Yiftar del giorno e a non dimenticare i poveri durante
il Ramadan. Da una finestra veniva una musica hindi
Nasruddin, appassionato di cinema, sua unica evasione,
cerc invano di riconoscere la colonna sonora che si sovrapponeva
ai clacson delle auto, alle risate euforiche dei
bambini e...
L'urlo della donna trapass l'aria con una violenza tale
da staccargli quasi i capelli dalla testa per lo spavento. Era
venuto dalla direzione di Asma, ma non riusciva a capire
chi avesse gridato le donne si mettevano a urlare nei
momenti pi impensati e all'urlo rispose subito l'eco,
un'ondata interminabile di eco, che giungevano da ogni
direzione. No, non era un'eco, si rese conto Nasruddin,
ma altre donne che urlavano di rimando, di paura.
Sta male, strill qualcuno in bengalese. Cercate
un medico!
Nasruddin cacci gli scatoloni in mano all'uomo che
aveva accanto e si fece largo a spintoni. La folla si apr mostrandogli
Asma, la sua pelle aveva un colorito malsano,
grigiastro. Lei lo vide e apr la bocca come per dirgli una
cosa importante, ma non le uscirono parole, o almeno lui
non riusc a sentirle. Si abbandon su un fianco, poi cominci
a piegarsi lentamente come una camicia che viene
riposta in una scatola. Intorno aveva un'umanit cos fitta
che non ruzzol a terra, come altrimenti sarebbe accaduto;
si accasci semiseduta, contro un'instabile, vibratile parete
di carne. Ma ora aveva gli occhi chiusi, la testa penzolava
in maniera innaturale e Abdul cominciava a scivolarle
dalle mani. Il bambino piangeva a dirotto. Laila cerc di
prenderlo e di afferrare Asma per un braccio: Aiuto, ha
un mancamento! Reggetela!
No, mettetela gi, sbrait qualcuno in bengalese.
Reggetela!
Mettetela gi!
Le parole correvano avanti e indietro tra la folla.
Chiamate un medico!
Il bambino!
Un medico!
Aria!
Ma poi qualcuno, una donna, url in bengalese: C'
sangue! Le esce il sangue! Sangue! e la folla venne presa
dal panico, dallo spavento, e cominci a muoversi in centinaia
di direzioni diverse contemporaneamente senza andare
da nessuna parte, frenata da forze opposte eppure carica di
movimento, come i flutti alzati da un coccodrillo che divora
la preda sott'acqua. Urli, altri urli, vicinissimi, lontani,
rimbalzavano nell'aria, sembravano entrare in collisione.
Mettetela gi! ordin Nasruddin, proprio mentre la
folla sgomitava davanti a lui togliendogli ancora la visuale.
Piano! Fate piano! Andate a cercare il dottor Chowdhury!
Dottor Chowdhury! il richiamo percorse la folla a
ritroso. Dottor Chowdhury!
Nasruddin se ne fregava di cosa toccava, di chi scostava
per aprirsi un varco. I suoi connazionali si voltavano
di scatto infastiditi poi, riconoscendolo, si scusavano sottovoce
prima di girarsi di nuovo a fissare la scena. Uomini
inutili si accalcavano intorno ad Asma come mucche
riottose, imbambolate. Nasruddin li sferzava con la voce:
Fate largo! Che cos'? Una partita di cricket? Se non
siete medici, fatevi indietro. Se non potete dare una mano,
andatevene.
L'hanno accoltellata! grid qualcuno. Non riusciva
ancora a raggiungerla. L'hanno accoltellata! Uomini
e donne in preda al panico cercavano di fuggire e si scontravano
fra loro, non sapendo se quei movimenti li allontanassero
o li avvicinassero di pi al pericolo. Nasruddin
divideva il tempo a fettine sottili, come la moglie quando
tagliava lo zenzero, cercando di ricordare, di fotografare
qualunque particolare avesse notato c'era un bianco con
il cappotto nero alle spalle di Asma prima che lui la perdesse
di vista? mentre stava ancora guardando la scena
che aveva di fronte: una donna bianca che copriva Asma
con il suo cappotto nero per ripararla dagli urti. Nasruddin
stava vivendo nel passato e nel presente: l'uomo bianco,
era alto, ma vicino ad Asma tutti sembravano alti. O aveva
il cappotto blu? O magari neanche esisteva, ed era solo
il colpevole nato dalla sua fantasia? Si sforz di ricordare
gli ultimi momenti in cui aveva visto Asma, ma la verit
era che l'aveva persa di vista un attimo prima della tragedia;
la sua presenza non era servita a niente. Poi si ritrov
anche nel futuro: il colpevole doveva essere ancora tra
loro, nessuno era al sicuro, come poteva proteggere la sua
gente senza metterla ancora di pi in allarme? C'erano cos
tante facce sconosciute mischiate ai volti familiari; ma lui
doveva sospettare anche di quelli. State attenti, url
in bengalese. Il colpevole  ancora fra noi. Guardatevi
intorno. Dobbiamo trovarlo.
Si sentiva scoppiare la testa, il cuore. Avrebbe dovuto
denunciare le minacce che Asma aveva ricevuto; avrebbe
dovuto impedirle di parlare quel giorno. Ora stava male
per il senso di colpa oltre che per la preoccupazione.
Che cosa  successo? sentiva i cronisti domandare
ai colleghi o a qualunque bengalese capitasse a tiro. Che
cosa stanno dicendo? Che cosa le hanno fatto?
Finalmente la raggiunse. Era distesa supina, a occhi
chiusi. Le scure stelle filanti che si srotolavano da sotto la
schiena di Asma sembravano il sangue che scorreva per le
strade di Eid al-Adha, quando centinaia di capre, mucche
e pecore venivano uccise nei giorni di festa. C'era anche
il dottor Chowdhury. Il medico sollev il cappotto e gli
scialli, poi sollev Asma, con delicatezza, squarciando il
salwar kameez, intriso di porpora, scoprendo una chiazza
di pelle scura screziata di sangue prima di premere la ferita
e coprirla di nuovo. Nasruddin contempl gli occhi
chiusi di Asma, il pallore orribile sul suo volto. Lei certo
avrebbe voluto sapere se era rimasta svestita. Avrebbe voluto
la descrizione completa della scena: mi stavano guardando
tutti? Sono stata coraggiosa? Chi ha preso Abdul?
Se lo sono conteso le zie, o lo ha preso lei, Nasruddin? E
che faceva la signora Mahmoud? Scommetto che gridava.
Gli infermieri hanno dovuto curare anche lei? Lo ha preso
lei, Nasruddin? La domanda immaginaria lo scosse dal
suo torpore. Dov'era Abdul? Nasruddin scrut la folla.
Lo aveva preso la polizia? Con sollievo lo vide in braccio
a Laila, ancora singhiozzante. Il lamento meccanico della
sirena divent pi forte, pi lento, mentre l'ambulanza
arrancava tra la folla. Due infermieri raggiunsero lo spazio
sgombrato dalla polizia intorno ad Asma e cominciarono a
prestarle le prime cure. Non dissero niente sulle sue condizioni,
ma Nasruddin cap, e cominci a piangere proprio
mentre l'ambulanza si allontanava, e vedendo cos scosso
l'uomo che per vent'anni era stato una colonna della comunit,
la folla ebbe una specie di crollo, le donne cominciarono
a piangere, gli uomini si inginocchiarono, e tutti
si dondolavano, disperati.
Abdul: doveva portarlo via da l.
Signora Mahmoud! Porti di sopra Abdul! ordin,
poi vide la signora Mahmoud sciogliersi a terra come una
pozza. Avrebbe dovuto riprendersi per aiutare a lavare il
corpo di Asma; cos come la signora Ahmed, anche lei abbandonata
a terra. Nasruddin afferr il signor Mahmoud,
indic Laila Fathi e il bambino, e disse: Li porti subito
di sopra! Svelto! E il signor Mahmoud, anche lui con gli
occhi rossi, li port via, preceduto da un poliziotto che faceva
largo. Quello era solo l'inizio, si rese conto Nasruddin,
del suo viaggio verso casa col bambino: avrebbe dovuto
imbarcarlo su un aereo, insieme alla salma, e volare
con lui in Bangladesh. Si sentiva perso gi solo al pensiero:
lui su un aereo con un bimbo di due anni.
I giornalisti! L'hanno ammazzata i giornalisti! grid
qualcuno. I cronisti erano sparsi tra la folla, rifiuti sul delta
di un fiume. Alcuni venivano trattenuti per il braccio;
altri avevano formato un piccolo crocchio inerme davanti
a un palazzo, mettendosi con le spalle al muro. Siamo
giornalisti! gridavano. Siamo giornalisti! Alcuni univano
un sorriso falso allo sguardo terrorizzato.
I bengalesi, ormai furibondi, marciarono verso di loro
e Nasruddin vide i cameraman pi robusti formare una
barriera di fronte al gruppo e alcune donne premere convulsamente
i tasti del cellulare, mentre altri gesticolavano
verso la polizia, che andava verso di loro, sbraitando alla
folla: Via! State indietro!
La folla continu ad avanzare. I giornalisti si addossarono
al muro dell'edificio, le donne si tenevano per mano.
L'avete ammazzata!, urlavano infuriati i vicini di
Nasruddin. Lui non capiva se intendessero letteralmente:
era stato un giornalista a pugnalarla? O i giornalisti l'avevano
messa in pericolo con i loro articoli? La folla lo sballottava
con tanta forza che non riusciva quasi a stare in
equilibrio, ma vide ugualmente le mani dei poliziotti correre
alle fondine e grid, in bengalese e in inglese: State
indietro, lasciateli alla polizia! Tornate indietro!
Fu allora che vide Alyssa Spier nel gorgo della folla inferocita.
Aveva la faccia impaurita e Nasruddin si odi,
perch gli faceva piacere. La raggiunse a gomitate. Forza,
venga con me, l'apostrof acchiappandola per il
braccio. Lei oppose resistenza, scambiandolo per un altro
membro della folla inferocita. Ci conosciamo, ci siamo
gi visti. L'aiuto io, sibil lui fra i denti, e lei lo lasci
fare. La trascin finch non vide un poliziotto, poi gliela
scaravent quasi addosso. Era giusto che la difendessero,
qualunque cosa avesse fatto, ma dentro di s provava la
stessa rabbia della folla.
Proteggetela, disse. La responsabile  lei.
...
.
...
Capitolo ventitreesimo.
...
.
...
In mezzo alla calca Alyssa aveva agognato, per la prima
volta da quando era giornalista, l'anonimato. Circondata
da sguardi stravolti, bocche livide, mani che spingevano,
piedi che pestavano, puzza di sudore, e grida in un'altra
lingua, era stata presa dal terrore di essere riconosciuta come
la persona che aveva esposto Asma Anwar al pericolo:
prima rivelando che era una clandestina, poi che era diventata
ricca, e infine, praticamente in diretta, che stava
per andare in esilio (fuori di qui!, aveva titolato il Post
quel mattino). Se l'avessero scoperto, l'avrebbero fatta a
pezzi. Invece, l'unica persona che l'aveva riconosciuta l'aveva
anche salvata, consentendo ai poliziotti di chiuderla
fra le pareti sicure della stazione mobile. Eppure, nonostante
la paura, appena era uscita dalla folla le era venuta
voglia di tornarci. La notizia, per la prima volta da quando
faceva quel lavoro, era stata un fenomeno del tutto fisico,
che l'aveva assorbita e rimescolata, come se avesse viaggiato
nel sistema circolatorio di un altro. Era l'esperienza
pi vicina alla cronaca di guerra che le fosse capitata.
Rifer alla polizia tutto quello che aveva visto, cio non
molto, dato che si trovava nella cerchia pi esterna dei cronisti
che attorniavano Asma Anwar. Come se non bastasse,
aveva perso un'ora di lavoro per colpa della frase con
cui si era congedato il suo soccorritore: La responsabile
 lei. Tre detective diversi l'avevano costretta a ripercorrere,
articolo per articolo, il possibile significato di quelle
parole. Quando aveva finito, la folla e qualsiasi altro testimone
valesse la pena di intervistare si erano gi dileguati,
e non le era rimasto che intervistare i colleghi.
Non sapeva assolutamente chi avesse ucciso Asma.
Non lo sapeva nessuno... era assediata da tanta di quella
calca che perfino i filmati dei telegiornali si erano rivelati
inutili. Questo per non ferm la ridda di ipotesi. Debbie
Dawson del Sadi era sicura che fosse stato un wahabita
offeso dall'idea che una donna potesse ricoprire un ruolo
pubblico. Ecco come si trattano fra loro!, continuava a
dire in televisione. Chaz era sicuro, pur senza il sostegno
di alcuna prova, che fosse stato un bengalese invidioso dei
quattrini di Asma. Issam Malik e il Muslim American Coordinating
Council insistevano che a ucciderla fosse stato
un islamofobo. No, uno xenofobo, insistevano gli attivisti
per la riforma sull'immigrazione. Gruppi sparsi musulmani,
anti-musulmani chiamavano le agenzie di stampa
per rivendicare l'azione. Ma come in ogni guerra psicologica
che si rispetti, non c'era modo di sapere se le telefonate
fossero autentiche o tentativi di scaricare quell'omicidio
sugli avversari.
Purtroppo nessuna di queste chiamate arriv ad Alyssa,
che si ritrov a cercare affannosamente un altro spunto
per un articolo. Il senso di colpa che la rodeva lo aveva
gi scontato con la paura tra la folla e l'interrogatorio alla
polizia. Entrambi le sembravano una punizione cosmica
sufficiente. E poi lei si era solo limitata alla cronaca dei
fatti: era stato Khan a iniziare tutto. Se c'era un responsabile,
era lui.
Se non ha un cuore di pietra, adesso si sentir colpevole, 
disse Chaz approvando quel nuovo spunto per
il suo articolo. Trovalo e chiedigli se si sente in colpa.
Chiedigli se ha intenzione di ritirarsi. Pensa alla prima pagina
quando moller: sayan-allah! Scoppi a ridere.
Convincilo a gettare la spugna cos possiamo sfruttare
la notizia. E scopri se vogliono seppellire la donna nel suo
giardino:  una martire, no?
Alyssa pianton il loft di Khan a Chinatown. Senza mai
incontrarlo. Per apparteneva alla sua stessa razza: non riusciva
a stare lontano dal lavoro. Alyssa parcheggi vicino
allo studio ROI e aspett. Alla fine della giornata gli architetti,
sguardo sdegnoso dietro gli occhiali a rettangolo,
le sfilarono davanti silenziosamente. Khan non c'era. Ma
qualcosa le disse di non mollare, e cos fece, per ore. Khan
spunt fuori alle undici, guardandosi intorno con diffidenza.
Lei sbuc dal suo nascondiglio, quasi spaventandolo.
Sono io, gli disse piano, come se si conoscessero da
sempre. In realt, malgrado avesse scavato a fondo nella
sua vita, si rese conto che non si erano mai incontrati.
Alyssa Spier, del New York Post. Lui rimase un attimo
imbambolato, come se non l'avesse mai sentita nominare.
Lei ci rimase malissimo, pur sapendo che i lettori
solitamente non guardano chi firma gli articoli. Ma poi la
rabbia si fece strada sul viso di Khan.
Mi lasci in pace, cazzo, disse.
Che cosa pensa di fare? Ha intenzione di ritirarsi?
Lui la ignor, allontanandosi a passi lunghi, misurati, e
lei gli zampett dietro, come un topolino dei cartoni animati.
Si sente responsabile? chiese. Intendo della
morte di Asma.
Lui si gir di scatto facendole prendere un accidente.
Dopo quello che aveva scritto sull'Islam e sulla violenza,
sarebbe stato quasi divertente, pens Alyssa, se un musulmano
specialmente quello avesse dato di matto con lei.
Proprio lei me lo chiede? disse Khan.  stata lei
a spingerla in mezzo a quella strada. Probabilmente era
gi sul posto, pronta a trascrivere ogni dettaglio truculento.
Lei e il suo giornale ce l'avete messa tutta per aprire la
stagione di caccia ai musulmani.
No,  stato lei, partecipando al concorso, insistendo
sul suo diritto alla vittoria, anche se offendeva tanti americani,
anche se feriva i sentimenti delle famiglie. Per cui,
pensa di ritirarsi?
Offendeva tanti americani? E cos che ha detto? -
chiese Khan. Stava avanzando verso di lei. Era solo a un
metro di distanza, non le restava che indietreggiare. Anche
io sono americano, disse, continuando ad avvicinarsi.
Lo scriva sul suo giornale. Io, Mohammad Khan,
sono americano, e ho gli stessi diritti di qualunque altro
cittadino americano. Alyssa camminava all'indietro; lui
continuava ad avanzare. Sono americano. E l'unica dichiarazione
che posso rilasciarle. Sono americano. Lei
si volt: ancora pochi metri e l'avrebbe condotta a passo
di valzer nel bel mezzo di Hudson Street, ma Alyssa non
era sicura che lo stesse facendo di proposito, che si fosse
accorto di dove erano, solo che lui continuava ad avanzare
e lei a indietreggiare.
Sono americano. Sono americano. Un altro passo e
Alyssa scese dal marciapiedi. Sono...
Aspetti un attimo! disse lei, fermandosi cos di scatto
da sfiorare lo scontro con Khan. Socchiuse gli occhi. Lei
dovrebbe essermi grato. Se non avessi rivelato questa storia,
avrebbero insabbiato il suo progetto, non avrebbe mai
saputo che aveva vinto.
Stronzate, disse lui. Aveva il fiatone, come uno che
ha corso. Sarebbe venuto fuori comunque.
S, ma la notizia l'ho data io. Dovrebbe essermene
grato.
Khan si mise le mani sui fianchi e alz gli occhi. Alyssa
fece un passo indietro e vide che stava sorridendo. Alz
gli occhi anche lei, e vide una mezzaluna cos sottile da
sembrare un'unghiata nel cielo.
NYI continuava a trasmettere il servizio sulla morte di
Asma Anwar, ma Sean lo guardava ogni volta come se fosse
la prima. Kensington non distava molto dalla casa dei
suoi genitori a Ditmas Park poco pi di un chilometro
ma in televisione sembrava l'india. Centinaia di bengalesi
gironzolavano in strada ansiosi di assistere all'esodo di
quella donna, poi urlavano e strillavano alla notizia della
sua morte e per il terrore che fra loro potesse esserci un
assassino. Sapeva che i bengalesi abitavano da quelle parti
a volte nel quartiere dei suoi genitori vedeva donne con
il velo e la pelle scura trascinare carrelli della spesa ma
non sapeva che fossero cos tanti. Continuava a rivedere
Asma Anwar che gli passava davanti all'uscita dell'assemblea.
Non le aveva parlato. Gli sarebbe piaciuto dirle che
era coraggiosa, chiederle scusa per aver strappato il velo a
Zahira Hussain, perch temeva che i suoi impulsi distruttivi
avessero scatenato, quasi autorizzato quegli impulsi
omicidi. Debbie era sicura che l'avesse uccisa un musulmano,
ma per Debbie i fatti coincidevano miracolosamente
con le sue opinioni. Si chiese chi avrebbe cresciuto il
figlio di Asma Anwar.
Scese al piano di sotto. Sua madre era sola in soggiorno,
stava ricamando. Alla luce bianca dell'unica lampada, i tratti
pietrificati del suo viso la facevano sembrare di marmo.
Siediti qui un attimo, gli disse e lui ubbid. Sent il
ticchettio svogliato dell'orologio. Lo scricchiolio del ghiaccio
che si formava nel freezer. Il respiro concentrato di sua
madre. Non lo avrebbe pi dimenticato.
Non ho pi voglia di combattere contro Khan, le
annunci di punto in bianco. Cap che stava per dirlo solo
quando le parole gli uscirono di bocca.
Eileen sobbalz all'indietro, come se avesse sonnecchiato
a occhi aperti, e lo guard. Rughe profonde le sfiguravano
il contorno delle labbra.  terribile, che quella donna
sia morta, disse. Terribile. Lasciare un bambino piccolo.
Ma non c'entra niente con la battaglia contro Khan.
Secondo te sarebbero contenti se venisse eretta una croce
nel luogo in cui  morta? Non pensi che la prenderebbero
come una mancanza di rispetto?
Riprese a ricamare, decisa a ricucire la pace.
Lui giunse le mani in preghiera, e appoggi il naso sulla
punta, in equilibrio. Mi sento come se tutto fosse iniziato
per colpa mia.
No, per colpa di Mohammad Khan, disse lei senza
scomporsi.
Allora forse non voglio essere io a finire il lavoro. Dico
solo questo. Non voglio il Giardino, ma non mi va pi
neanche di battermi contro la sua costruzione.
E chi dovrebbe finire quello che non hai pi voglia
di fare, Sean? Se lasci qualcosa a met c' sempre un altro
che deve terminarla.
Secondo me Claire Burwell si sta mettendo contro
Khan, disse lui. Anche grazie al mio aiuto. Si sentiva
un impostore: da una parte detestava Claire per la sua debolezza,
dall'altra la utilizzava per nascondere la propria.
Quindi perch fermarsi adesso, Sean, se senti che
manca poco alla fine? Stai per realizzare qualcosa, qualcosa
d'importante. Perch fermarsi adesso, perch devi permettere
agli altri di dire che non sappiamo cosa vogliamo?
Se metto i bastoni fra le ruote a questo progetto, lo
blocco, s, ma non concludo niente. Non verranno certo
a chiederlo a me, di progettare il monumento, disse.
Devo trovare un altro modo di vivere. Un'altra ragione
per vivere.
A parte Dio, non c' ragione pi importante della famiglia,
soprattutto dopo quello che ci  capitato. I suoi
occhi scintillarono acquosi nella penombra, di tristezza, o
di vecchiaia, Sean non lo sapeva. Si scrocchi le dita e la
vide trasalire.
Lei riprese a ricamare e lui cominci a tirarsi i fili che gli
penzolavano dalla manica: pi lei faceva e pi lui disfaceva.
Non ti ho mai chiesto molto, Sean, disse lei. Le
orecchie si spostarono leggermente indietro. Anzi direi
che ti abbiamo sempre chiesto pochissimo. Per ti ho chiesto
questo, ti ho supplicato di fermare questo progetto. E
adesso vuoi andartene prima di finire il lavoro, come fai
sempre nella vita, lasciando le cose a met, o semidistrutte.
Non dovrei stupirmene pi di tanto, immagino. Per posso
ancora arrabbiarmi. Lo disse con voce pi tagliente.
Non voglio deluderti, mamma.  l'ultimo dei miei
desideri. Ma non ci metto pi l'entusiasmo. E questo vuol
dire che combatterei da schifo.
Secondo te ero entusiasta di tutto quello che m' toccato
nella vita? Chi ti ha messo in testa che la vita puoi
decidere di viverla in base a come ti svegli al mattino? Io
no di certo. Sai, quando sei nato ho passato un bruttissimo
momento. Lui alz gli occhi; non lo sapeva. Avevo
gi cinque figli, e il sesto mi sembrava troppo. Adesso
i medici hanno inventato non so quali nomi per certi
malesseri, io per sapevo solo che ero stanca e che volevo
qualcosa per me. Rivolevo me stessa, per meglio dire. Sinceramente
odiavo tuo padre per averti generato. E cos,
dopo la tua nascita, me ne sono andata per qualche settimana.
Lo stava guardando dritto negli occhi, senza un
filo di rimorso. Forse solo Patrick era abbastanza grande
per ricordarselo. Forse  per questo che Frank ha sempre
avuto un debole per te e i tuoi problemi. Me ne sono andata,
punto. Ho preso i soldi per le spese di casa che tenevo
da parte per le emergenze tuo padre non ci pensava
mai, alle emergenze, cos toccava a me e ho viaggiato su
e gi per la costa orientale. Rehoboth. Rhode Island. Era
inverno. Camminavo sulla spiaggia. Erano anni che non
passavo cos tanto tempo da sola. Che non passavo neanche
un minuto, da sola. Poi sono tornata e ho fatto il mio
dovere. Sono tornata perch era mio dovere. Non ho mai
chiesto a tuo padre come se la fosse cavata in mia assenza.
Solo con sei figli, tra cui un neonato! La sua risata esplose,
spaccandole la faccia come cemento sotto un martello
pneumatico. Era come se l'immagine di Frank che si accollava
i suoi fardelli per qualche settimana l'avesse aiutata
a portarli per anni.
Sono tornata perch non ero niente al di fuori di
questa famiglia, disse. Come non lo sarai neanche tu.
Forse  proprio quello, il mio destino, ribatt lui.
Ho perso un figlio, disse lei. Non voglio perderne
un altro. Tacque, ricominci a cucire. Dita piccole, mano
ferma. Sean non avrebbe mai dimenticato neanche questo.
Perch dovresti perdermi?
In famiglia non puoi starci a met. O sei dentro o sei
fuori. Tu vuoi vivere qui come un pacifista che di colpo 
troppo buono per combattere, continuando per a mangiare
alla nostra tavola, a tenere i piedi al caldo, mentre
noialtri andiamo in guerra a coprirci di sangue. Non funziona
cos, Sean.
Fammici dormire sopra, mamma, tagli corto lui.
Ne parliamo domattina Le tese la mano e lei lo guard
con diffidenza, poi si lasci aiutare ad alzarsi dalla poltrona.
Sean spense la lampada e insieme attraversarono il buio.
...
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...
Capitolo ventiquattresimo.
...
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...
Pareti di cartongesso, tappeto aziendale logoro, zero
finestre: forse prima era lo stanzino dove tenevano la
cancelleria. Le venne il dubbio che Paul Rubin avesse volutamente
cercato lo spazio pi angusto della sua vecchia
banca per rinchiudercela con Mohammad Khan. Sedevano
a uno stretto tavolo metallico, uno di fronte all'altra, sgradevolmente
vicini, le pareti che premevano alle loro spalle.
Fate pure con comodo, ordin Rubin dalla porta.
Rieccolo, pens Claire, il vecchio leone che dirigeva quella
banca. Negli ultimi tempi aveva latitato un po' troppo,
si era sottratto un po' troppo spesso al suo spinoso ruolo
di guida. Ma la morte di Asma Anwar aveva resuscitato il
presidente che era in lui. Il mattino dopo l'assassinio l'aveva
chiamata e, in tono scosso ma brusco, le aveva intimato
di incontrare Khan per superare le sue indecisioni.
L'aveva assecondata a sufficienza, disse, cos come aveva
assecondato la testardaggine di Khan. Lei doveva arrivare
a un punto fermo e Khan a un approccio pi flessibile.
Quando Paul chiuse la porta, Claire quasi si aspettava di
sentir girare la chiave nella serratura.
La tranquillit che Khan esibiva nel fisico lungo e asciutto
la colp con forza in quel piccolo spazio. L'ultima volta
che lo aveva visto, al termine dell'assemblea pubblica, le
era parso stremato, una larva. Ora aveva ritrovato fiducia
in se stesso e questo la innervosiva. Erano cos vicini da
non poter fare altro che guardarsi negli occhi, come nel
sogno di Claire. Solo che nel sogno il volto di Khan esprimeva
cordialit, voglia di spiegare. Adesso era solo una
maschera impenetrabile. Aveva un'aria asettica, come se
la notizia di quel contrattempo avesse raggiunto tutti tranne
la persona che lo aveva causato.
Mi dispiace per Asma Anwar, esord lei.
Anche a me, disse lui, con aria assorta.
Vi siete conosciuti? chiese Claire. Dopo l'assemblea,
intendo. Vi siete parlati? Non le piaceva sentirsi in
competizione con una morta, ma era pi forte di lei: voleva
sapere se Khan aveva ringraziato Asma del suo sostegno,
come non aveva fatto con lei.
No, rispose lui. Non l'ho chiamata. Claire scorse
il rimpianto, forse perfino l'imbarazzo, sul suo viso, e si
sent consolata, ma poi pens che avrebbe dovuto vergognarsi:
neanche lei aveva cercato Asma, una vedova come
lei, una donna che stava per affrontare il rimpatrio. Le tornarono
in mente le sue ultime immagini, il salwar kameez
verde come un filo d'erba.
 terribile. Ci mancava anche questa epidemia di
terrore, disse lei. La frase suonava forzata, inerte, non
rendeva neanche lontanamente l'idea di quanto l'avesse
scossa l'uccisione di Asma. Riaffiorarono con prepotenza
le minacce che aveva ricevuto, anche se sapeva di essere
ben protetta grazie al suo isolamento e ai suoi privilegi.
La notte, col batticuore, pensava a quel bambino, un orfano;
una condizione che incombeva come un avvoltoio
sui suoi figli, che avevano gi perso il padre. Il suo vittimismo
di vedova si era dissolto alla prospettiva di non
poterli pi accudire. Forse anche Khan aveva paura. Ma
lui non aveva figli.
Non sappiamo chi l'ha uccisa, quindi non possiamo
dire da cosa dipenda, disse Khan. L'affermazione, del
tutto logica, la indispett proprio perch non faceva una
piega. Il chi non contava, quando il cosa il suo progetto,
tutte le reazioni che aveva provocato era cos chiaro.
Sinceramente mi sento a disagio a farle domande, 
disse lei. Vorrei... rendere onore alla donna che ha preso
le sue difese. Ma non posso dare il mio sostegno al Giardino
senza saperne di pi. Quindi le spiegazioni che le chieder
sono in segno di rispetto per Asma Anwar.
Se la rispetta, allora non pu usarla come motivo per
chiedere o non chiedere spiegazioni, signora Burwell. Chieda
perch deve o vuole sapere.
Ma non si tratta solo di me, protest Claire, lottando
contro il disappunto. Devo rispondere a un sacco
di famiglie.
Allora sar meglio passare alle domande, disse lui.
Partiamo dall'assemblea, da quello che ha detto Betsy
Stanton a proposito degli edifici che utilizzavano il linguaggio
visivo islamico. Significa che lei lo ha utilizzato
anche nel suo giardino, perlomeno attraverso il motivo
dei nomi?
I nomi erano disposti sulla facciata degli edifici, proprio
come ho spiegato nella presentazione del mio progetto.
Ma sono rimasto sorpreso quanto lei nel sapere che potrebbero
esserci dei precedenti islamici. Incuriosito, s, ma
sorpreso. La considero pi che altro un'ipotesi.
Per l'architetto che ha progettato le torri aveva trascorso
un periodo nei paesi islamici, giusto?
Credo di s, ma non conosco molto bene la sua biografia.
E lei?
Io cosa? Sorrise con un angolo della bocca, come se
avesse intuito che stava cercando di metterlo in trappola.
Ha mai trascorso un periodo nei paesi islamici?
Solo di breve durata.
Dove?
In Afghanistan. E a Dubai, se cinque ore in aeroporto
valgono come periodo.
Che cosa ci faceva in Afghanistan?
Spost indietro la sedia per accavallare le gambe e, forse,
per osservarla meglio. Rappresentavo il mio studio
nella gara d'appalto per il progetto della nuova ambasciata
americana a Kabul, disse, anche se non capisco cosa
c'entri col monumento in memoria delle vittime. Non
abbiamo vinto.
Il cervello di Claire girava a vuoto; non sapeva come
proseguire.
Da dove viene l'idea del Giardino? chiese.
Dalla mia immaginazione La risposta era un muro,
e lei non riusciva a vedere cosa c'era dietro.
Certo, disse dopo un attimo. Si capisce. Ma dovr
pure nutrirla, la sua immaginazione.
Costantemente, disse lui senza scomporsi. Claire
non capiva se stava scherzando.
Durante l'assemblea lei ha accennato... prima che la
interrompessero, e voglio dirle che mi dispiace anche di
questo,  stato uno spettacolo inquietante. Non riesco neanche
a immaginare che cosa avr provato.
Lui non rispose, perci prosegu. Lei ha detto di aver
nutrito la sua immaginazione, nel caso del progetto, con i
giardini islamici. Cos ha detto all'assemblea.
Ho detto che i giardini che adesso definiamo islamici
potrebbero avermi influenzato. Gli architetti, perlomeno
quelli bravi, non copiano. Citano.
Allora che cosa stava citando? I giardini che aveva
visto in Afghanistan?
Ho visto un giardino anche l, certo.
E per chi era... cio a chi era dedicato? Insomma...
l'Afghanistan sar pieno di martiri. Non era il massimo
della delicatezza, ma doveva sapere.
Allora  per questo che siamo qui, disse lui. Sembrava
stranamente triste.
Lei non ha mai chiarito, spieg Claire, se sia un
paradiso per i martiri, n tantomeno se sia un paradiso.
Da quando il Times ha sollevato l'interrogativo, lei non
ha mai risposto.
Se ben ricordo, i primi a sollevare l'interrogativo sul
paradiso dei martiri, disse lui mimando le virgolette,
sono stati quelli della Fox.
Fu presa dall'imbarazzo come quando Wilner, il portavoce
del governatore, e ora l'unico a non volere il Giardino,
le aveva mostrato approvazione davanti agli altri
membri della giuria.
A ogni modo, disse lei, qualcuno lo ha sollevato.
Ed  rimasto in sospeso.
E l rester per sempre, disse lui.
Come scusi?
Perch dovrei preoccuparmi di mettere a tacere paure
che non ho creato?
Ma Paul ha detto che lei avrebbe risposto alle mie domande, 
disse lei sconcertata. Per via di Asma Anwar.
Gli ho detto che avrei risposto a tutte le domande che
potevo, precis Khan. Ma lui non ha voluto ascoltarmi.
Ed  proprio per via di Asma Anwar che non risponder
a domande come quella che lei mi ha appena rivolto.
Non l'ha sentita parlare all'assemblea? Ha detto che
i terroristi non dovevano contare pi delle persone come
il marito. Ma le sue domande, signora Burwell, i sospetti
che contengono, li fanno contare di pi. Lei crede che,
fino a prova contraria, la pensiamo tutti come i terroristi.
Io non credo proprio un bel niente. Se faccio una domanda
non significa che io sia un'intollerante. Come posso
sostenere un progetto quando non so che cosa rappresenta?
La prima volta che lo ha visto non si  fatta tanti problemi, 
disse lui sottovoce. Neanche la prima volta che
ci siamo incontrati. Mi ha molto commosso, con quelle
parole su suo figlio.
Mio figlio, come ogni bambino, fa presto ad affezionarsi
o a stufarsi di qualcosa, disse. Vedendo l'espressione
stupita di Khan, cerc di fare marcia indietro. Ho
solo bisogno di sapere che cosa rappresenta... anche per
William, quando sar grande. Non capisce che...
Forse cos  pi chiaro, disse lui, tirando fuori un
taccuino da disegno e una penna dal taschino della giacca.
Disegn due linee che s'intersecavano e chiese: Che
cosa le sembra?
Claire studi la figura. Una croce?
La gir in diagonale. E questa?
Una X.
Disegn un quadrato intorno alla croce e lo rigir verso
di lei. E questa?
Non saprei. Una finestra?
Altre linee. Una scacchiera? disse Claire. O forse
Manhattan, sembra una griglia.
Pu essere tutte queste cose o nessuna. Sono linee su
un piano, proprio come il Giardino, continu lui. Linee
su un piano. La geometria non appartiene a una sola
cultura. La griglia  la forma modernista per eccellenza,
com' senz'altro in grado di capire il critico del Times.
Non era quasi mai apparsa nell'arte prima del ventesimo
secolo, poi di colpo la troviamo dappertutto. Mondrian non
era musulmano. Neanche Mies, Agnes Martin, LeWitt,
Ad Reinhardt. Non  colpa mia se lei fa certi collegamenti
solo perch sono musulmano.
Il problema non sono i collegamenti che faccio io, ma
quelli che potrebbero fare gli altri musulmani. Lo leggeranno
in un certo modo...
 questo che le dicono i suoi amici musulmani?
Claire deglut. Credo sarebbe meglio se lei semplicemente
smentisse l'ipotesi di un giardino dedicato ai martiri,
o qualunque sia l'ipotesi pi catastrofica. Oppure cambi
qualcosa, per fugare questi timori. Tolga i canali, cos
i suoi oppositori non potranno dire che  il paradiso del
Corano. I giardini in cui scorrono i ruscelli, come recita
il versetto, credo.
Lei vuole che cambi il Giardino, disse lui lentamente.
Solo qualche modifica simbolica, per mostrare che 
disposto a venirci incontro, per dar prova di elasticit, ma
anche per ragioni sostanziali.
Vuole che tolga i canali perch le ricordano un versetto
del Corano, disse lui, come se non avesse capito.
 solo un'idea.
Asma Anwar  salita su quel palco a dire che il paradiso
del Corano era per le persone come suo marito e
adesso, possiamo solo sperare, anche per lei. Non pu dirmi
che vuole onorare la sua memoria e poi pretendere di
cancellare qualunque cosa le ricordi il paradiso di cui parlava
quella donna.
Quindi l'intento era di evocare quel paradiso.
Non ho detto questo, rispose Khan. Aveva la mascella
contratta. Ho detto che  un'offesa ad Asma Anwar
voler depurare il Giardino da tutti gli elementi che per lei
evocavano quel paradiso.
Sono distinzioni troppo sottili per questo paese, considerato
quanto  successo. Non capisce che per la gente
 naturale avere paura?
Naturale come un giardino, disse Khan. La sua logica
era perfetta: avrebbe voluto farla a pezzi.
Non devo certo scusarmi se voglio rassicurazioni
sul mausoleo in memoria di mio marito, disse Claire
esasperata. Il suo progetto mi appare pi minaccioso,
se lei rifiuta di cambiarlo: mi lascia intuire che c' qualcosa,
un significato recondito, che lei vuole preservare.
I seguaci della sua religione hanno inflitto, mi hanno inflitto,
un dolore immenso. E tutti noi fatichiamo moltissimo
a capire il vero significato e i veri valori dell'Islam.
A capire in che cosa credono i musulmani. Molti di loro,
che mai commetterebbero un attentato, continuano
ad appoggiare il terrorismo, per motivi politici se non
religiosi. O fingono che i colpevoli non siano musulmani.
Quindi non  poi cos strano che io le chieda dove si
colloca lei, in questo quadro. Quando all'assemblea sono
venuta a sapere che non ha mai condannato l'attentato...
sinceramente mi ha fatto rabbia. Perch non lo
ha condannato?
Immagino non me l'abbia mai chiesto nessuno. Il
tono non era irriverente, ma le parole s.
E se glielo chiedessi io ora?
Il principio  lo stesso, signora Burwell. Quel vezzo
di chiamarla col cognome da sposata la infastidiva. In
pratica erano coetanei.
E quale sarebbe? s'infiamm lei. In base a quale
principio lei rifiuta di dire che un attentato terroristico
 sbagliato, o che non crede nella teologia di cui  figlio?
E in base a quale principio dovrei dire che  sbagliato,
quando glielo potrebbe gi dire il suo bambino di sei
anni? Fece per passarsi le mani tra i capelli ma si accorse
che erano troppo corti. Strinse i pugni alle tempie e abbass
lo sguardo sul tavolo.
Quello che dice William non conta in questa sede. A
me interessa sapere in che cosa crede lei.
Segu un silenzio lungo e imbarazzante. Non d forse
per scontato che qualunque non musulmano abbia partecipato
al concorso condanni l'attentato? Perch allora tratta
me diversamente? Perch pretende di pi da me?
Perch  lei a pretendere tanto da noi! ribatt lei.
Vuole che ci fidiamo di lei, per non vuole rispondere
alle domande sul suo progetto: che cosa significa, dove ha
preso l'idea.
Ma lei me lo chiede perch non si fida di me.
E io non mi fido di lei perch non vuole rispondermi,
per cui siamo bloccati Sorrise e incredibilmente sorrise
anche lui. Se potevano ammettere che erano a un'impasse,
perfino riderne, pens lei sentendo placarsi l'ostilit,
potevano anche uscirne.
 solo che... fatico ad accettare che sia lei a progettare
il monumento se non so che cosa pensa.
 una questione di fede, credo.
Questo la zitt. Claire allung il braccio indietro, cercando
la solidit del muro. Khan aveva girato la sedia un
po' di lato, per fare ancora pi spazio alle gambe, quindi
non si guardavano pi dritto negli occhi. Lei lo studi di
tre quarti. Una volta, lo storico della giuria, pedante come
al solito, aveva spiegato che i tedeschi, perfino quelli che
alla morte di Hitler dovevano ancora nascere, continuavano
a trovare nuovi modi per chiedere scusa agli ebrei,
per espiare. Persone innocenti potevano ancora sentire o
assumersi la responsabilit collettiva di un crimine. E lei
sul viso di Khan cercava un segno di accettazione di quella
responsabilit.
Non vede che nuoce soltanto a se stesso? disse. Se
vuole che mi batta per lei forse non lo sa, ma sono stata
l'unica della giuria a non vacillare quando abbiamo appreso
il suo nome ho bisogno di saperne di pi. Ho bisogno
che lei condanni pubblicamente, o almeno prenda le distanze
da certe idee, o faccia solo qualche modifica al suo
progetto. Il problema non  lei. E la religione.
Anche di profilo lo vide sussultare scandalizzato. Khan
gir la sedia per guardarla in faccia, inciampando con le
gambe nel tappeto liso, e chiese:
Come la prenderebbe se giustificassi la fine di suo
marito dicendo che il problema non era lui, ma il suo paese
e le sue politiche sfortunato lui che ci si  trovato in
mezzo del resto per se lo meritava, visto che pagava
le tasse al governo americano. Io ho quello che mi merito
perch per combinazione la mia religione  la stessa di un
gruppo di pazzi?
Claire si irrigid. Sfortunato lui. Se lo meritava.
Le parole colpirono il fragile scheletro del suo orecchio
proprio mentre cercava di capire se Khan si fosse espresso
esattamente in quei termini; stava pensando e ascoltando
allo stesso tempo, quindi non aveva sentito bene. Ma probabilmente
era proprio quello che lui pensava. L'addolorava,
la disgustava, riconoscere che forse l'ignobile Alyssa
Spier aveva ragione, che Khan davvero riteneva Cal un
mero danno collaterale di una guerra che l'America si era
cercata, che Khan davvero giudicava Cal un uomo cos
buono, generoso e responsabile colpevole per il semplice
fatto di essere americano. Balz in piedi come una marionetta
sbilenca, afferr la borsa e in un solo gesto raggiunse
la porta, la spalanc, l'attravers e se la richiuse con fragore
alle spalle. Fuori, non riuscendo a trovare l'ascensore,
prese a vagare per i corridoi superando in fretta gli uffici
con dentro gli impiegati, finch non avvist un cartello che
indicava l'uscita le scale, andavano benissimo e punt
dritta in quella direzione come se dovesse farsi largo a testate.
Apr la porta ritrovandosi nell'umidit delle scale e
cominci a scenderle meccanicamente.
In fondo alle scale, indietro nel tempo, si rivide alla
Tate di Londra con Cal, di fronte alla Donna che piange di
Picasso. Riusciva ancora a visualizzare il ritratto il blu
dei capelli, il rosso del cappello, la bocca coi contorni da
teschio pi chiaramente, in realt, di quanto vedesse il
marito che aveva avuto accanto.
 un po' un peccato che Picasso fosse cos perfido,
no? aveva detto lei. Probabilmente ha fatto piangere
Dora Maar e poi l'ha dipinta mentre era in lacrime.
Quindi la grande arte non pu prescindere dalla moralit
dell'artista? chiese Cal. Tu guardi la creazione,
non l'autore.
Quindi non t'importa che tormentasse la povera Dora.
No, perch i dipinti li giudichi in quanto opere d'arte,
e Picasso in quanto uomo. Non c' contraddizione nell'amare
uno e detestare l'altro. E per fortuna vale anche il
contrario: tu mi ami anche se i miei quadri facevano pena.
Forse la grandezza non pu fare a meno dell'arroganza.
Un'uscita al pianterreno la scaravent a Midtown. Un'inspiegabile
serie di transenne della polizia la dirott su una
Times Square zeppa di ingenui turisti. Respirava al ritmo
sfrenato del collage digitale video, pubblicit, neon, notizie
flash che balenava ai bordi delle sue palpebre. Solc
gruppi che procedevano al rallentatore, indifferente agli
sguardi risentiti, finch non sbuc su una strada pi sgombra
che andava a est. Era una di quelle orribili giornate
umide in cui la pressione era soffocante come pareti troppo
strette, e tutta la citt era in trepidante attesa di vederle
crollare. Quando raggiunse Bryant Park, era fradicia.
Ai bordi del prato, gli alberi dai tronchi contorti si allineavano
in perfetti viali. La biblioteca pubblica si stendeva
di fronte a lei. Sugli altri tre lati del parco sorgevano
vitrei grattacieli che imprigionavano il verde e le nuvole
sulle facciate. Era un giardino cinto da muri. Claire sprofond
nell'erba.
Perfino l, in quella forma attenuata, la visione di Khan
la incantava quanto le bruciava il suo disprezzo. Forse
erano inseparabili, come aveva sostenuto Cal l'arroganza
innescava la creazione ma lei voleva che il Giardino
tornasse puro, libero da implicazioni, libero da Khan. Il
Giardino come la prima volta che lo aveva visto. Ma non
poteva toglierlo a Khan, perch gli apparteneva, forse pi
che a lei. Lo aveva creato lui.
Chin la testa fra le mani e pianse.
In cerca di solitudine e aria, Paul si incammin verso Central
Park. A parte le volte in cui lo attraversava in macchina
con Vladimir, che non contavano, non ci metteva piede da
mesi. Anzi, si rese conto, era stato cos preso a fare la spola
tra casa e le riunioni della giuria, gli uffici e le tane dei politici,
che non era praticamente mai uscito all'aperto. Il giardino
di Khan la realt, rispetto alle polemiche era svanito
dai suoi pensieri. Ora, percorrendo la studiata informalit
dello Sheep Meadow, prova lampante che a disegnarlo era
stata la mano di Frederick Law Olmsted, Paul si rese conto
che il Giardino era, o sarebbe stato non sapeva pi che
verbo usare il primo parco pubblico di Manhattan dopo
la nascita di Central Park, un secolo e mezzo prima. Immagin
una luce verde che appariva e spariva a intermittenza
sulla cartina della metropolitana. Una pulsazione.
Forse erano la brezza e il canto degli uccelli, o magari i
giovani che sfrecciavano in bici o sui rollerblade, ma Paul
si sentiva appagato come non gli capitava da tempo. Il suo
breve tentativo di inazione, di abbandono al caos, era stato
un errore. Molto meglio aver costretto Claire e Khan ad
affrontare e superare le loro divergenze. Geraldine Bitman
avrebbe premuto sul pedale della demagogia, ma se Claire,
la rappresentante pi in vista dei famigliari delle vittime,
avesse ribadito che ci si poteva fidare di Khan, che lei si
fidava di Khan, soprattutto dopo averne dubitato di fronte
a tutti, ci sarebbe stato almeno un confronto diretto tra
le due donne, e al solo pensiero non stava nella pelle. Lo
divertiva che le sue fantasie di un tempo su Claire Burwell
avessero un epilogo di quel genere.
Edith chiam, stranamente trafelata. Paul, c' una
conferenza stampa. Di Claire Burwell. Ti mando Vladimir.
Vengo a piedi, stava per dire, falsamente rinvigorito
dai giovani che filavano a razzo da tutte le parti, ma poi ci
ripens: Va bene, mandamelo.
Tornato a casa, si accomod sul divano con Edith davanti
al televisore. Claire sedeva a un lungo tavolo, in mezzo
ai membri del MACC. La sua energia si irradi dallo schermo
mentre cominciava a leggere il comunicato congiunto.
I sottoscritti, con un gesto indic a destra e sinistra,
chiedono a Mohammad Khan di ritirare il suo progetto
per il monumento in memoria delle vittime affinch il paese
possa unirsi intorno a un altro monumento. Non vogliamo
negare niente al signor Khan. Apprezziamo il suo
sforzo per contribuire alla riconciliazione generale. Pensiamo
semplicemente che, a questo punto, per le famiglie
delle vittime, per i musulmani americani e per il paese, sarebbe
preferibile un altro monumento rispetto al Giardino.
Non gli stiamo dando un ordine. Stiamo facendo appello
alla sua umanit, alla sua capacit di giudizio.
La morte di Asma Anwar  stata una tragedia, aggiunse,
alzando gli occhi dai fogli. Anche se non sappiamo
chi sia il responsabile,  stato un trauma che ci ha
aperto gli occhi, facendoci capire che  giunto il momento
dell'unit, il momento di essere elastici, anzich rigidi.
Aveva indotto la giuria a votare per il Giardino, l'aveva
convinta a schierarsi con Khan e poi si era rivoltata
contro l'autore e la sua opera. Senza di lei, gli altri membri
della giuria a favore di Khan sarebbero passati per un
branco di artisti che difendevano uno dei loro proprio
come sognava il governatore. Paul si adombr non solo
perch Claire aveva tradito i colleghi della giuria, i mesi
di lavoro, la loro disponibilit a confrontarsi per superare
le divergenze, ma anche per la sua mancanza di umilt, la
sua idea di poter decidere da sola quando era il momento
di combattere o abbandonare il campo. Claire non capiva
il proprio paese, pens Paul: non bastava certo un nuovo
monumento a unirlo.
Eppure, forse, era stato lui a insinuarle quell'idea. Quando
l'aveva chiamata per convincerla a incontrare Khan aveva
detto, quasi fra s, che sarebbe stato meglio se Khan si
fosse ritirato. Lei era andata oltre: aveva capito che la sua
richiesta sarebbe stata pi forte e meno rischiosa se l'avesse
presentata insieme ai musulmani.
Avrei voluto che andasse diversamente, stava dicendo
Claire. Se il signor Khan si fosse mostrato pi
disponibile a spiegare il suo progetto, cos da non essere
equivocato, o addirittura a modificarlo, avrei continuato
a sostenere il Giardino, e molte famiglie avrebbero fatto
altrettanto.
Quindi Paul aveva frainteso non solo Claire ma anche
Khan. Perch aveva pensato che l'architetto, dopo una
resistenza cos accanita, avrebbe ceduto alle richieste di
Claire? Khan avrebbe continuato a combattere, ma ora la
battaglia sarebbe stata ancora pi fumosa, sarebbe andata
ancora pi per le lunghe. Geraldine Bitman avrebbe cavalcato
l'indecisione e i relativi patemi d'animo, infischiandosene
delle macerie che si sarebbe lasciata dietro. Per Paul,
ormai, la possibilit che il Giardino vedesse la luce era remota
quanto l'eventualit che Khan deponesse le armi. Di
colpo agogn una vita da pensionato che non fosse piena
di presidenze, di prestigio e ruoli influenti, ma di musical
degli anni Trenta, da guardare sul divano con Edith.
Non sa quello che vuole, disse a proposito di Claire.
Davvero? disse Edith. Secondo me invece lo sa
molto bene.
...
.
...
Capitolo venticinquesimo.
...
.
...
Mo scoppi quasi a ridere mentre guardava la conferenza
stampa, l'orchidea bianca protestante in mezzo a
una cornice di musulmani arabi, asiatici e afroamericani.
Era riuscito a unire Oriente e Occidente, ma contro di lui.
Claire sedeva al centro di un lungo tavolo, con i membri
del MACC: Issam Malik alla sua sinistra, Jamilah a destra,
mentre Laila, per fortuna, non c'era. La nostra difesa 
la vostra difesa: avrebbe dovuto starli a sentire.
Guard Claire e quelli del consiglio fare a gara per mostrarsi
reciproco rispetto. Visto?, sembrava dire lei, non
ce l'ho con tutti i musulmani, anzi non ce l'ho con nessun
musulmano, solo con Mohammad Khan! Quell'edificio
d'ordinaria bellezza, come Mo l'aveva classificata, sfoderava
ora aspetti inediti e affascinanti, come se i controsoffitti,
i tramezzi e i ponteggi, tutti gli interventi di prammatica,
fossero stati tolti per metterne a nudo l'autentica,
incredibile ossatura. Unirsi ai musulmani anzich alle
altre famiglie delle vittime: era stata una mossa creativa.
Nel momento stesso in cui i suoi principi crollavano, nel
momento stesso in cui si uniformava, era riuscita a trovare
un modo per differenziarsi. Mo l'aveva liquidata come uno
stereotipo: la signora bene che aveva sposato un uomo ricco
che l'aveva sposata perch era bella, e abitava un arido
altopiano di maternit, filantropia e futilit. Ora vedeva,
per la prima volta, la sua unicit.
Capiva che studiare Claire era un po' folle, almeno in
quel momento. Ma era la cosa meno dolorosa che riusciva
a fare. Aveva voluto cancellare il loro incontro appena
l'aveva vista uscire da quell'ufficio. Non capiva cosa volesse
fargli dire; e lei non capiva perch non voleva dirlo.
Se non riuscivano a venirsi incontro che speranze c'erano?
La nostra jihad, termine che uso a ragion veduta,
stava dicendo Malik tutto compito, consiste nel mostrare
che si pu essere buoni musulmani ma anche fedeli
all'America, adorare Dio ma anche avere a cuore il proprio
paese. Dio sar nostro giudice, di questo come di tutte le
cose. Possiamo solo guardare i fatti che abbiamo davanti
quella giovane donna, una madre vittima della strategia
del terrore, degli opposti fanatismi e dire che ostinarci sul
Giardino non  utile n all'Islam n all'America. Anche un
solo morto musulmano, non musulmano, non fa differenza
a causa di queste polemiche  troppo. Aggiungere un
altro nome a quelli sul muro perch non siamo d'accordo
su ci che il muro potrebbe simboleggiare, non ha senso.
I principi del signor Khan, o dovrei dire le sue ambizioni,
non valgono il sacrificio di altre vite umane.
L'ultima frase risuon dentro Mo, perch neppure lui
sapeva pi dove stava il confine tra i suoi principi e le sue
ambizioni. Era il confine che Laila aveva cercato, e la sua
paura di aver confuso gli uni con le altre aveva distrutto
il loro rapporto.
Vagando ancora da un posto all'altro era approdato, da
qualche giorno, in una stanza d'albergo. Spense il televisore,
con una decisione chiara: di battersi per il Giardino
cos com'era, o ritirarsi. Non c'erano vie di mezzo. Sarebbe
stato facile cambiare il progetto: togliendo il muro di cinta,
forse; lasciando i canali liberi di serpeggiare. Un giardino
era solo un giardino. Eppure sapeva che avrebbe detto no
a qualunque cambiamento, anche se il suo no lo avrebbe
condannato all'esclusione. O prendevano il Giardino come
lo avevano visto la prima volta o niente.
Il suo avvocato aveva letto i verbali dell'assemblea, le
interviste, il regolamento della giuria. Nessuno ha
dimostrato che sei inidoneo, e nessuno ha fornito anche una
sola motivazione legittima per affossare il progetto, gli
aveva detto Reiss. Se ci provassero, potremmo andare
per vie legali, visti tutti i discorsi islamofobici che Rubin
ha consentito durante l'assemblea. C' chi becca milioni
solo perch inciampa in una buca. Tu ci hai rimesso la reputazione,
l'approvazione del progetto...
Non  una questione di soldi, aveva detto Mo.
Tieni solo presente che la legge  dalla tua parte, 
aveva detto Reiss. Se decidi di non mollare e loro cercano
di andare avanti con un altro progetto, puoi esigere un
provvedimento ingiuntivo e bloccarli su qualunque altra
iniziativa. Magari un domani gli animi si placheranno e il
tuo monumento potrebbe essere costruito.
Dunque poteva usare le leggi del paese contro il proprio
paese, conquistare la vittoria a colpi di judo, imporre la
sua visione a un popolo che gli appariva ogni giorno sempre
pi estraneo. Poteva condurre all'infinito quella vita
di attesa, in cui non c'era pi posto per l'amore, per una
casa, nemmeno per il lavoro. Emmanuel Roi, temendo che
le polemiche interferissero con l'esercizio della professione,
lo aveva costretto a un isolamento da cui non poteva
trattare n con i clienti n con le imprese. Thomas parlava,
troppo spesso, del loro studio. Quando cominceranno a
costruire il Giardino il lavoro ci uscir dalle orecchie, ma
sembrava una frase inconsistente, forzata.
Chiam Laila per un consiglio.
Non dare retta a Malik, disse lei. Asma non 
morta per colpa tua. Sarebbe stato pi preciso dire che
non era morta soltanto per colpa sua, pens. I fatti storici,
come i profili delle citt, erano collaborazioni.
Non arrenderti. Sembrava che lo implorasse. Se
no  come se Asma fosse morta inutilmente.
Le immagini della sua ultima ora gli tornavano in mente
tanto spesso quanto apparivano in televisione, la sua
piccola figura era l'asse di una folla vorticosa la cui
pericolosa democrazia lo rinsaldava nella sua solitudine. Laila
che stringeva il figlio di Asma, l'eclissi di sole sul suo viso.
All'inizio Mo era rimasto sconvolto, ma adesso lo perseguitava
la paura: sentiva che se era accaduto ad Asma, poteva
succedere anche a lui, per quante precauzioni prendesse.
Doveva rischiare la vita per dare valore a quella morte, sacrificarsi
per un monumento che il suo paese non sarebbe
mai riuscito ad accettare? Oppure doveva proteggersi per
le opere, ancora pi belle, che avrebbe creato in futuro?
Vorrei aggiungere un'ultima considerazione, sent
dire a Claire Burwell. Il signor Khan ha detto che non
deve spiegare cos' il Giardino n da dove viene, e ha ragione.
Guard dritto nella telecamera. Per io voglio
saperlo.
Al suo secondo mattino a Kabul aveva chiamato l'ambasciata
dicendo che stava troppo male per presenziare alle
riunioni della giornata ed era partito da solo alla scoperta
della citt. In mano aveva una guida vecchia di trent'anni
comprata nel negozietto dell'albergo, ma della scintillante
capitale cosmopolita promessa nelle sue pagine vedeva solo
i resti malandati: facciate crivellate di proiettili, ristoranti
chiusi, architettura morta. Il fiume Kabul era ridotto a
un rivolo fetido dove gli abitanti lavavano i panni, e non
c'era nessuna traccia dei giardini che gli imperatori mogul
avevano costruito sulle sue sponde. Kabul era un fiorire
di liquami e immondizia.
Tenendo a bada la fame e la sete, attravers un ponte
e cominci ad arrampicarsi per un sentiero ripido e polveroso.
L'aria divent pi secca e rarefatta. In basso, la citt
si stendeva come un maestoso tappeto dal disegno indecifrabile,
ogni casa, ogni vita era un nodo. Le montagne in
lontananza svettavano dalla bruma bassa.
Era in una specie di quartiere degradato. Le colline di
Kabul erano state lasciate ai poveri. L'immondizia intasava
i canali di scolo lungo le strade in terra battuta che la
pioggia avrebbe trasformato in melma. I bambini tornavano
a casa trascinando barattoli e caraffe di plastica piene
d'acqua; l'aria ribolliva di vapori di cucina. Le case di argilla,
solide strutture rettangolari con pareti e finestre alte
che impedivano la vista all'interno, gli davano le spalle
trasformando il sentiero in un canyon. Nascondere tutto,
non mostrare niente. Donne in burqa passavano frettolose,
le voci gorgoglianti come ruscelli ammantati di tessuto.
Gli uomini lo fissavano o sorridevano, o lo salutavano con
morbidi fiumi di parole incomprensibili. Qualche ragazzino
gli andava dietro. Amrcano? chiese uno, ridacchiando
quando Mo annu. Avevano il viso ruvido e sporco, i capelli
incrostati, i vestiti velati di polvere, gli occhi colmi
di curiosit e allegria.
Aveva ancora fame, ma soprattutto sete poi di colpo
lo stomaco gli divent liquido, lanci un tuono, cominci
a rattrappirsi, brontolare, a strizzarsi di dolore. Ripens a
quello che aveva mangiato forse la bistecca troppo cruda
al ristorante francese anche se il problema non era cosa
aveva ingerito ma dove espellerlo. Vide un uomo anziano
che scorreva le perle di un rosario all'ombra della sua casa,
lo zucchetto bianco sopra la barba bianca somigliava alle
nuvole sui monti innevati. L'arrivo di Mo gli accese una
luce negli occhi glauchi. Aveva il sorriso pieno di buchi e
denti rotti, come se l'avessero crivellato di colpi.
Asalamu alaikum, disse l'uomo.
Alaikum asalam, rispose Mo.
Aspett, con lo stomaco contorto dai dolori, il sommesso
mormorio con cui l'uomo finiva di salutarlo.
Toilette? chiese.
L'uomo scosse la testa senza capire.
WC? L'uomo scosse di nuovo la testa e Mo prov
a pensare se esisteva un gesto universale per il bagno. Si
afferr la pancia. L'uomo si indic la bocca, credendo che
Mo avesse fame, forse offrendogli da mangiare. Disperato,
Mo si accovacci, si batt le mani sul sedere, si massaggi
di nuovo la pancia, alz le mani e fece una smorfia
interrogativa, guardandosi intorno con ansia. L'uomo
ridacchi e annu, invitandolo a seguirlo in fondo a uno
stretto passaggio fra due case. L'odore fetido divent pi
forte mentre attraversavano il vicolo; poi arrivarono davanti
al piccolo gabinetto. Mo si chiuse dentro e si accovacci
sul buco, ebbe un conato prima di ricordarsi che
non doveva respirare e cerc di restare in equilibrio senza
toccare le pareti. Le viscere gli si svuotarono con una scarica
di spruzzi puzzolenti; si ridusse a pura bestia. Si alz,
dondolando per rimettersi in equilibrio, abbass gli occhi
e vide un arcipelago di merda.
Mentre si girava per fare pip, una finestrella laterale
gli svel i tetti piatti delle case che scendevano a cascata
sulla citt, e poi una macchia verde, come se avesse il sole
negli occhi. Quando usc dal gabinetto, calpestando le
acque reflue che gocciolavano in un canale vicino, avvist
di nuovo la radura, accorgendosi che era un vasto riquadro
verde con il brillio dell'acqua, delicatamente cinto da
un muro. Aria fresca, respiro pulito: lo indic, e con un
gesto il suo salvatore gli mostr un sentiero che digradava
dalla collina. Mo lo ringrazi portandosi la mano sul cuore.
Chai? propose l'uomo.
Mo fece di no con la testa; aveva pi sete di quel verde.
L'uomo chiam a voce alta e batt le mani. Spuntarono
due maschietti, sbarazzini nel loro salivar kameez, che
sbirciavano Mo nascondendosi uno dietro l'altro. Il vecchio
li istru su qualcosa e fece segno a Mo di seguirli. Lui
si port di nuovo la mano sul cuore e cominci ad arrancare
dietro ai bambini, inalando la spuma di polvere sollevata
dai loro sandali di plastica. Il sole gli trapanava il
cervello. Dopo una decina di minuti sbucarono dal quartiere
ghetto in collina su una strada asfaltata che correva
in discesa. I bambini, dopo avergli indicato di proseguire,
svanirono sulla collina da cui erano venuti. Poco dopo, alla
sua destra, si profil un muro di fango, liscio, inciso di
archi a sesto acuto, troppo alto per vedere oltre. Continu
a scendere, rasentandolo con la spalla, finch non si ritrov
in pianura e arriv a un angolo. Gir a destra e finalmente
trov un enorme cancello di legno, aperto. Entr e
si lasci la citt alle spalle.
Davanti a lui c'era un grande giardino che sorgeva incontro
al pendio da cui era appena disceso. Dal suo nuovo
punto di osservazione, le case del ghetto sfalsate sul fianco
della collina sembravano un paesaggio alla Escher, un
terremoto o una frana poteva rovinarlo, come un disegno
sbaffato di inchiostro. La confusione sulla collina si interrompeva
di colpo in corrispondenza del muro retrostante
del giardino, che segnava un paesaggio del tutto diverso,
caratterizzato da simmetria, ordine, geometria. Sentieri
dritti salivano i terrazzi gradinati del giardino, un canale
discendeva dritto verso Mo. Alberi mandorli e ciliegi,
noci e melograni marciavano ai lati in file ordinate come
quelle di un frutteto.
Un cartello del ministero del Turismo gli spieg dove
si trovava: a Bagh-e Babur, nei giardini di Babur, costruiti
intorno al 1526 dal primo imperatore mogul, che vi era
sepolto. Utilizzato come prima linea nella guerra civile in
Afghanistan, il giardino era poi stato restaurato. Di tutti
i luoghi che Mo aveva visitato a Kabul, era quello che pi
somigliava alla descrizione nella guida.
Cominci a salire i gradini delle terrazze, poi devi verso
la volta intima e ombrosa degli alberi, mentre il tappeto
erboso sprofondava lievemente sotto i suoi passi. Il verde
del fogliame spumeggiava di boccioli rosa; i tulipani, come
minuscole coppe cromatiche, erano sparsi con noncuranza
intorno alla base dei tronchi. Vicino al muro perimetrale,
un fitto di gelsi, mandorli e alberi di fico creava un'ombra
pi profonda. Sentiva odore d'aria umida, aria di primavera,
di erba calpestata, e un vago sentore di fiori.
Vedeva benissimo i difetti del giardino: non aveva lasciato
il suo occhio critico in albergo. Bagh-e-Babur mancava
di precisione. Il visitatore non seguiva una progressione
naturale o guidata, non seguiva un viaggio. Gli interventi
posticci nel corso dei secoli una tomba, una moschea,
un padiglione, una piscina avevano conferito al giardino
l'aspetto caotico di una citt sottosviluppata.
La tomba apparteneva a Babur, un imperatore che la
guida di Mo definiva un guerriero e un esteta. Il sepolcro
era racchiuso nel marmo bianco, contravvenendo al desiderio
di Babur che nulla coprisse la sua fossa perch
potessero batterci la pioggia e il sole, lasciandovi magari
crescere un fiore di campo. I vicini alberi di Giuda sfoggiavano
invece fiori scarlatti.
Su una terrazza pi in basso sorgeva una raffinata moschea
in marmo bianco, dove tre donne riscaldavano il loro
pranzo a base di riso e carne sotto il portico. Il candore
della moschea era controbilanciato dai paramenti scuri
e inappuntabili dei cipressi mediterranei ai lati. La loro
forma gli ricordava le spazzole lavabottiglie o delle penne
d'oca giganti. Gli ricordava anche il seminario sull'Architettura
contro il terrorismo-, cipressi come linea di difesa,
esplosi ma eretti.
Scendendo su un'altra terrazza, raggiunse la veranda
di un piccolo, elegante padiglione e si mise seduto. Il
canale si stendeva davanti a lui come una lunga passatoia
che rifletteva il cielo. Dai mandorli si sprigion un
grido gioioso: i bambini che gli avevano fatto da guida
si erano materializzati di nuovo per giocare a un misto
di croquet, cricket e lancio del ferro di cavallo, mirando
a turno al sasso tirato dal compagno. Al lieve colpo
di bastone segu un grido di giubilo, un morbido tonfo
sull'erba e un gemito di disperazione. Un ragazzo vicino
a una fontanella si sistemava davanti a un piccolo
specchio, lo teneva in mano storcendo il viso a destra e
sinistra come in cerca di difetti. Un gruppo di donne si
sollev il burqa sopra la testa, come il velo di una suora,
e si volt verso il sole. I muri attutivano i rumori della
citt, senza cancellarli.
Cominciarono ad affiorare i ricordi. Gli torn in mente
un viaggio in India da piccolo, nel Kashmir, nel quale
aveva visitato anche i bagh. Ricordava i suoi piedi in una
piscina rettangolare vicina a una cascata e la sua voglia
di nuotare; dalie giganti, fiori viola a forma di campane,
terrazze come quelle di adesso. Aria limpida, fresca. Un
padiglione di marmo nero? dove avevano sostato per
qualche momento. Acqua che zampillava dalle fontane. E
dall'altra parte della strada un lago enorme, liscio come
uno specchio, che brillava argenteo.
Si cull nei ricordi fino al tramonto, quando la luce nei
giardini di Babur divent torbida, tenue, e il muezzin gli
rivers addosso il suo lamento. Uomini si avviavano da ogni
angolo verso l'uscita, verso la citt oltre il muro, inesorabili
come il canale che scorreva dalle terrazze. Mo avvert
l'impulso, passivo pi che volontario, di seguirli, come se
fosse una goccia assorbita da una massa d'acqua di cui non
poteva misurare le dimensioni. Eppure si trattenne, finch
non vide un uomo inginocchiarsi a pregare, da solo,
sul bordo pietroso di una terrazza. And a raggiungerlo,
fermandosi a una fontanella per spruzzarsi il viso e le mani
d'acqua, in un gesto simile all'abluzione.
L'ultima volta che aveva pregato era stata all'incirca
un anno prima, in Virginia, quando aveva visitato la moschea
di suo padre. Era la prima volta, forse, che pregava
da adulto, e non conoscendo i passaggi della salat, aveva
osservato suo padre. Era stata una lezione stranamente intima.
Salman aveva superato la sessantina, e la sua et si
indovinava dalle ginocchia scricchiolanti, dal corpo che si
bloccava a forma di punto interrogativo mentre si piegava
verso il pavimento, dal respiro raccolto prima di chinare la
fronte, dalla lieve rigidit nel rimettersi in piedi.
Mo pur muovendosi era quasi paralizzato dalla timidezza.
Vedere dei giovani professionisti come lui, col BlackBerry
che occhieggiava dalla cintura, il posteriore sollevato in aria
e le piante dei calzini in bella vista, gli aveva provocato
un sussulto di vergogna per s e per loro, gli aveva fatto
pensare che non bisognava assistere alla preghiera altrui.
Ma ora quell'afgano, sprofondato nelle prostrazioni,
non si accorgeva della sua presenza, proprio mentre insieme
formavano una linea, un muro, una moschea; non gli
importava nulla del giudizio di Mo. Aveva dimenticato se
stesso, e quella era la pi autentica sottomissione.


Epilogo.

Mo appoggi le mani alla finestra. Il Mar Arabico si dispiegava
all'orizzonte come un rotolo di seta tussar. Dietro
di lui si stendeva Mumbai, i suoi bordi sfocati aggiungevano
un ricamo ogni volta che guardava. La megalopoli, in
continua espansione: ogni giorno nuovi arrivi nei reparti
maternit e nelle stazioni degli autobus, chi moriva e chi
partiva non riusciva a stare al passo. Mumbai guadagnava
spazio, Mumbai guadagnava altezza. Mo guardava il mare
dal quarantesimo piano.
Meditava sull'acqua, cercando di riprendersi. Era reduce
da un'ora di discussioni con un principe kuwaitiano
per il quale aveva disegnato un palazzo sobrio, dalle linee
pulite, a basso consumo energetico. Tutto era filato liscio
fino a quel mattino, quando il principe aveva annunciato
che voleva un prato, un prato enorme in stile americano,
con l'impianto d'irrigazione interrato e i tagliaerba pronti
all'uso, un prato dove giocare a cricket, andare al piccolo
galoppo, apparecchiare un picnic, organizzare un t,
scontrarsi in una partita a calcio. Non gli importava che
le distese d'erba non fossero pi in auge nemmeno in Inghilterra
e in America. Poteva pagarsi l'acqua coi profitti
del petrolio. Voleva un prato.
Non poteva averlo, se voleva Mo come architetto. Il
paesaggio non  un accessorio, fa parte dell'opera, quindi
o prende tutto cos com', o niente, era scattato Mo,
troppo irritabile anche per i propri gusti. Aveva sbagliato
a lavorare, quel mattino: avrebbe dovuto darsi tempo di
soffocare i ricordi, domare i sentimenti. Era nervoso, un
uomo di quasi sessant'anni in ansia perch doveva incontrare
due ragazzi americani che ne avevano s e no la met.
Erano arrivati, lo avvis il portiere; li aveva fatti salire.
Mo contempl il suo spazio immacolato, poi apr la
porta a una giovane donna, piuttosto bella, con gli occhi
castani contornati di rughette, una spruzzata di lentiggini,
il sorriso largo. Portava un abito vintage a vestaglia ma
lui intu, dal nodo malfatto intorno alla vita, che preferiva
i pantaloni. Dietro di lei c'era un operatore con i capelli
arruffati e il sorriso incerto. Li invit educatamente a togliersi
le scarpe.
Molly lo aveva tampinato per mesi, spiegandogli il documentario
che sperava di realizzare in occasione del ventesimo
anniversario del concorso per il monumento alle vittime
dell'attentato, da lei definito un momento seminale
nella storia della cultura americana. Stava esplorando la
politica del monumento, il dissidio interiore dell'America,
la condizione dei musulmani dopo l'attentato. La
sua tesi di fondo, mutuata da un docente, era che il processo
creativo di un monumento era parte integrante del
monumento stesso.
Ma quel monumento non  mai stato realizzato, le
aveva riscritto Mo. Il processo creativo non conta.
Lei non si era arresa. Parenti delle vittime, giurati, giornalisti,
attivisti: aveva parlato con tutti. Mo era il tassello
che mancava, il pi importante. E lui, per porre fine all'assedio,
aveva accettato di incontrarla. Non sarebbe andato
al di l di qualche generica osservazione sul passato ormai
divenuto preistoria, e poi l'avrebbe spedita per Mumbai
a esplorare la metastasi dei monumenti commemorativi.
Mentre continuava a occidentalizzarsi, l'india aveva sviluppato
un'ossessione per la commemorazione dei defunti,
proprio come l'America. C'erano targhe ovunque: alla
stazione, con l'elenco delle persone cadute dai vagoni sovraffollati;
all'aeroporto, in ricordo delle vittime degli attentati;
nei quartieri poveri, dove i cartelli scritti a mano
indicavano i morti per le infezioni prodotte dalle fogne o
per la violenza della polizia.
Provava ammirazione stima per la tenacia di quella
ragazza: ma se lo raccontava per negare la verit. Da quasi
vent'anni era un cittadino del mondo, americano solo
in teoria. La K/K Architects aveva una sede a New York,
ma a dirigerla era Thomas Kroll. Non sempre Mo riusciva
a fingere di averlo deciso liberamente.
Due anni prima, il Museum of New Architecture di
New York aveva organizzato una retrospettiva delle sue
opere. Mohammad Khan, architetto americano rendeva
omaggio alla sua prolificit, soprattutto in Medioriente,
India o Cina, nell'arco degli ultimi venti anni. Raramente
un architetto completava tanti progetti cos in fretta, anche
se Mo sapeva che dipendeva dai suoi clienti ricchi
mecenati, governi antidemocratici, nazioni emergenti vogliose
di comprarsi un'identit con le loro nuove ricchezze
oltre che dal suo talento. Ma la mostra analizzava anche
la sua influenza. Il suo stile, ampiamente imitato, coniugava
una notevole semplicit di forme alla straordinaria
complessit dei motivi geometrici. Anzi, la sua notoriet
derivava dagli edifici che aveva sconsigliato ai suoi clienti
di costruire moschee e palazzi sfarzosi, ciclopici oltre
che da quelli effettivamente realizzati. Critici e storici gli
riconoscevano il merito di avere contribuito a cambiare
l'estetica del Medioriente. Anche in una moschea bisognerebbe
sentirsi come in un giardino, aveva dichiarato
lui in un'intervista. Niente fra noi e Dio.
Pensava di intervenire all'inaugurazione, ma poi aveva
disdetto all'ultimo momento. Ci aveva messo un po' a capire
che era per colpa del Giardino. I disegni e il modello
erano esposti nella sezione Incompiuti della mostra,
insieme a cinque o sei progetti ancora in gestazione o gi
abbandonati. La didascalia diceva: Con questo progetto,
Khan tent per la prima volta di fondere il minimalismo
moderno con elementi dell'architettura islamica. Lo ritir
in seguito a un'accesa opposizione politica, ma le polemiche
portarono il suo talento sulla ribalta internazionale. Era
la classica storia americana dove vincevi anche quando
perdevi ma non quella che Mo desiderava.
Il paese era andato avanti, si era corretto, come faceva
sempre, e quel periodo febbrile era quasi dimenticato.
Solo lui era rimasto prigioniero del passato. Voleva che gli
riconoscessero il torto subito, il merito di non aver voluto
accettare che l'attentato giustificasse la diffidenza dell'America
verso i propri cittadini musulmani pi di quanto
giustificasse l'ingerenza dello stato. Oggi gli americani la
pensavano quasi tutti come lui, ma all'epoca si era trovato
in una posizione isolata. Difficile.
Non c'era in gioco soltanto il suo ego. Ormai i musulmani
americani erano, se non benvoluti, accettati. Ritenuti
affidabili. I loro diritti erano incontestati. Mo voleva
rappresentare questo riavvicinamento tramite l'architettura,
senza la quale gli sembrava incompleto. Non c'era
un solo edificio di Mohammad Khan negli Stati Uniti,
ma lui ambiva a imprimere il suo stile oltre che il suo nome.
Voleva progettare strutture che attingessero a piene
mani dall'architettura islamica come altri avevano attinto
dai greci o dalle cattedrali medievali. Eppure la sua testardaggine
gli remava contro, lo teneva lontano dal suo
desiderio pi grande.
All'ora dell'inaugurazione a New York lo aveva assalito
un rimpianto cos violento da costringerlo a rannicchiarsi
nel suo letto a Mumbai. Da allora aveva cercato un altro
modo per tornare. Non aveva mai parlato pubblicamente
della polemica sul monumento, a stento ne parlava in privato.
Forse aprendosi ora avrebbe suscitato un dibattito,
ricevuto le scuse che voleva. Ancora una volta giocava una
partita contro il suo paese, ancora una volta lo metteva alla
prova. Non riusciva a farne a meno.
Molly part subito in quarta. Possiamo dare un'occhiata
all'appartamento per scegliere cosa riprendere, e
dove fare l'intervista?
Per le riprese dovrebbe andar bene qui, rispose lui
indicando il salotto. La luce  migliore da quel lato...
Andr benissimo, grazie, disse l'operatore, di cui
Mo aveva gi scordato il nome.
Caspita, che casa, disse Molly. Mo non disse che
l'aveva progettata lui, o meglio, che aveva progettato tutto
l'edificio, riservandosi l'ultimo piano. L'appartamento
era semplice, essenziale, naturalmente rinfrescato dall'ombra
e dalle correnti d'aria. Era circondato da un balcone;
l'aggetto riparava le opere d'arte e i manufatti all'interno
dal sole pomeridiano. Gli schermi filigranati alle finestre
screziavano di luci e ombre gli intricati tappeti sul pavimento.
Quello sotto i loro piedi scalzi era cos soffice che
veniva voglia di accarezzarlo. Il disegno era sbiadito dagli
anni tanti, e costati tanti soldi ma ancora si vedeva: un
albero della vita, cipressi, fiori. Un giardino.
Stia attento! disse Mo. L'operatore, come un labrador
scalmanato, aveva quasi buttato gi un volume in folio
di miniature persiane esposto su un piedistallo. La goffa
arroganza di quel gesto gli aveva messo nostalgia, oltre a
fargli perdere la pazienza. Quel ragazzo aveva la qualit
acerba tipica della sua et, della sua classe sociale, del suo
paese. Sembrava nervoso. Cosa che cominci a innervosire
anche lui.
Mentre prendevano il t Molly lo aggiorn su tutti quelli
che avevano intervistato, o provato a intervistare. Il vicepresidente
Bitman non aveva risposto alle loro ripetute
richieste. Lou Sarge era morto per una dose eccessiva di
un farmaco prima che potessero parlargli. Sean Gallagher
quello che aveva strappato il velo alla musulmana -
non erano ancora riusciti a contattarlo. Si faceva vivo ogni
tanto per vedere come stava la famiglia, cos aveva detto
sua madre, e poi spariva.
Paul Rubin era morto da qualche anno, di infarto, ma
avevano realizzato un'intervista con la moglie. Molly chiese
se gli andava di vederla. Ne avevano portato qualche
spezzone.
Mo la colleg al suo wireless. Sullo schermo a parete
sbocci l'immagine di una donna con i capelli bianchi e
lo sguardo penetrante. Abbondantemente sopra l'ottantina,
sfoggiava una messa in piega impeccabile, una collana
di perle, un tailleur verde pastello, un rossetto discreto,
e aveva un'espressione impetuosa, che avrebbe messo in
crisi anche la Morte. Edith Rubin.
Esord citando, dolorosamente a memoria, il necrologio
del marito: Malgrado un'insigne carriera nella finanza,
sar ricordato soprattutto per la fallimentare supervisione
del concorso per il monumento in memoria delle vittime,
che secondo alcuni ha rallentato la lunga convalescenza
dell'America.
Ho passato anni a litigare con gli autori di quel necrologio, 
disse in tono pungente.  sbagliato. E ingiusto
verso Paul. Nessuno avrebbe saputo gestire quel
concorso meglio di lui. Era una situazione assurda. Inconcepibile,
specie considerato il comportamento di Geraldine
Bitman, e spero che lo metterete nel vostro documentario.
Mio marito ha sempre pensato che la soluzione
migliore per il paese, perfino per i musulmani, fosse
il ritiro di Mohammad Khan, e cos  stato.
Ma io non mi sono arreso, cio, non mi sono ritirato
perch me lo ha chiesto lui, protest Mo a quelle parole.
Le pressioni di Rubin mi hanno solo spinto a lottare
di pi.
Molly controll i suoi appunti e mand un pochino avanti
le immagini: Quando Paul mi parlava dei suoi rapporti
con Khan mi ricordava tanto il suo modo di fare con i nostri
figli, continu Edith, come per rispondere a Mo. Voleva
sempre che i ragazzi fossero diversi da com'erano, migliori
di com'erano. Loro facevano resistenza e Khan, a suo modo,
ha opposto una resistenza ancora pi accanita. Povero
Paul. E Claire Burwell: Paul ci  rimasto di sasso quando
si  unita a quel gruppo musulmano per chiedere a Khan di
ritirarsi. Io credo che abbia cercato di essere un padre anche
per lei. Ma la signora puntava pi in alto.
Erano tante le cose che Paul non riusciva a comprendere
in quel periodo, continu. Era uno stress per lui,
e per me, dovere assistere. Ma alla fine,  andata proprio
come credeva che dovesse andare. Non  stato un caso,
non del tutto. Il merito  anche suo.
Comodo, pensarla cos, comment Mo. Tutto
quello che ha fatto il marito era giusto, anche le cose sbagliate,
perch alla fine  andato tutto bene. Cio per tutti,
tranne me.
Il velo di imbarazzo sul viso di Molly lo fece pentire
del suo vittimismo.
Lei lo ama, disse l'operatore. Lo amava, credo.
Mo e Molly lo guardarono stupiti. Scusate, balbett il
ragazzo. Divent rosso. E che cos... insomma si spiegherebbe
la sua interpretazione dei fatti.
Molly si abbandon a un sorriso radioso, scordandosi
per un istante di Mo, poi si volt di nuovo verso di lui:
La signora ha ragione quando dice che alla fine, per gli
altri,  andato tutto bene. Issam Malik  al Congresso, lo sa.
S, lo sapeva, perch Malik aveva avuto la faccia tosta
di chiedergli, insistentemente, inutilmente, un contributo
alla sua campagna. Prima della sua elezione a deputato, lui
e Debbie Dawson con cui si accapigliava da quando non
poteva pi contare su Sarge avevano portato in tourne
il loro numero da gladiatori, saziando la fame planetaria
di dibattiti sulla minaccia islamica. La Dawson, autrice di
tre best seller internazionali sull'argomento, era amata
soprattutto dagli ind nazionalisti dell'india. Mo detestava
ancora Malik, che lo aveva attaccato e velatamente
incolpato della morte di Asma Anwar. Ma all'epoca tutti
avevano sostenuto di rendere omaggio alla memoria della
defunta, compreso Mo.
Come seguendo il filo dei suoi pensieri, Molly spost il
discorso su Asma. Gli raccont che Laila Fathi aveva cercato
di tenere Abdul negli Stati Uniti, per poterlo crescere
personalmente. Ma non aveva diritti giuridici, n il sostegno
della comunit bengalese. Il bambino era tornato in Bangladesh
per essere affidato ai nonni. Mentre cercava di metabolizzare
la notizia, Mo ricord Laila che stringeva il bambino
in lacrime sulla scena dell'assassinio. L'aveva chiamata
per informarla che si ritirava dal concorso, ben sapendo di
darle una delusione, ma lei non gli aveva detto di voler tenere
Abdul. Aveva gi quell'intenzione? All'epoca, preso
com'era dalle sue decisioni, non aveva pensato che ne stesse
affrontando una anche lei. Gli torn in mente il suo silenzio
al telefono, quando le aveva detto che lasciava il paese,
e si chiese se non avesse bruciato i ponti alle proprie spalle.
Una volta lei gli aveva domandato se voleva figli.
Non al momento, le aveva risposto, ed era la verit.
Quel momento non era mai venuto. Il lavoro era stato
suo figlio, suo compagno. Eppure pi edifici firmava, pi
quegli edifici sembravano un guscio vuoto della sua vita.
Ogni relazione stabile si estingueva con gli anni, i suoi periodi
da solo si allungavano e acquisivano una sorta di permanenza.
Quello che aveva vissuto con Laila, il pi breve
e indelebile dei suoi legami sentimentali, era stato creato e
distrutto da quel monumento.
Laila, disse. Il nome gli rest in gola. Toss. Laila
Fathi. Ha parlato con lei?
S, rispose Molly, possiamo mostrarle... Le sue
dita magiche si misero all'opera, evocando fantasmi. Fra
pochi secondi Laila sarebbe apparsa sulla parete di casa
sua. Quel miraggio di un ricordo... poteva dissolversi se
lui si fosse avvicinato troppo.
No, disse bruscamente. No. Proseguiamo. Non
posso dedicarvi tutta la giornata.
Mentre andava in India a trovare Mo, Molly era passata
a Dacca per intervistare Abdul. Mo accett di vedere
le immagini. Il viso del ragazzo aveva un colorito caldo, le
sopracciglia folte, e l'espressione abbattuta. Mo non ricordava
com'era la madre. Non aveva mai visto un'immagine
del padre. Dopo la morte di Asma era stato creato un fondo
per Abdul, anche se, considerati i soldi del risarcimento,
non ce n'era tanto bisogno. Ma gli americani, sconvolti dal
suo assassinio dopo averla vista in televisione, era come
se fosse stata uccisa una loro conoscente avevano voluto
ugualmente dare un contributo, e tra loro c'era anche Mo.
Poi, preso dalla sua partenza, si era scordato del ragazzo.
Non ricordo New York, cominci Abdul. Avevo
due anni quando sono partito. Sono tornato a casa con la
salma di mia madre. E con tutta questa roba. La telecamera
fece una panoramica su una schiera meticolosamente
ordinata di libri per bambini, giocattoli, scarpe Nike, DVD
e vestiti. Tutti nuovi, non ce n'era neanche uno usato o
sciupato. Quegli oggetti erano stati studiati.
I miei genitori idealizzavano l'America. Lo so dai miei
parenti. Sono cresciuto sentendo dire in continuazione che
mia madre si era rifiutata di tornare a casa dopo la morte
di mio padre. Se lo avesse fatto sarebbe ancora viva, non
facevano che ripetermelo.
L'immagine cambi. Ora Abdul stava guardando, con
intensa concentrazione, il discorso di sua madre in difesa
di Mo durante l'assemblea pubblica. Mo vide le labbra
di Abdul muoversi impercettibilmente, all'unisono con il
bengalese della madre e la traduzione in inglese dell'uomo
seduto a fianco. Abdul aveva memorizzato le parole.
Mo non voleva pensare a quante volte le avesse ascoltate
negli anni.
Il ragazzo aveva fatto domanda nei college degli Stati
Uniti ed era stato accettato, ma su insistenza dei parenti
aveva deciso di restare in Bangladesh. L'America lo tentava
e gli faceva paura. Ci erano morti entrambi i genitori.
Motivo per andarci, ma anche per non andarci. Mo
si rivide rannicchiato a letto quando aveva deciso di non
tornare in patria. Quante notti aveva passato Abdul in
quella posizione?
A volte mi sembra che ogni posto sia sbagliato, disse
sottovoce il ragazzo sullo schermo.
La telecamera stacc su un uomo dai capelli grigi lo
stesso che sedeva a fianco di Asma durante l'assemblea -
intento a lucidare una targa ricordo in ottone. Affissa al
lato della palazzina di Brooklyn dove abitava Asma, recava
il suo nome, in inglese e bengalese, e la sua immagine.
L'uomo continu a lucidarla finch non brill, sistem un
mazzetto di fiori finti rosa dentro un contenitore fissato
sotto la targa e si pos la mano sul cuore.
Mo guard con diffidenza la telecamera, che era stata
tolta dalla custodia. Finora gli aveva arrecato solo dolore.
E non era finita: Molly aveva rintracciato tutti i componenti
della giuria, riferendogli con delicatezza che per la
maggior parte Ariana Montagu, in particolare si erano
sentiti traditi dalla sua rinuncia. Lui lo sapeva, ma aveva
cercato di rimuovere quel pensiero. Dopo la decisione di
arrendersi, aveva fatto le valige in fretta e furia e abbandonato
il paese come un latitante, lasciando che fosse Paul
Rubin a rilasciare un breve comunicato che annunciava il
suo ritiro. Quando aveva letto i giornali dall'estero, era
rimasto allibito dalla dichiarazione di Ariana sulla volont
della giuria di sostenerlo. La sua condiscendenza verso il
progetto, i commenti captati di sfuggita dagli altri giurati,
e Claire, che gli aveva rinfacciato di essere stata l'unica a
difenderlo a spada tratta: tutto aveva contribuito a
convincerlo che la giuria non avrebbe mai difeso il Giardino.
Il viso, mentre leggeva l'intervista ad Ariana, gli si era
incendiato, come succedeva ancora adesso, al pensiero di
aver frainteso il proprio paese come lui lo aveva accusato
di fraintenderlo. Da quel momento si era tenuto lontano
da qualunque notizia sul Giardino. Non voleva venire a
sapere niente che potesse fargli rimpiangere le sue scelte.
In parte si vergognava di fronte ad Asma Anwar, e anche
di fronte a Laila: per giustificare la decisione di ritirarsi
di salvarsi aveva detto che il suo monumento non sarebbe
mai stato costruito. E se si fosse sbagliato?
La telecamera era accesa, Mo sedeva vicino a una monumentale
anfora a due manici scolpita nel marmo. Molly
non perse tempo in preamboli. Perch ha lasciato l'America? -
chiese.
Mo esit, poi disse: L'esperienza del monumento alle
vittime mi ha aperto le porte del mondo. Ho cominciato a
studiare l'arte islamica, che poi si  trasformata in quello
che sembrerebbe un interesse costante. E poi c'erano cos
tante opportunit all'estero: in India, Cina, Qatar, e negli
altri paesi arabi. Dal punto di vista professionale era pi
esaltante vivere all'estero. Il centro di gravit si era spostato,
anche se all'epoca gli americani non volevano riconoscerlo.
Ma credo che ormai abbiano cambiato idea. Inoltre
pensavo mi convenisse lavorare in posti dove il nome
Mohammad non avrebbe rappresentato uno svantaggio.
Fece un sorriso forzato.
Aveva visto giusto, le  andata bene.
Non mi lamento, disse Mo con falsa modestia. A
livello internazionale era noto pi di quanto avesse sognato,
e anche ricco. Eppure la sua spiegazione che era
stato attratto dalle opportunit offerte all'estero era falsa.
Ci era stato costretto. L'America aveva offerto ai suoi
genitori immigrati la libert di reinventare se stessi. Lui
invece era stato reinventato dagli altri, distorto al punto
di non riconoscersi pi. La sua immaginazione era diventata
sospetta. E cos aveva percorso a ritroso il cammino
dei genitori: era tornato in India, una terra che sembrava
pi promettente. Quando aveva chiamato i genitori per
informarli che si ritirava dal concorso si era vergognato,
anche se loro non volevano altro. Non prendertela, Mo,
aveva detto sua madre, e come se avesse provato la battuta:
L'Eden, il paradiso... tutti i giardini pi belli sono
immaginari.
La sua sottomissione, che all'epoca gli era parsa monumentale,
si era rivelata solo un piccolo tassello del mosaico
della sua vita. La catastrofe il fallimento gli aveva
schiuso il vero cammino, la vocazione della sua vita, come
se fosse gi tutto predestinato. Non era ancora certo
dell'esistenza di Dio, ma contava sulla Sua volont. O
forse era un modo per fare pace, sia pure a fatica, con ci
che era avvenuto.
Distolse gli occhi dalla telecamera, posandoli su una coppa
in ceramica di Iznik del sedicesimo secolo. La qualit
artistica di quegli oggetti raffinati il suo appartamento
ne era pieno esprimeva ormai la sua fede pi di qualunque
rituale, di qualunque libro, compreso il libro dell'Islam.
Era inciampato nel sacrilegio tanti anni prima e aveva
scoperto che il suo posto era l. Non pregava quasi mai.
Passava mesi senza sentirne il bisogno. La sua incertezza
perdurava ancora e quasi ogni giorno gli sbarrava il cammino
verso la fede, che solo di rado sembrava autentica.
Eppure quegli oggetti rispecchiavano la fede, erano nati
per esprimere i principi divini in maniera visibile, suggerendo
cos l'invisibile. A volte, studiandoli, o studiando
la complessa geometria generata dagli algoritmi del computer,
si sentiva sull'orlo di qualcosa di enorme, immane,
infinito. Poi la sensazione svaniva. Non sapeva se i creatori
di quegli oggetti avessero semplicemente adempiuto ai
voleri dei loro mecenati, o trovato la propria strada verso
Dio, o guardato con le mani, con la mente. Si chiese se era
successo anche a lui. Se mai avesse trovato la strada per
la fede, non sarebbe stato tramite il digiuno, o la preghiera,
ma tramite la sua arte. Nel frattempo, le sue creazioni
servivano la fede degli altri.
Col senno di poi, cambierebbe qualcosa di quello che
ha fatto? chiese Molly.
Mo continu a fissare la coppa, lucida, invetriata di verde.
Ebbe una stretta al petto. Negli anni se lo era chiesto
centinaia di volte, senza mai arrivare a una risposta soddisfacente.
Non avrei dovuto partecipare, disse alla telecamera.
Forse  stato questo l'errore, il peccato originale.
Suonava amareggiato, anche se non voleva. Sono amareggiato,
pens, e sentendo che quelle parole stavano per
sfuggirgli di bocca, serr le labbra.
Siamo tutti pieni di rimpianti, disse Molly enigmatica.
Poi, come leggendogli nel pensiero: Di chi  la colpa
secondo lei?
Non ho certo tenuto una lista dei miei nemici in tutti
questi anni, disse Mo. In realt s. C'erano i nomi pi
ovvi: Debbie Dawson e Lou Sarge; il governatore Bitman;
l'uomo che aveva strappato il velo alla musulmana; quella
giornalista, ora decana della Rete, che ogni tanto gli mandava
un SMS Sono sempre io! Novit? Alyssa Spier -
come se fossero vecchi amici o collaboratori.
A fargli pi male erano quelli che avrebbero dovuto
difenderlo, o lo avevano difeso solo all'inizio. Malik e il
MACC. Rubin. Claire Burwell. Dopo tanti anni, quella donna
rappresentava ancora una delusione, una provocazione,
un mistero. Il suo voltafaccia aveva una certa logica; riusciva
a ricostruire i passi, anche i propri, che ce l'avevano
portata. Aveva dato il suo appoggio per scontato; aveva
tirato troppo la corda. Ma il voltafaccia contro il Giardino,
quando nel progetto che lei amava non era cambiato assolutamente
nulla, continuava ancora a sembrargli incredibile.
E Claire Burwell? disse, stupito che non l'avessero
citata. Che fine ha fatto?
Aveva la testa coperta da un foulard di seta azzurro mare,
e per una frazione di secondo la scambi per una musulmana.
Poi not la pelle grigia, il viso devastato come le
rovine di Kabul. Era malata.
La voce di Claire riemp la stanza: Che cosa pensavo
di lui? Pensavo che fosse ipocrita. Rigido. Credo che
questo abbia complicato le cose, non era un soggetto facile,
insomma. E poi che fosse pieno di talento, non ce
lo scordiamo. Si, pensavo che avesse molto talento. Per
non sopportavo il suo atteggiamento sfuggente, evasivo,
rispetto al significato del Giardino perch e lo dico con
tutta la sincerit possibile mi faceva venire dei dubbi su
di lui. Insomma, non voleva dare spiegazioni, non voleva
agevolare le cose. Non voleva dire che non credeva nella
teologia che aveva ispirato l'attentato, non voleva nemmeno
dire che lo condannava. E io ero davvero sotto pressione.
Le famiglie. La stampa, quella giornalista del Post.
Non  stata tutta colpa mia. Non si fidava di lui nemmeno
il New Yorker! Che cosa dovevo fare? E io che mi
credevo cos sofisticata. Ero ingenua. Mi dispiace... mi dispiace
davvero tanto.
Le capita di andare in visita al monumento?
Mai. Sono stata all'inaugurazione, poi non ci sono pi
tornata. Un Giardino di Bandiere? Osceno. Brutto come
tutto quello che lo ha preceduto. Le dispute, la selezione di
una nuova giuria, il bando di un nuovo concorso... quando
alla fine lo hanno costruito non importava pi niente
a nessuno, credo. Da parte mia non ne potevo pi, ed era
il monumento in memoria di mio marito! E poi sono morti
pi americani nelle guerre provocate dall'attentato che
nell'attentato vero e proprio, per cui quando hanno finito
di costruirlo sembrava brutto averci speso tanti soldi e
tanta fatica. Ma  come se attraverso questi simboli lottassimo
per quello che non riusciamo a risolvere nella vita
reale. Sono l'aldil del nostro paese.
Ha mai detto cosa prova a Mohammad Khan?
No, no. Era troppo, troppo...
Mo si sporse dalla sedia, aspettando che continuasse la
frase, poi si rese conto che lo stavano ancora riprendendo.
Per favore, spenga la telecamera, disse al ragazzo, che
sobbalz stupito, come si fosse creduto invisibile.
Perch? stava chiedendo Molly a Claire. Perch
non lo ha mai contattato?
Mah, non lo so. Il suo progetto sarebbe stato molto
meglio di quello che abbiamo scelto in seconda battuta, e
alla fine mi sono convinta che all'epoca eravamo in preda
a una frenesia, quasi invasati. Mi sentivo come se gli
altri compreso lui mi avessero spinto un po' alla volta
oltre un limite che non volevo superare. Poi se n' andato
all'estero e ha cominciato a lavorare per qualunque governante
musulmano lo pagasse e anche l... non capivo cosa
stesse combinando. Cos, anche se avrei voluto chiedergli
scusa, immagino di essermi sentita combattuta perch
ogni volta che cominciavo a scrivergli, non riuscivo mai a
trovare le parole giuste.
Che ne direbbe di: Mi dispiace?
Mo scoppi a ridere davanti all'aggressivit di Molly.
Sullo schermo, rise anche Claire. S, hai ragione. A
volte pi semplice , meglio , giusto? Mi dispiace. Non
so bene perch, ma mi sembrava che non bastasse. Forse
perch non ero proprio sicura che mi dispiacesse. Lo ammetto,
ci sono state volte in cui ho pensato che toccasse a
lui chiedere scusa a me, a tutte le famiglie, per aver preteso
che ci basassimo sulla fiducia, quando lui invece non
aveva voluto darci neanche un motivo per fidarci di lui.
 stata la parte pi difficile per me, capire chiaramente
come la pensavo. Tutta quella gente i morti, i vivi che
mi diceva cosa fare. Credevo... credevo di essere arrivata
a conoscermi a fondo, a liberarmi di quello che mi imponevano
di essere. Ma forse sono ancora confusa. Guard
in lontananza, verso un punto che non riusciva a vedere.
Lo schermo divent nero.
Rimasero in silenzio per qualche istante. Molly chiese
se potevano riaccendere la telecamera, per finire l'intervista.
Mo annu, anche se non si sentiva in vena.
Pensa ancora al Giardino? Ha ancora in testa il suo
progetto?
Mo sorrise. Diciamo pure che non ho mai smesso di
pensarci.
Abbiamo una cosa da mostrarle, disse Molly a Claire.
Mohammad Khan apparve come un fantasma sullo
schermo gigante in salotto. Aveva qualche filo grigio tra
i capelli; l'alto muro bianco verso cui si dirigeva lo faceva
sembrare pi piccolo. Attravers un torreggiante portone
d'acciaio finemente intagliato, poi si chin a raccogliere
una foglia sparsa sul sentiero. Davanti a lui si stendeva un
giardino, governato da una geometria rigorosa.
Claire lo aveva visto solo su carta, solo in miniatura.
Eppure non aveva dubbi su cosa stava guardando.
Non capisco, disse a Molly.  il Giardino. Possibile?
Non capisco.
 il parco privato di un ricco musulmano, un sultano
o un emiro, non saprei, disse Molly. Glielo ha commissionato
quando Khan si  ritirato dal concorso. Khan
ci ha portato li dopo l'intervista. Voleva che lei lo vedesse.
Prima di morire? Claire rise nervosa, ma si gir di
nuovo verso lo schermo.
Il giardino era diviso da due canali, che formavano
quattro riquadri. Khan spiegava strada facendo. L'inquadratura
era stretta mentre indicava un albero alla volta:
ciliegio, mandorlo, pero, albicocco, noce. File di cipressi
mediterranei, fieri, composti. Platani dalla circonferenza
enorme. Alberi d'acciaio, scintillanti e capovolti, con radici
simili a una chioma femminile scarmigliata al posto
dei rami e delle foglie.
Il padiglione, lievemente soprelevato, si trovava al centro
del parco, una scultura gigantesca che galleggiava su terra
e acqua. Le linee erano semplici, eleganti: tetto piatto, nude
colonne di marmo grigio, angoli squadrati. All'interno,
griglie di marmo bianco proiettavano elaborate ombre geometriche,
creando una serie di spazi contemplativi provvisti
di panche. I canali scorrevano da sotto il padiglione,
alimentati da un serbatoio che si manifestava, come fosse
la fonte di ogni vita, in un cerchio aperto nel pavimento.
Claire chiuse gli occhi e ascolt il gorgoglio dell'acqua,
lo scricchiolio dei passi di Khan, il canto degli uccelli che
cinguettavano, narravano storie, forse proprio la sua. Le
sarebbe piaciuto entrare nel paesaggio che aveva davanti.
Sentiva Cal vicino come non le succedeva da vent'anni.
Vedere il Giardino in vita era un regalo e un rimprovero.
Le era parso, al primo sguardo, un'allegoria del perenne
ottimismo di Cal. Abbandonando quel giardino, aveva abbandonato
suo marito. La vera prova di volont non era
creare un giardino ma custodirlo, lottare costantemente
contro il disordine. Lei invece si era arresa.
Col viso pieno di vergogna si volt verso l'operatore:
Glielo hai detto?
Lui sembrava imbarazzato: Volevo, avevo deciso di
farlo, disse. Ma quando ha nominato il giardino, ho
pensato che... avevo paura... pensavo che non me l'avrebbe
mostrato.
In quel momento, invece che un ragazzo atletico, Claire
vide il bambino a cui aveva descritto, ripetutamente, la
magia del Giardino. Quante volte ne aveva seguito le linee
con la mano. Chiss come gli era sembrato strano percorrerle,
finalmente. Il Giardino: glielo avevano mostrato, e
poi glielo avevano tolto davvero troppo per un bambino,
si accorgeva adesso Claire, a cui era stato dato e poi
tolto un padre. Era stato un adolescente problematico, i
brutti voti a scuola e le intemperanze di suo figlio stridevano
cos tanto col suo passato da ragazza modello che non
sapeva come aiutarlo; non capiva mai se i suoi problemi
dipendessero dalla sfortuna, dalla fortuna eccessiva, o da
tutt'e due. Aveva provato a parlargli di quando anche lei
aveva perso il padre, di come la sua morte l'avesse spinta
a primeggiare. Lui non aveva voluto ascoltarla. Alla fine
era riuscito a rimettersi in carreggiata e a iscriversi all'Accademia
di belle arti.
Quando era venuto a dirle che lui e Molly, la sua ragazza,
volevano girare un documentario sul concorso per
il monumento, aveva cercato di dissuaderlo. Ma senza insistere
pi di tanto.
La telecamera toglie libert allo sguardo, tiene gli spettatori
in ostaggio delle proprie scelte. L'inquadratura delle
immagini viste da Claire era stretta all'inizio, fissa su
Khan, sui particolari del giardino. Ma poi la telecamera
cominci a spostarsi, fece una panoramica sulla facciata
interna del muro e in quel mentre Claire ud uno strano
rumore primordiale. Non cap subito di essere stata lei.
Sul muro, dove avrebbero dovuto esserci i nomi, scorreva
una calligrafia araba.
I nomi, bisbigli. Dove sono? Che cos'?
 il Corano, disse William.
La stanza ondeggi intorno a Claire. Quello non era un
regalo ma una beffa. Khan meritava solo dubbi.
Ti avevo avvertito che questo documentario era uno
sbaglio, disse.
Glielo hanno commissionato, le fece notare William.
Non credo che avesse scelta.
Non sappiamo di chi sia stata l'idea, gli ricord
Molly. Se di Khan o dell'emiro.
Come minimo sar stato d'accordo, disse Claire.
Era troppo indipendente, troppo rigido, per assecondare
chicchessia. Per come lo conosco non farebbe mai per
un cliente qualcosa in cui non crede, proprio come non ha
voluto farlo per le famiglie.
Le immagini s'interruppero, lasciandoli in silenzio.
Non sappiamo cosa c' scritto, disse Molly all'improvviso.
Stare l... sembrava un incantesimo. Non ho
pensato di chiedere niente. Non volevo rovinare l'atmosfera.
Lui ha detto che era il Corano e io non ho fatto una
piega. Ma quali versi? Qual era il messaggio? Ci toccher trovare qualcuno che lo traduca.
Le immagini ripartirono. Qualche momento dopo o forse un bel po' dopo la voce di Molly aleggi sulla scena.
Che cosa direbbe a Claire Burwell del giardino? Ovviamente  lo stesso, ma diverso. Rispetto ai nomi, intendo.
Non solo i nomi, pens Claire, anche gli alberi d'acciaio capovolti.
Non era possibile che li avesse voluti l'emiro. Erano un messaggio.
Khan stava camminando verso l'uscita del giardino, senza guardare la telecamera. Quando parl, Claire non riusc a vederlo in faccia.
Usi l'immaginazione, disse. Claire ud quelle parole,
chiuse gli occhi, cerc di vedere il nome di suo marito. Ma
i caratteri in arabo la imprigionavano come un reticolato. Usi l'immaginazione.
L'aveva usata e aveva immaginato il peggio. Quando apr gli occhi, Khan non c'era pi. Restava solo il giardino, vuoto. La telecamera, o la mano che la reggeva quella di suo figlio tremava. Altrimenti perch le sembrava che l'immagine davanti a lei pulsasse di vita?
Mamma, sent dire a William. Mamma? Ci sei? Voglio farti vedere un'altra cosa.
Lo schermo mostrava, in primo piano, alcuni sassolini ammucchiati in un angolo del giardino.
Non mi  riuscito di meglio, disse William. Non c'era molto tempo.
Stava aspettando la sua reazione. Un mucchio traballante di ciottoli: non capiva che cosa ci fosse da vedere.
I cairn, mamma. Ricordi?
Quel giorno resuscit dalla memoria, l'ombra di ogni sasso, la forma di ogni monticello lasciato per Cal, perch trovasse la strada proprio mentre lei la smarriva. Suo figlio aveva messo mano nel giardino di Khan. Con un mucchietto di sassi, aveva scritto un nome.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Grazie a:
Bill Clegg e Courtney Hodell L'Accademia americana di Berlino, la Ledig House International Writers Residency, il Radcliffe Institute for Advanced Study, il
Frederick Lewis Allen Memorial Room alla New York Public Library.
Lorraine Adams, Katherine Boo, Chloe Breyer, Rodrigo Corral, Kimberly Cutter, Shaun Dolan, Jonathan Galassi, Scott Glass, Eliza Griswold, Juliette Kayyem, Mark Krotov, Mark Laird, Siddhartha Mukherjee, Ratish Nanda, Philip Nobel, Rachel Nolan, Asad Raza, Sarah Sayeed, Jeff Seroy, Mohammad Shaheer, Lisa Silverman, Brenda Star, Sarah Sze, Sarita Varma, Abdul Waheed Wafa, Don Waldman, Marilyn Waldman.
E soprattutto Oliver, Theodora, e Alex.
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FINE.